La Sampdoria adesso deve salvare il Baciccia

Lo storico marinaio, elemento iconico del logo dei blucerchiati, non è di proprietà del club bensì di Banca Intesa

La Sampdoria, dopo aver salvato la categoria, adesso deve salvare il Baciccia. Per chi se lo stesse chiedendo, stiamo parlando del marinaio che compare nello stemma del club blucerchiato. Un’istituzione per i tifosi doriani, introdotta a partire dalla stagione 1980-1981.



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Che origini ha il Baciccia?

Il nome deriva, probabilmente, dalla storpiatura in dialetto genovese di Giovanni Battista, il marinaio su cui è stato ispirato il disegno. Fu introdotto all’inizio degli anni ’80 sulle maglie blucerchiate ed è la raffigurazione del volto di un tipico pescatore genovese, stilizzato con barba, berretto caratteristico, pipa e capelli al vento.

Perché la Samp deve “salvare” il Baciccia?

Il marchio è all’interno di un “lease back”, ovvero un contratto di vendita di un bene stipulato tra il soggetto che lo possiede e l’istituzione finanziaria che contestualmente lo assegna in locazione finanziaria al cedente, con Banca Intesa. L’Istituto di credito avviò tale procedura economica nel 2011, quando alla guida della Samp c’erano anche i Garrone, proseguendola anche durante l’era Ferrero.


Proprio in questo periodo, peraltro, sono maturati alcuni debiti sulla concessione del bene alla società blucerchiata, che, come riporta Calcio e Finanza, ha pagato fino al 2020 la cifra di tre milioni di euro a Banca Intesa, poi scesi a due a causa del Covid.



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Quanto deve pagare la Samp per il Baciccia?

La nuova proprietà della Samp, dunque, si trova a far fronte con un debito ulteriore - circa due milioni - che probabilmente sarà inserito nel maxi risanamento di cui saranno oggetto i liguri. In mezzo, dunque, ci sarà la questione legata al Baciccia, che la tifoseria ha chiesto di riportare definitivamente in dote ai beni della Samp. In modo da evitare, in futuro, ogni dubbio sul suo possibile utilizzo per il sodalizio Doriano.



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