Five+1 Sisters: come gli americani stanno rifacendo grande la Serie A

Cinque club su venti hanno una proprietà a stelle e strisce. E il modello USA funziona: i risultati economici e sportivi sono evidenti. A loro va aggiunto il Bologna di bandiera canadese. L’approfondimento di Social Media Soccer sul rapporto fra il nostro calcio e il Nord America

Make Serie A Great Again, direbbe qualcuno, utilizzando uno slogan più ricorrente e forse anche ormai svilito della politica americana. Le stelle e le strisce della bandiera statunitense sono sempre più presenti e ricorrenti nel calcio Italiano.

Col ritorno del Genoa nella massima serie sono ben cinque le proprietà Made in USA in Serie A: oltre ai rossoblu, l’Atalanta di Bain Capital, la Fiorentina di Rocco Commisso, il Milan della Redbird e la Roma del Friedkin Group.

In passato l’Italia del calcio si fregiava delle sue sette sorelle, nell’epoca in cui il mondo guardava il nostro torneo e lo considerava come quello più competitivo al mondo. Oggi, parafrasando scherzosamente il passato, potremmo dire che le sorelle sono diventate cinque: five american sister, con un'aggiunta sempre proveniente dal Nord America.



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Ma come sta funzionando l’investimento USA nel calcio italiano? Non si può dire che non funzioni. Anzi i cinque club, che nel corso delle prossime settimane analizzeremo singolarmente, vanno alla grande. Volendo estendere per un attimo il ragionamento, va osservato che anche in Serie B, chi vanta una proprietà americana ha progetti ambiziosi: dal Parma di Krause, primo a punteggio pieno dopo tre turni, al Venezia di Niederauer, che a giugno ha inaugurato un Centro Sportivo di primo livello.

Ma, tornando alla Serie A, ribadiamo il concetto: gli americani hanno apportato una gestione manageriale e un mindset più orientato ad una divisione precisa dei ruoli e degli obiettivi. Snoccioliamo un po’ di evidenze.

Il Milan è passato da Elliot a Redbird: da fondo USA all’altro. In mezzo, comunque, un lavoro di risanamento economico e sportivo con pochi eguali: sotto l’egida a stelle e strisce, i rossoneri hanno ritrovato prima la continuità nella partecipazione alla Champions League, arrivando anche alle semifinali, e poi lo Scudetto.

Il brand è tornato popolare nel mondo, San Siro è costantemente pieno dopo anni in cui era diventato spesso sinistramente mezzo vuoto. E le logiche conseguenze economiche sono un incremento di valore colossale: a fine 2022 il Milan è stato valutato da Forbes 1.2 miliardi di dollari, il 115% in più rispetto al 2021. È la società sportiva più cresciuta del pianeta sotto questo punto di vista.



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Da una big all’altra, c’è anche la Roma a splendere. Dopo la parentesi Pallotta, altro americano ma meno fortunato, nella capitale sono sbarcati i Friedkin. Dan e Ryan stanno riuscendo in tutto ciò che era mancato al magnate del Massachusetts.

Hanno ravvivato l'appeal del club agli occhi di calciatori internazionali da Mourinho a Dybala, con Lukaku come ultimo regalo extralusso. Hanno vinto la Conference League, sfiorando anche l’Europa League l’anno successivo. Ma soprattutto fanno sold-out da due anni, cosa che non era riuscita nemmeno alla Roma dei Sensi, in uno dei periodi più floridi della storia giallorossa.

E se Milan e Roma volano, Atalanta e Fiorentina non sono da meno. La Dea, forse, è la realtà in cui gli americani sono entrati in maniera più latente: Stephen Pagliuca ha fatto un investimento, lasciando però il controllo ad Antonio Percassi, rimasto Presidente.

Il miliardario di Brooklyn è Co-Chairman, simbolo di una gestione ibrida che, però, funziona: i bergamaschi sono tornati in Europa dopo un anno di assenza e si sono resi protagonisti di un mercato ambizioso. Il Gewiss Stadium sarà completato a breve, diventando motore economico per i nerazzurri.

Rocco Commisso a Firenze, invece, è sempre più a proprio agio. Non sono mancati i momenti di tensione, ma il patron di Mediacom è stato bravo (e con lui il suo entourage) a superarli. Ha costruito il Viola Park, centro sportivo di primo livello per la Fiorentina, ha sfiorato la vittoria della Conference League e riportato i gigliati a lottare costantemente per le prime otto posizioni, dopo alcuni anni in cui i toscani sono stati più vicini alla lotta per non retrocedere che a quella per l’Europa.

Infine, il Genoa. 777 ha fallito al primo anno: la retrocessione in Serie B del 2022 è stata una scoria di un percorso societario vecchio, che il fondo americano non è riuscito a invertire in tempo. Da lì, però, i rossoblu sono ripartiti: promozione in A al primo tentativo e un popolo nuovamente innamorato. Anzi, forse il Guasto d’amore, per citare la nota canzone diventa popolare a Marassi, non è mai stato così forte: nella stagione del ritorno nel massimo campionato, i rossoblu hanno raggiunto oltre 27mila abbonamenti, record assoluto nella storia della società.

A queste cinque realtà, poi, ne aggiungiamo una. Che non è statunitense, ma canadese: il Bologna di Saputo. La matrice è molto simile: una proprietà nord-americana che si è distinta per un progetto virtuoso. Il BFC da anni non naviga mai in acque agitate a livello sportivo e sogna in grande: un Dall’Ara nuovo di zecca, la possibilità di tornare in Europa. Anche qui i dati al botteghino sono in costante risalita, a testimonianza della solidità delle idee e della progettualità canadese.

Ci sono note comuni che accomunano le proprietà americane in Serie A: in primis, gli stadi. San Siro, Olimpico, Gewiss, Franchi, Marassi e Dall’Ara sono spesso pieni come raramente lo sono stati in passato. Frutto di diversi fattori, che analizzeremo nelle puntate che verranno su quest’analisi complessiva di come il modello americano stia rifacendo grande alcune società italiane. Proprio sulle infrastrutture si potrebbe discutere e lo si farà più avanti: ognuno di questi gruppi, ognuna di queste proprietà sta pianificando o già lavorando interventi per costruire qualcosa di importante.

Insomma, la restaurazione del nostro calcio ha una evidente matrice americana, ormai è abbastanza innegabile. E va riconosciuto come, fin qui, funzioni a meraviglia.



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