Quali sono le regole per gli stranieri in Premier League?

Chi ha almeno una volta nella vita giocato a Football Manager sa di cosa stiamo parlando. Ecco tutte le limitazioni per i calciatori stanieri in Inghilterra: una serie di regole per mantenere alto il livello delle squadre.

Percentuali, numero di presenze in Nazionale, status: tutti asset che rientrano nell’analisi del processo d’acquisto di un calciatore.

Ogni nazione ha il suo regolamento riguardo al tesseramento dei calciatori stranieri.

Dai più stringenti ai più permissivi, le norme devono comunque attenersi a quelle emanate in materia dalla FIFA.

Per quanto riguarda la Serie A le NOIF, Norme Organizzative Interne Federali, della FIGC legiferano che vi è la possibilità di tesserare solo due i calciatori extracomunitari per club del massimo campionato, con l’aggiunta di un solo slot di tesseramento per un ulteriore calciatore extracomunitario solo se al verificarsi di determinate condizioni.

In Serie B e in LegaPro invece, non vi è possibilità di tesserare alcun calciatore extracomunitario, neanche coloro che hanno status di dilettante.



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In Europa uno dei campionati più accorti a questo tipo di normative è la Premier League inglese.

Il massimo campionato inglese viene erroneamente catalogato come uno di quelli con le regole più limitanti in materia di tesseramento dei calciatori stranieri.

L'avvento della Brexit in Premier

La Premier League è una delle competizioni di calcio più affascinanti e seguite al mondo.

Molti calciatori aspirano a calcare i campi inglesi considerato il livello di competitività e prestigio che la lega ha in tutto il mondo.

Proprio per questo alcuni tra i migliori calciatori puntano a far parte dei club inglesi per competere nel mondo del calcio e dare uno slancio alla loro carriera

Secondo i dati di Transfermarkt, nella Premier League 21/22 sono stati 333 i calciatori stranieri che militano nei 20 club della competizione e rappresentano più della metà (65,7%) dell’intero totale dei tesserati (507) registrati in rosa.

Il permesso di lavoro

Come riportato da Goal.com, la Football Association (FA) permette ad ogni club della Premier League di ingaggiare solo un numero limitato di calciatori stranieri con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dei calciatori inglese.

Fino al 2015 ad esempio, i calciatori extracomunitari per essere tesserati in Premier dovevano aver giocato almeno il 75% delle gare internazionali con la nazionale maggiore del loro paese di cittadinanza nei due anni precedenti.

Questo per essere sicuri che tutti gli atleti che arrivano in UK potessero dare un contributo significativo allo sviluppo del calcio inglese ai massimi livelli.

Con la Brexit i calciatori non inglesi devono ottenere un permesso di lavoro se desiderano giocare per club inglesi.

Ogni calciatore extracomunitario deve ricevere un Governing Body Endorsement (GBE) prima dalla FA e poi anche dal Ministero dell'Interno.

I paletti per accedere all'idoneità per un GBE sono stati inaspriti dal 2015.

Ora la concessione del permesso dipende sempre da una percentuale di gare giocate con la nazionale del proprio paese con una variante: ovvero che la percentuale di gare necessarie varia in base alla classifica FIFA della rispettiva nazionale

Se seguito le percentuali richieste in base al ranking FIFA della Nazionale di riferimento:

  • FIFA classifica da 1-10 - 30% e oltre;
  • FIFA 11-20 - 45% e oltre;
  • FIFA 21-30 - 60% e oltre;
  • FIFA 31-50 - 75% e oltre.

Il numero e la composizione della rosa

Un club della Premier League può tesserare un massimo di 25 calciatori nella rosa, senza restrizioni per i calciatori U21. Non ci sono limiti al numero di calciatori stranieri nell'undici titolare di una squadra di Premier.

Nella rosa dei 25 ci possono essere solo 17 giocatori “senior” non proveniente dal settore giovanile proprio o di un club affiliato alla FA. Gli altri 8 devono obbligatoriamente essere “cresciuti in casa”. I “senior” possono essere di qualsiasi nazionalità ed età.

Un club può anche scegliere di non avere otto calciatori cresciuti in un vivaio inglese poiché la dimensione massima della rosa è 25, quindi, se una squadra ad esempio ha cinque calciatori “autoctoni”, potrà registrare soltanto 22 calciatori (17 +5).



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Ma cosa intende la FA con un calciatore "cresciuto in casa"?

Con questa dicitura si indica un calciatore che deve essere stato tesserato in un club affiliato alla Federcalcio per almeno tre anni prima di compiere 21 anni, ma ciò non significa che deve essere di nazionalità inglese.

L’esempio più lampante è quello di Cesc Fabregas, arrivato all'Arsenal a 16 anni e classificato come un calciatore prodotto del vivaio Gunners nonostante la nazionalità spagnola.

Ma la Brexit ha reso le cose più complicate.

L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea (UE) significa che l'Inghilterra non avrà più accesso al mercato unico della libera circolazione dei lavoratori.

Quindi i club non potranno ingaggiare calciatori dall'estero fino all'età di 18 anni.

Per fare un esempio, Fabregas, Pogba e Bellerin non sarebbero potuti essere tesserati dai rispettivi club con le normative attuali.



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