Perché il Chelsea può spendere così tanto sul mercato

Il club londinese militante in Premier League ha speso più di 400 milioni da maggio 2022 solo per i trasferimenti di giocatori. Ma cosa motiva questa potenza economica?

La Premier League è ormai assoluta padrona del calcio europeo. Lo dicono i dati raccolti da Football Benchmark e Deloitte, nei rispettivi report annuali, ma anche i risultati sportivi e, soprattutto, il calciomercato.

Che si parli della finestra di mercato estiva o di quella invernale, più di metà dei trasferimenti hanno l’Inghilterra come destinazione. Dalle squadre neopromosse a quelle in lotta per il titolo, tutte dispongono di mezzi economici mostruosi tali da permettere qualsiasi acquisto, in qualsiasi momento, estivo o invernale che sia.

Manifestando come massimo punto di forza proprio questa eterogeneità nei suoi protagonisti. Abbiamo assistito infatti al dominio economico del Manchester United, poi a quello del Liverpool seguito da Manchester City e Newcastle. E, adesso, all’incredibile impatto del Chelsea di Todd Boehly.

Il club di Londra sta infatti vivendo un momento di ricchezza davvero senza eguali nella propria storia, ribaltando completamente ogni equilibrio per quanto concerne le cifre di valutazione dei giocatori.

Dopo 19 anni di presidenza Abramovic capaci di dare lustro internazionale alla società permettendo la vittoria di due Champions League, i londinesi sono stati acquistati, a maggio 2022, dall’imprenditore statunitense.

Un evento che nessuno avrebbe mai immaginato potesse condurre alla spesa di circa 460 milioni di euro sul mercato in meno di un anno.

Investimenti profondissimi che hanno permesso una vera e propria rivoluzione della rosa, decretando l’arrivo di (dati Transfermarkt):

  1. Wesley Fofana (80,4 mln);
  2. Myhhaylo Mudryk (70 mln);
  3. Marc Cucurella (65,3 mln);
  4. Raheem Sterling (56,2 mln);
  5. Benoit Badiashile (38 mln);
  6. Kalidou Koulibaly (38 mln);
  7. Noni Madueke (35 mln);
  8. Carney Chukwuemeka (18 mln);
  9. Andrey Santos (12,5 mln);
  10. Pierre-Emerick Aubameyang (12 mln);
  11. David Datro Fofana (12 mln);
  12. Joao Felix (prestito a 11 mln);
  13. Denis Zakaria (prestito a 3 mln).

Suscitando in tutti una domanda spontanea e legittima: ma come è possibile?

Le ragioni della ricchezza del Chelsea

Ciò che rende oggi il Chelsea l’assoluta ed incontrastata regina del mercato per la stagione 2022/23 affonda le proprie radici in un combinato dato dall’enorme benessere economico della proprietà, rappresentata da Todd Boehly, Mark Walter e Hansjorg Wyss e la grande capacità del club di acquistare, ma anche di vendere a carissimo prezzo durante l’ottimo ventennio sotto la guida di Roman Abramovic.

Nelle precedenti sessioni di mercato, infatti, l’oligarca russo era riuscito a mettere a segno questi ottimi colpi in uscita:

  • Eden Hazard: venduto per 115 mln al Real Madrid;
  • Diego Costa: venduto per 60 mln all’Atletico Madrid;
  • Nemanja Matic: venduto per 44,7 mln al Manchester United;
  • Tammy Abraham: venduto per 40 mln alla Roma;
  • Alvaro Morata: venduto per 35 mln all’Atletico Madrid;
  • Thibaut Courtois: venduto per 35 mln al Real Madrid
  • Kurt Zouma: venduto per 35 mln al West Ham:
  • Fikayo Tomori: venduto per 31,6 mln al Milan;
  • Nathan Aké: venduto per 22,8 mln al Bournemouth;
  • Mario Pasalic: venduto per 14,5 mln all’Atalanta;
  • Juan Cuadrado: venduto per 20 mln alla Juventus.

