Five Sisters+1: l’Atalanta ibrida fra anima americana e bergamasca

I nerazzurri con Percassi e Pagliuca al timone sognano sempre più in grande: fra numeri di bilancio e risultati sportivi, viaggio nel mondo italo-americano della Dea

Una natura ibrida, fra l’anima orgogliosamente bergamasca e la sferzata d’aria statunitense. L’Atalanta è la protagonista del nuovo viaggio nel connubio fra Serie A e Stati Uniti d’America, dopo Milan e Genoa.

Il 19 febbraio del 2022, il club orobico ufficializzava “la sottoscrizione di un accordo di Partnership tra la famiglia Percassi e un gruppo di investitori capitanati dal businessman Stephen Pagliuca, Managing Partner e Co-owner dei Boston Celtics, oltre che Co-chairman di Bain Capital, uno dei principali fondi di investimento al mondo”.

Un passaggio epocale per la società nerazzurra, da tempo nota come regina delle Provinciali. Pagliuca e soci hanno investito 400 milioni per rilevare il 55% de La Dea Srl, la sub-holding della famiglia Percassi detentrice di circa l'86% del capitale sociale dell'Atalanta. Un modello ibrido, dunque, che si differenzia da quelli analizzati con Milan e Genoa, in cui Redbird e 777 Partners sono proprietarie al 100%, e che rappresenta tutto il già citato orgoglio di una città legatissima ai suoi colori.



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Il modello Atalanta

L'altra cosa che, in un certo modo, differenzia l’Atalanta da molte delle altre squadre in cui sono arrivati investitori americani è il contesto iniziale. Se Milan e Genoa sono state rilevate in un momento storico certamente non favorevole (ma anche Roma, Fiorentina e Bologna, come vedremo nelle prossime settimane), la Dea è stata attenzionata proprio per la sua epoca dorata.

Sin dalla metà degli anni duemiladieci i nerazzurri hanno iniziato a stazionare fra le big della Serie A, qualificandosi alle coppe europee, distinguendosi fra Champions ed Europa League.

Il valore dell'Atalanta è schizzato verso l'alto nel decennio del Percassi-bis, con un valore del club che, a febbraio 2022, raggiungeva i 450 milioni di euro, contro i 18 milioni del 2010. Una crescita semplicemente incredibile, dovuta alla strategia dei vertici che ha iniziato a lavorare in maniera globale: i successi dell’era Gasperini hanno aiutato, ma la Dea sta facendo benissimo anche per quanto riguarda le infrastrutture e le giovanili. Senza mai farsi cogliere impreparata, senza mai fare il passo più lungo della gamba.

Natura ibrida

La gestione condivisa, peraltro, è un unicum del calcio italiano. L'operatività è rimasta in mano alla famiglia Percassi, ma il board americano è presente, vivo, forte. Lo dimostra lo stesso organigramma: ruoli divisi in maniera quasi scientifica, con una delineazione tangibile delle cariche bergamasche e di quelle americane. Dal Preisndete Antonio Percassi, vero e proprio deus ex-machina del corso atlantico, al Co-Chairman Gerard Pagliuca, passando per l’AD Luca Percassi e i quattro consiglieri: due italiani, due che sono parte del gruppo USA.



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La voglia di sport di Pagliuca

Il guizzo per l’investimento nell’Atalanta è, comunque, partito dalla voglia di sport di Gerard Pagliuca. Che, come ha raccontato, è stato stregato dal modello Atalanta, dalla gestione Percassi: “Siamo all’Atalanta per via della gestione della famiglia Percassi: è uno dei motivi che ci ha spinto a puntare su questo club - raccontava Pagliuca qualche mese fa - Per me possedere una squadra di serie A italiana è importante. Sono molto onorato e contento, mi riporta indietro alle mie radici, da dove viene mio padre. C'è sempre emozione quando torno in Italia, c'è una parte della mia famiglia lì”.

