Quanto guadagna la Nazionale nel passaggio da Puma ad Adidas?

Non è mai una questione banale quando di mezzo ci sono Adidas e Puma, non solo due marchi d’abbigliamento sportivo tra i più importanti al mondo, ma anche due aziende in estrema competizione.

Da sempre la sfida tra Puma e Adidas, oltre che una concorrenza di mercato, è stata una questione di famiglia.

Tutto nasce quando Adolf e Rudolf Dassler, in mezzo alle due guerre, fondarono la “Gebrüder Dassler Schuhfabrik” (“La fabbrica di scarpe fratelli Dassler”) producendo le prime scarpe con tacchetti in ferro della storia per poi separarsi per sempre verso la fine degli anni Quaranta.

Quella che avete letto, e che forse conoscevate già, è la storia della nascita di Adidas, l’azienda di Adolf Dassler e Puma (originariamente “Rudo”), quella di Rudolf.

La loro guerra commerciale ha diviso una città per decenni e rimodellato l'intera industria dell'abbigliamento sportivo. E non mancano sgarbi di ogni tipo, anche per quanto riguarda la sponsorizzazione tecnica delle squadre e dei singoli atleti.

Per questo il silenzio che ha fatto seguito al passaggio della Nazionale italiana, a partire da gennaio 2023, da Puma ad Adidas ha creato qualche perplessità.

Non parliamo di un brand qualunque, ma della Nazionale che ha vinto quattro Mondiali, uno in meno del Brasile che con cinque è quella che ne ha alzati di più.

Il nostro calcio è ancora uno dei campionati più importanti e i giocatori azzurri sono campioni popolarissimi. In più, tutto questo arriva a pochi mesi dalla conquista dell’Europeo. Eppure Puma non è sembrata dispiaciuta.

Le motivazioni della scelta

Anziché godersi tutto questo, ha deciso di interrompere il rapporto con la Nazionale italiana.

Secondo quanto ha dichiarato l’azienda a The Athletic, quotidiano sportivo online di recente acquistato dal New York Times, “i dati finanziari avevano reso quello italiano un caso commerciale scadente, quindi abbiamo deciso di non esercitare il nostro diritto di proseguire l’accordo”.

In sostanza, le vendite non erano soddisfacenti.

Anche perché questo avrebbe previsto di migliorare l’attuale accordo da 20 milioni di euro, qualcosa che l’azienda tedesca non sembra aver preso in considerazione. Puma è stato lo sponsor tecnico dell’Italia per quasi 20 anni e ha disegnato le bellissime maglie del Mondiale 2006, vinto dalla squadra del c.t. Marcello Lippi e diventate immortali.

Maggiori introiti per gli azzurri

Nella speranza che l’Italia torni a qualificarsi, gli azzurri vestiranno Puma anche in caso di partecipazione al Mondiale invernale di Qatar 2022 poi, pochi giorni dopo la sua finale, entrerà in vigore l’accordo con la rivale Adidas.

Si parla di un nuovo contratto quadriennale del valore di circa 35 milioni di euro all'anno, che riguarderà le Nazionali maschile e femminile e quella di eSport. Ma soprattutto raddoppieranno (o quasi) le entrate da sponsor tecnico.

Siamo incredibilmente orgogliosi – ha dichiarato il Ceo di Adidas Kasper Rørsted - che una delle Nazionali calcistiche di maggior successo entri a far parte del nostro portfolio di Federazioni internazionali, a fianco di altri colossi come la DFB (Germania), la RFEF (Spagna), l’AFA (Argentina) e la RBFA (Belgio) e non vediamo l’ora di raggiungere grandi traguardi insieme”.

Rispetto a quest’ultime, però, l’Italia ottiene in cambio qualcosa in meno.

L’accordo tra Adidas e Germania prevede infatti il corrispettivo di 50 milioni di euro, gli stessi che sono previsti nel contratto di Nike con la Francia, e 40 milioni alla Spagna.

La speranza dell’Italia è che dopo anni difficili, con la mancata partecipazione al Mondiale del 2018, sia iniziata con l’Europeo una nuova era che possa portare pure un incremento dei ricavi commerciali.

Ma dalla partecipazione alla Coppa del Mondo non si può prescindere.

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