Cessioni di lusso accompagnate da, si, investimenti in entrata altrettanto facoltosi, ma anche da disponibilità molto alte dell’ex presidente e dagli enormi introiti garantiti dalla visibilità del Chelsea e della stessa Premier, declinata in broadcasting, marketing e sponsorizzazioni.

Partendo inoltre dal fondamentale presupposto rappresentato dal fatto che il club non abbia mai perso la propria liquidità e non abbia mai ridimensionato la propria ricchezza. Il passaggio della squadra da Abramovic a Boehly, infatti, non è stato giustificato da problematiche economiche del russo, ma dalla guerra in Ucraina e la conseguente volontà dell’Europa, anche calcistica, di prendere le distanze dalla nazione di Putin.

Situazione delicata e storicamente drammatica, ma che ha permesso ad una società ricca e rimasta tale di venir acquistata da un magnate ancor più potente finanziariamente.

Le capacità economiche di Boehly

Che l’imprenditore americano originario della Virginia fosse estremamente facoltoso era chiaro già al momento dell’acquisizione del Chelsea, conclusa per 3,1 miliardi di dollari nel maggio del 2022.

Cifra enorme che rappresenta una fetta di tutte le liquidità del businessman. Secondo Forbes, infatti, il patrimonio attuale di Boehly ammonta a 5,3 miliardi di dollari, collocandolo 184° nella classifica degli statunitensi più ricchi del 2022 e 491° nel mondo.

Una fortuna che è il risultato di una carriera brillante che ha avuto come punti apicali l’entrata nella Guggenheim Partners, società globale di servizi finanziari di investimento, fino a diventarne presidente.

Attività seguita poi dall’essere uno dei promotori dell’accordo tra Time Warner Cable e LA Dodgers per creare SportsNet LA, una rete televisiva dedicata alla trasmissione delle partite della franchigia della MLB e, soprattutto, la creazione della società di investimento privata Eldrige Industries, di cui è attualmente CEO e Presidente, che investe in vari settori tra cui quello assicurativo, gestione patrimoniale, tecnologia, sport, media, immobiliare e beni di consumo.

Vastissimo mosaico professionale che garantisce una continua disponibilità d’introiti, destinati alla causa Chelsea.

Il rispetto del FFP

Il Financial Fair Play rappresenta un assoluto incubo per i tifosi italiani, dovendo i club della Serie A organizzare le proprie campagne acquisti con un occhio sempre rivolto al rispetto di questa limitazione posta dalla UEFA.

Alimentati dal claim fisso “vendere prima di acquistare” indotto dal FFP, ci chiediamo come possano le squadre estere, e con esse soprattutto il Chelsea, rispettare questa manovra introdotta dall’organo calcistico europeo, pur mettendo mano al portafoglio così spesso.

Per manovre economiche che ci sembrano totalmente incompatibili con gli stenti in tal senso di Inter, Milan e Juventus e che ci portano a sospettare di una gestione diversificata della tassatività della regola tra Italia e Inghilterra.

Opinioni e scetticismo che, tuttavia, non trovano conferma nelle trattative dei Blues. Secondo quanto riportato da FourFourTwo, infatti, i londinesi avrebbero trovato un escamotage perfetto per far combaciare ricchezza della presidenza, investimenti e rispetto delle regole.

Ovvero quello dato dal far firmare ai nuovi acquisti contratti dalla durata molto lunga, evitando così di eccedere i limiti sanzionatori e di spalmare la spesa su più rate pagabili in più stagioni.



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Un approccio che ha avuto nell’affare Mykhaylo Mudryk, prelevato per 70 milioni dallo Shakhtar Donetsk la propria massima consacrazione, avendo l’ucraino firmato un contratto di ben 8 anni e mezzo. Ma che ha anche bloccato l’arrivo di Enzo Fernandez dal Benfica, avendo i lusitani rifiutato il pagamento rateizzato.



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