Una dichiarazione d’amore che delinea l’impegno di Pagliuca, CEO di Bain Capital, un colosso che gestisce investimenti per 155 miliardi di dollari in gni angolo per mondo, ma soprattutto azionista dei Boston Celtics, fra le franchigie più note dell’NBA.

Bilanci sempre positivi

Come regge tutto questo? Semplice, sui risultati: di sportivi e di bilancio. E se quelli calcistici sono sotto gli occhi di tutti, con la Dea tornata in Europa quest’anno dopo un solo anno di assenza, quelli economici magari saltano agli occhi solamente dei più attenti. Anche nell’ultimo bilancio l’Atalanta è riuscita ad ottenere un utile superiore ai 10 milioni di euro, che permettono ai nerazzurri di salire a quota sei bilanci consecutivi positivi ad otto cifre: una splendida anomalia nel calcio italiano.

Il club in questo periodo ha accumulato 175 milioni di profitti e, nonostante gli investimenti fatti su calciatori e strutture, la sua posizione finanziaria netta resta positiva per 35 milioni, con una liquidità di 57 milioni che superava i debiti di 22 milioni, tutti relativi a mutui per iniziative immobiliari.

Il Gewiss Stadium

A proposito di strutture, l’Atalanta è quantomai vicina al completamento del Gewiss Stadium. L’impianto, di proprietà del club, è entrato nell’ultima fase di ricostruzione, con l’abbattimento della curva Morosini. La consegna del settore completerà uno stadio totalmente rinnovato da 25mila spettatori e avverrà per l'inizio della stagione 2024-2025, regalando una struttura di livello europeo. E pensare che, quando la Dea si qualificò per la prima volta all’Europa League, fu costretta a emigrare al Mapei di Reggio Emilia.

Il Centro Sportivo Bortolotti

Ma l’Atalanta non è solo stadio. La Dea ha investito molto anche nel Centro Sportivo Bortolotti. Una struttura all’avanguardia, sia dal punto di vista strutturale che funzionale. Parliamo di 85000 m/q tra campi d’allenamento e strutture, 2500 m/q rappresentati da uffici e spogliatoi, e 600 m/q di palestra. Inoltre vi sono 1100 m/q dedicati esclusivamente al settore giovanile. Un risultato nato, curiosamente, dalla cessione di un giovane, diversi anni fa: quando la società orobica vendette Manolo Gabbiadini ricavò 10 milioni di euro, che furono integralmente utilizzati per rendere ancor più funzionale il proprio head quarter.

Inoltre il Centro sportivo Bortolotti è un’eccellenza italiana nell’ambito della medicina applicata allo sport. Sono già attive partnership con aziende internazionali del settore farmaceutico e sanitario che portano a una ulteriore crescita del Centro e del suo prestigio, già consolidato nei servizi di assistenza alla prima squadra e a tutti gli sportivi dei settori giovanili.

L’Atalanta Under 23

Quest’anno la novità della Dea è stato il lancio della squadra B. L’Atalanta Under 23 ha fatto capolino in Serie C, ben figurando nel primo scorcio di campionato. Un ennesimo passo in avanti: i nerazzurri sono il secondo club italiano a sperimentare la seconda squadra, a testimonianza del grande lavoro fatto anche a livello giovanile, dove le formazioni bergamasche primeggiano già da anni.

Il futuro

Con le premesse sopraelencate, è inevitabile pensare che il futuro dell’Atalanta abbia basi solidissime e avere alle spalle due gruppi imprenditoriali tanto saldi non è che una garanzia fondamentale. Una squadra con un valore potenzialmente doppio rispetto all’attuale, con strutture di proprietà e formazioni giovanili pronte a costituire asset importantissimi per crescere sempre di più. L’arrivo degli americani ha dato ulteriore solidità al progetto, che adesso non è più una novità ma una realtà consolidata: e chissà che non possano esserci ulteriori colpi di scena nella mente di Percassi.



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