Massimiliano Alvini, il nuovo allenatore della Cremonese

Il club, tornato nella massima serie dopo 26 anni, ha deciso di affidare il timone della squadra all’allenatore capace di scalare tutte le gerarchie del calcio, partendo dai campionati UISP, fino a sedersi su una panchina di Serie A.

Più passano gli anni, più il calcio assume i connotati del business, con i club alla costante ricerca di denaro e di ricche sponsorizzazioni per sopravvivere in un mondo sempre più indirizzato verso le superpotenze, a svantaggio delle realtà più piccole.

Cambiamenti, questi, che non sono altro che la fisiologica dimostrazione del tempo che passa e della capacità di questo sport di adattarsi, seppur lentamente, all’attualità e ai cambiamenti. Ma che cela, tuttavia, anche il forte rischio di abbandonare il lato verace del football, quello popolare, figlio del sudore e dell’operato delle persone, prima che dei soldi. Perdendo un po' quella verve romantica che, alla fine, rappresenta anche l’anima più pura, di uno degli sport più amati al mondo.

Nonostante tutto, però, esistono ancora piazze capaci di mantenere certi legami con il passato e con il calcio tradizionale. Ponendo l’attenzione sul professionista, prima che sul grande nome, cercando per prima cosa uomini congeniali al progetto e all’ambiente.

Questo è il caso della Cremonese, storica società del calcio italiano, capace, al termine della stagione 2021/22, di concludere la stagione di Serie B al secondo posto, guadagnando così una promozione in Serie A che mancava nella città lombarda dalla bellezza di 26 anni.

Un ritorno nel calcio che conta che vedrà sicuramente i Grigiorossi come una delle realtà più attese, ma anche come una delle possibili Cenerentole del torneo, partendo con cucito addosso il ruolo dell’underdog, con l’obbiettivo principale ed unico dato dal mantenere la categoria.

Un’annata che, per quanto elettrizzante al solo pensiero, sarà, nella stessa intensità, anche complicata, portando il club a dover prendere le migliori decisioni durante questo mercato estivo, affidando la squadra a uomini capaci, con la propria esperienza e il proprio carattere, di reggere la pressione ed essere all’altezza dell’incarico.

La Cremonese ha quindi deciso di affidare il timone della squadra a Massimiliano Alvini. Un allenatore capace di scalare tutte le gerarchie del calcio italiano. Dai campionati UISP, al sogno della Serie A, sulla panchina delle Tigri.

I Campionati UISP e l’esordio nel calcio

Massimiliano Alvini arriva all’incarico con i lombardi con il bagaglio pieno di un’esperienza calcistica popolare, inusuale da vedere di questi tempi.

È sempre più diffusa, infatti, la scelta dei club di affidare le panchine a calciatori che hanno appena smesso di giocare, o a coach provenienti dalle squadre giovanili. Da Pirlo, ad Inzaghi, passando per Seedorf, Stramaccioni e Xavi. Gli esempi degli ultimi anni sono davvero tanti.

Il nuovo mister grigiorosso, invece, ha tarato l’inizio della propria carriera sulla gavetta, quella vera. Partendo del basso, per arrivare in alto. Senza scorciatoie e seguendo tutti gli step necessari.

Il cinquantaduenne proveniente da Fucecchio in provincia di Firenze, infatti, ha mosso i primi passi nei Campionati UISP, l'associazione di promozione sociale riconosciuta dal CONI e presente su tutto il territorio nazionale con il fine di estendere il diritto dello sport per tutti i cittadini.



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Partendo, così, allenando una compagine amatoriale insieme a qualche amico.

La prima vera panchina, però, quella annotabile come battesimo vero nel mondo del calcio è quella con il Signa, all’epoca militante in Promozione e capace di guadagnarsi il passaggio in Eccellenza proprio grazie e con Alvini.

Risultato che gli vale l’addio ai toscani ed il passaggio, dopo una breve parentesi al Quarrata, alla più rinomata Tuttocuoio, piazza determinante per tutto il proseguo della sua carriera. Riuscendo, in 5 anni, a portare i Conciari dalla Promozione sino alla Serie C, impreziosendo il tutto anche con la vittoria della Coppa Italia Dilettanti.

Questo rappresenta uno step fondamentale perché segna il definitivo addio al dilettantismo, passando a club professionistici.

La Lega Pro e il professionismo

L’esordio nel calcio professionistico non parte nel migliore dei modi. All’ennesimo capitolo nel mondo calcistico toscano, infatti, il coach fallisce il proprio battesimo in Lega Pro sulla panchina della Pistoiese. Esperienza che dura una sola stagione, terminando con un esonero amaro.

Alvini si è però costruito un nome ed altre piazze del campionato decidono di puntare su di lui: l’Albinoleffe prima, la Reggiana poi.



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A Bergamo instaura un rapporto umano e professionale determinante per la soddisfazione di oggi, data dall’essere in Serie A con la Cremonese. Conosce infatti il direttore sportivo Simone Giacchetta, addetto ai lavori con il quale nasceranno amicizia e profonda stima reciproca, tale da portare il Ds, ora proprio in forza ai Violini, a ripuntare sul tecnico toscano.

Gli anni con i Blucelesti vanno infatti davvero bene, agganciando i play-off per due anni consecutivi. Per poi salutare e trasferirsi, nel 2018, alla Reggiana.

Anche con gli emiliani i risultati sono decisamente positivi: qualificazione ai play-off, nonostante partisse a tutti gli effetti come società da retrocessione, e qualificazione in Serie B. Toccando, l’apogeo professionale di Massimiliano Alvini fino a quel momento, tanto da guadagnarsi la Panchina d’Oro della Serie C.

La Serie B, il Grifo e la A

Il miracolo con la Reggiana dura una sola stagione, culminando con una retrocessione. Portando così l’allenatore a cambiare ancora per rimanere in serie cadetta.

La scelta ricade sul neopromosso Perugia, società storica e dal grande fascino che punta su Alvini per salvarsi.

Anche sulla panchina del Grifo, però, il tecnico sorprende tutti in positivo, raggiungendo la salvezza con nove giornate d’anticipo e guadagnando uno slot per i playoff.

L’ultima riprova del talento del mister e che gli è valsa, finalmente, l’arrivo ai vertici del calcio italiano. Quella Serie A vista sempre da lontano, ma senza mai mollare la scalata.

Oggi la Cremonese può godersi un professionista con 7 società e 5 categorie diverse sul curriculum.



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