Cosa resta al calcio femminile dopo il Mondiale?

Gianni Infantino ha rivelato che la Coppa del Mondo in Australia e Nuova Zelanda ha generato oltre mezzo miliardo di incassi

Cifre da record sotto il punto di vista economico e mediatico. Al movimento calcistico femminile resta questo dopo il Mondiale in Australia e Nuova Zelanda. Incassi da capogiro, che hanno dato ragione alla Fifa di Gianni Infantino nel voler puntare con forza sul movimento femminile.

I ricavi della kermesse disputata in terra oceanica sono stati rivelati dallo stesso numero uno del calcio mondiale in maniera esplicita: “La più grande e migliore Coppa del Mondo femminile ha generato oltre 570 milioni”.



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Una cifra oggettivamente enorme, che ha permesso alla Fifa di andare in pari con le ingenti spese sostenute. Il punto di pareggio era una necessità assoluta per Infantino, che non ha mancato di rimarcare la bontà della sua decisione: “Non solo non abbiamo perso soldi ma questo è stato il secondo evento sportivo che ha generato più entrate a livello mondiale, escludendo ovviamente la Coppa del Mondo maschile. Evidentemente la nostra strategia non era poi così cattiva, anche se ovviamente dobbiamo fare ancora molto meglio. Ma siamo sulla strada giusta".

Di certo, comunque, le premesse non erano rosee: se in Australia i biglietti delle partite sono andati spesso a ruba, diverso è il discorso relativo alle partite giocate in Nuova Zelanda. Vuoi per una poca presa del calcio nell’isola in cui lo sport per eccellenza è il rugby, vuoi per l’assenza di grosse partite di cartello, nella terra degli All Blacks i tagliandi si sono venduti con maggiore difficoltà.

In ogni caso, per presenze allo stadio, Australia e Nuova Zelanda 2023 hanno battuto Francia 2019, registrando diversi nuovi record e permettendo all’edizione appena conclusa di issarsi sul trono in merito alle presenze negli stadi durante le gare. A ciò poi si deve aggiungere un discorso a parte per quanto riguarda gli ascolti televisivi.

Partiamo dall’Italia: nel nostro paese, l’accordo per la trasmissione delle gare è arrivata last-minute, dopo settimane di polemiche per le poche (e basse) offerte formulate alla Fifa da parte dei broadcaster. Alla fine è stata la Rai a prendersi carico dell’onere di mandare in diretta la kermesse.



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Neanche la messa in onda in chiaro, però, ha aiutato. In Italia, sia per l’orario di disputa delle gare, sia per la deludente spedizione delle azzurre (eliminate ai gironi) anche gli ascolti sono stati un flop: il picco è stato di 1.007.000 spettarori per Svezia-Italia.

Numeri bassi che testimoniano quanto il nostro paese sia ancora distante dall’abbracciare il binomio calcio e donne, certificato dalla scelta di trasmettere la finale su Rai Sport e non su Rai 1, 2 o 3.

Decisamente diverso il discorso nel resto del mondo. In Gran Bretagna i dati sono stati altissimi: la gara conclusiva tra Inghilterra e Spagna di domenica è stata seguita da un picco di 12 milioni di spettatori su BBC One, con altri 3,9 milioni di utenti collegati su BBC iPlayer e sul sito e l'app di BBC Sport. Complessivamente un pubblico di 21,2 milioni di persone ha seguito la copertura televisiva del torneo da parte della BBC.

Per dare l’idea dell’importanza dei numeri elencati, si deve sottolineare come Inghilterra-Spagna sia il secondo evento televisivo della BBC più visto del 2023, dopo l'incoronazione di Re Carlo III a maggio.

L’ultimo atto, che ha sancito la vittoria delle iberiche, ha totalizzato il 65% di share in Spagna, il più alto nella storia del paese per un match di calcio femminile. Bene anche i dati in Germania e Francia, dove le partite delle rispettive nazionali hanno avuto ascolti che oscillano fra i 6 e i 4 milioni di telespettatori: insomma, è andata male solo in Italia.

Ma, per rispondere alla domanda che ha dato il titolo a questo articolo, cosa resta al calcio femminile dopo il Mondiale?

La risposta è semplice: ulteriore ed evidente crescita. Il movimento è ancora distante (e molto) da quello maschile. I numeri che distanziano uomini e donne sono in proporzione di 3 a 1: come premi, come ascolti, come incassi. Tuttavia il lavoro della Fifa è evidente e sta pagando: le ottime cifre che si erano registrate per i Mondiali di Francia del 2019 sono state tutte ritoccate verso l’alto.

L’aggancio fra calcio maschile e femminile è decisamente distante, ma forse è proprio questo il punto: la comparazione fra generi è un’ossessione che non andrebbe alimentata, specie in un contesto di crescita competitiva come quello che stanno vivendo le donne.

Fa bene Infantino a prendersi i meriti per averci creduto e per aver, obiettivamente, rischiato molto, spendendo e spendendosi tanto per Australia-Nuova Zelanda 2023.

Infine, a completamento dell’analisi, l’Italia. Nel nostro paese il movimento non decolla. I buoni segnali degli ultimi anni sono stati galvanizzati da una kermesse disastrosa, sotto moltissimi punti di vista: da quello sportivo, quello che però meno ci interessa, a quello di tv, media e giornali. Una riflessione, in FIGC, deve essere fatta.



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