Ebbsfleet United, il club acquistato e gestito da fan online

Il piccolo club inglese è passato alla storia per essere stata la prima società professionistica in assoluto ad essere gestita da una comunità online, la MyFootballClub, ideata da Will Brooks.

I nomi di Will Brooks e dell’Ebbsfleet United non li conosce praticamente nessuno, nonostante il calcio inglese sia da sempre una delle tematiche più raccontate dalla comunicazione sportiva internazionale.

Eppure, stiamo parlando di un imprenditore e di un club che, nel loro piccolo, hanno letteralmente scritto la storia, fautori di un progetto sbocciato nel 2007 e tramontato nel 2013 e rappresentativo di un capitolo del gioco che, forse, non avete mai letto. Una novità assoluta capace di soddisfare una delle passioni che ha sempre accompagnato i tifosi: quella di avere potere decisionale per quanto riguarda la gestione della propria squadra del cuore.

Un progetto capace di portare nella vita reale ciò che è sempre stato virtuale sulla modalità carriera di FIFA o su Football Manager, raccogliendo un interesse internazionale prima completamente distante da una società che da sempre milita nelle serie minori d’Inghilterra.

Nessun campione ha mai calcato i prati della città di Northfleet & Gravesend nella contea del Kent o si è mai reso protagonista di prodezze sportive tali da portare lustro ai The Fleet, ma è possibile ancora oggi leggere su testate del calibro del The Guardian e della BBC notizie riguardanti i biancorossi.

Per una storia bizzarra quanto entusiasmante, capace di illudere tutti circa la possibilità di inaugurare un nuovo rapporto tra club e tifosi, creando un tutt’uno tra giocatori, risultati sportivi e gente appassionata.

Il tutto grazie alla pensata di Will Brooks, dichiarato tifoso del Fulham, che nell’assistere e nel vivere in prima persona le politiche di fan engagement dei Cottagers, iniziò a maturare la volontà forte di alzare ulteriormente l’asticella, di abbattere le ultime barriere rimaste e di porre una squadra di calcio nelle mani di chi più di tutti la ama.

Nasce così la comunità online denominata MyFootballClub, apprezzata sin da subito per la sua natura innovativa, al punto da portare all’iscrizione la bellezza di 53.000 persone nell’arco di 3 mesi, il cui 95,89% volenteroso di acquistare il 75% dell’Ebbsfleet nel gennaio del 2018, rendendolo famoso.

Il progetto Ebbsfleet United

“Football without fans is nothing. It could be the greatest game in the world but if there are no people to watch it, it becomes nothing. Fans are the livelihood of the game”.

Questa frase pronunciata da Jock Stein, storico allenatore scozzese famoso per la parentesi sulla panchina del Celtic, esprime perfettamente il pilastro sul quale si è basata per quasi un decennio la politica di Brooks e dell’Ebbsfleet ovvero porre i tifosi al centro di tutto. Non più solo dagli spalti, ma direttamente dagli uffici del club, sentendo quasi il profumo dell’erba dello Stonebridge Road Stadium.

Ma perché proprio una società così piccola e sgangherata, perdipiù afflitta da problematiche finanziarie? Impossibile non porsi questo quesito, alla luce delle centinaia di squadre inglesi ben più storiche e rinomate del panorama anglosassone. E, nonostante la vicenda di per sé sia pregna di romanticismo e cultura popolare, la risposta è la più banale e scontata: la mancanza di denaro.

Leeds United e Nottingham Forest, all’epoca nobili decadute, erano infatti irraggiungibili e, parallelamente, entusiasmava l’idea di risollevare una società così piccola e sconosciuta, proprio come nelle migliori stagioni a Football Manager.

La scelta ricadde quindi sui The Fleet, scatenando un entusiasmo da record con migliaia di persone iscritte e paganti, al punto da far passare il conto PayPal della community da 0 a 250.000 sterline nell’arco di 24ore, per poi arrivare a quota mezzo milione nell’arco di 10 giorni.

Una vera e propria mania, coinvolgente membri provenienti da 120 Paesi diversi, rendendo il lancio del progetto il più veloce nella storia di PayPal e tra i primi 10 al mondo.

Un progetto davvero destinato ad esplodere e a cambiare per sempre le sorti del gioco, affidato alle sapienti mani dell’allenatore irlandese Liam Daish, figura centrale del club e della squadra.

Il decadimento dell’Ebbsfleet

Nonostante una diffidenza iniziale da parte di alcuni esponenti della tifoseria locale, squisitamente tradizionalisti come la cultura British comanda, la squadra seppe ben presto conquistare un po' tutti grazie ad una gestione molto ben organizzata.

Nonostante i fan-proprietari avessero il pieno potere di prendere qualsiasi decisione in merito alle sorti della società, infatti, ogni settimana decidevano di votare affinché fosse Daish a decidere chi schierare o chi vendere e acquistare sul mercato.

Mentalità premiata da un inizio estremamente positivo condito dalla vittoria della FA Trophy in un Wembley Stadium affollato da 40.186 persone, concludendo la stagione all’11° posto in classifica e scrivendo la storia vendendo per la prima volta un giocatore, John Akinde, al Bristol City per 140.000 sterline.

Ben presto, però, dopo anni di lavori e risultati a singhiozzo, l’Ebbsfleet perse poco a poco il tratto che dal 2008 rappresentava il suo punto di forza. L’idea basata sull’entusiasmo della gente dovette infatti affrontare il pericolo più grande per una realtà di questo tipo, ovvero la molto umana e fisiologica noia.

Il tempo fece perdere alla squadra il fascino della novità, portando 5.000 membri a decidere di non investire più e abbandonare la nave, seguiti poi da altri e altri ancora, fino ad un decadimento totale appesantito dall’uscita di scena anche di Will Brooks e Liam Daish.

Nel 2012-13 i soci rimasti erano solamente 1.300, troppo pochi per rendere l’Ebbsfleet un affare sostenibile, anche considerando che il budget settimanale era arrivato a quota 5.000 sterline e che l’assetto dirigenziale così particolare e innovativo non garantiva un vero e proprio afflusso di denaro.



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Anticamera di un necessario passaggio di mano al gruppo di investitori kuwaitiani del KEH Sports Ltd, attuali proprietari della squadra e portatori di una gestione tradizionale del calcio, ponendo fine al sogno MyFootball Club e all'idea geniale e futuristica di Brooks, forse mai davvero credibile, ma sempre capace di illuderci che il gioco possa davvero essere ad appannaggio esclusivo dei tifosi.



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