La Nazionale dovrà puntare anche sulla Serie B

Il campionato cadetto sta portando avanti una linea strategica per dare sempre più spazio ai giovani.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta che la situazione vissuta a novembre 2017, ovvero la seconda storica mancata qualificazione ai Mondiali, sarebbe stato il punto più basso della storia della Nazionale.

Mai avremmo pensato ad una debacle al cubo in così breve tempo, specialmente dopo l’illusione di EURO 2020 che aveva conferito al movimento italiano qualche garanzia e autostima che mancava da tempo.

La sconfitta rimediata contro la Macedonia del Nord al Barbera di Palermo ha riaperto vecchie ferite mai sanate, e soprattutto ha fatto riemergere vecchi scheletri abbandonati nell’armadio come la domanda sullo stato effettivo dei vivai e la qualità del calcio giovanile italiano.

Se è vero che è stato miope definire la vittoria a EURO 2020 come risolutiva e descrittiva dello stato di salute del calcio italiano, specialmente quello giovanile, è anche vero che in questa parte di ciclo Mancini sono state offerte molte indicazioni utili per il futuro. Segnali da cui ripartire dal punto di vista della gestione manageriale e tecnica della Nazionale, che ha però bisogno di un cambio di visione dei club professionistici.

In pratica, la Nazionale può attingere al serbatoio del calcio italiano e “forzare” alcune scelte come nel caso Zaniolo, ma può far poco se il serbatoio è semi vuoto, o meglio, non può riempirlo, compito che spetta a Leghe e federazione.

In questo senso la gestione di Roberto Mancini ha dato segnali importanti e dimostrato che la Nazionale può attingere ad un bacino più largo della sola Serie A, e che i calciatori cresciuti in cadetteria possono formarsi e formare l’Italia del futuro.

Sotto la guida di Mancini sono più di 40 i calciatori che sono partiti dalla Serie B ad aver giocato almeno un minuto in Nazionale, una lista sconfinata culminata nella spedizione a EURO 2020 in cui calciatori come Verratti, Spinazzola, Immobile, Insigne e Bonucci ma non solo, si sono consacrati in Serie B prima di fare il passaggio tecnico definitivo.

Uno su tutti, Marco Verratti. L’abruzzese ha addirittura realizzato il passaggio al PSG, l’élite del calcio mondiale direttamente dalla Serie B.  

I numeri sull’impiego dei giovani in Serie B

Attingere al bacino tecnico della Serie B diventa a questo punto una riflessione necessaria.

Quasi mai un problema trova soluzione in un’unica strada, soprattutto nel calcio, ma una considerazione sulla valorizzazione strategica del campionato di Serie B è tra i punti da tenere a mente nella vision della Federcalcio che si andrà a profilare in futuro, doverosamente in controtendenza col passato.

Una condizione dettata anche dallo scarso utilizzo di giovani e italiani in Serie A: il 62% dei calciatori del campionato sono stranieri, mentre l’età media tocca i 27 anni. Per quanto riguarda la Primavera 1 il 33,6% dei giocatori è straniero.  

Il campionato di Serie B, con l’età media fissata a 24 anni, diventa allora il trampolino ideale per i giovani e per formare la base futura della Nazionale. In cadetteria il 71% dei giocatori è italiano, inoltre un giocatore su 4 è nato oltre il 2000 in Serie B.

Un palcoscenico di talenti che nel corso degli anni ha “ospitato” promesse da Tonali a Verratti, passando per Insigne e Zaniolo, offrendo la spina dorsale per l’Under 21.

Oggi la selezione degli azzurrini guidati da Paolo Nicolato sta tornando ad essere il laboratorio per sperimentare con i giovani più promettenti del sottobosco del calcio italiano. Gli obiettivi dovranno tornare sugli standard raggiunti tra il 1992 e il 2004, quando l’Under 21 ha saputo mettere in bacheca 5 ori agli europei di categoria.

Il cavallo di battaglia di chi sposa questo genere di indirizzo per la Nazionale, e di chi avrebbe voluto vedere qualche emergente della B già da ora in azzurro, è Nicolò Fagioli, centrocampista di proprietà della Juventus oggi in prestito alla Cremonese.

Un club che ha sposato un certo tipo di progetto: la squadra allenata da Fabio Pecchia è il caso più virtuoso in riferimento al minutaggio degli under 21 con un 27% in proporzione al totale della rosa. A onore di cronaca, la Cremonese oggi è in testa al campionato. 

Un altro caso virtuoso è quello del Benevento: la “Strega” che lotta per la promozione in massima serie ha in rosa il 40% di calciatori under 21 e italiani.

Tra i tanti nomi da mettere sotto i riflettori: Samuele Vignato (2004), il già citato Nicolò Fagioli, Marco Carnesecchi, Lorenzo Lucca, Lorenzo Colombo, Caleb Okoli, Lorenzo Pirola, Alessio Zerbin, Simone Canestrelli, Samuele Mulattieri, Nicolò Cambiaghi e Gianluca Gaetano. 

Se il calcio italiano vorrà riorganizzarsi per tornare a livelli di eccellenza, il campionato di Serie B dovrà essere preso in considerazione come hub affidabile per costruire l’ossatura della Nazionale del futuro, considerando che oggi in Serie A il peso della legacy di alcuni calciatori non permetterà una trasformazione in tempi brevi. 



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