Come funziona l'assegnazione dei diritti TV in Serie A?

Nel panorama del calcio italiano, tra Serie A e Serie B, la maggior fonte di guadagno dei club sono ancora i ricavi da diritti tv. Ecco come vengono assegnati ai broadcaster.

L’assegnazione dei diritti ha, negli ultimi anni soprattutto, giocato un ruolo molto discusso nel dibattito pubblico dei media e degli appassionati.

La questione è salita alla ribalta solo alla fine degli anni ’90 quando la Lega Calcio (che riuniva sotto la propria tutela e “legislazione” club di Serie A e di Serie B) decise di interrompere lo storico rapporto commerciale con la tv pubblica per mettere in piedi un bando per commercializzare ai privati i diritti TV, con il fine ultimo di far guadagnare più soldi alle squadre italiane.

Fino al 1993 la Lega Calcio commercializzava in maniera centralizzata i diritti TV di Serie A, Serie B, Coppa Italia e Supercoppa, suddividendo equamente gli introiti tra A e B.

L’unico interlocutore fino a quel momento era la RAI ma all’inizio del 1993 la Lega Calcio introdusse la distinzione tra diritti criptati e diritti in chiaro.

L'ordinamento italiano si era ispirato all'istituto giuridico anglosassone dei diritti televisivi criptati e così, dal 1993, si hanno diritti criptati e diritti in chiaro.

Dal 1999-2000 vengono introdotti i diritti soggettivi: non era più la Lega Calcio a trattare con i broadcaster, bensì le singole società che gestivano autonomamente la commercializzazione dei diritti televisivi delle gare casalinghe.

La principale novità fu rappresentata, quindi, dall’eliminazione del principio di negoziazione centralizzata e così i club di Serie A e Serie B diventavano quindi gli unici titolari dei diritti tv.

Una serie di cambiamenti e provvedimenti che furono perfezionati poco dopo, nel 2008 con la tutt’ora celebre Legge Melandri, dal nome del Ministro Giovanna Melandri all’epoca impegnata alle politiche giovanili e le attività sportive.

La Legge Melandri, ancora in auge oggi per quanto riguarda la questione calcio e diritti tv, ha ribaltato alcuni elementi previsti dalla legge del 1999.

In particolare, la nuova normativa ha esteso la titolarità dei diritti televisivi agli organizzatori delle competizioni e degli eventi sportivi (Lega Serie A e Lega B), nonché ai relativi partecipanti (i club).

Club e leghe in Italia tornano ad avere la contitolarità dei diritti tv, da commercializzare in pacchetti che devono tenere conto dell’impossibilità di cessione delle trasmissioni in diretta esclusivamente ad un solo soggetto.

Viene definito anche un arco temporale di durata della vendita dei pacchetti che viene fissato a 3 anni.

Si passa anche al cambio di definizione del bene che passa da diritti televisivi a “diritti audiovisivi”. Non è solo un cambio linguistico, ma una visione che estende la proprietà del bene alle immagini delle partite o alla riproduzione parziale, tutto ciò per tutelare chi acquista l’eventuale pacchetto di diritti.

Come funziona oggi?

I pacchetti sono suddivisi per piattaforma o per commercializzazione mista.

Nel primo caso, gli operatori di comunicazione possono fare offerte per uno o più pacchetti, venduti in base alla piattaforma di riferimento: satellite, digitale terrestre e internet (in co-esclusiva).

Per quel che riguarda il terzo pacchetto, si parla di co-esclusiva poiché la Lega "sfrutterà i diritti audiovisivi del Pacchetto C mediante la realizzazione di prodotti audiovisivi contenenti gli eventiattraverso un canale trasmissivo a ciò dedicato".

Anche nel secondo caso, cioè la commercializzazione mista, la Lega ha previsto tre pacchetti per il triennio 2021-2024:

  • Pacchetto 1: 266 partite in esclusiva su satellite e digitale terrestre e su internet;
  • Pacchetto 2: 114 partite in esclusiva su satellite e digitale terrestre e in co-esclusiva su internet con chi si è aggiudicato il Pacchetto 3;
  • Pacchetto 3: 114 partite in co-esclusiva su internet con chi si è aggiudicato il Pacchetto 2.

Per il triennio 2021-2024, Dazn si è aggiudicata i pacchetti 1 e 3 per una cifra pari a circa 840 milioni di euro a stagione trasmettendo 7 gare a giornata in esclusiva (pacchetto 1) e 3 gare in co-esclusiva con Sky (pacchetto 3).

Gli unici quattro voti contro l’offerta della piattaforma di streaming sono arrivati da Genoa, Crotone, Sampdoria e Sassuolo, mentre durante l'assemblea che diede il via libera all'assegnazione dei diritti tv del campionato 2021/24 a Dazn votarono a favore Atalanta, Benevento, Bologna, Cagliari, Fiorentina, Hellas Verona, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma, Roma Spezia, Torino e Udinese.

Lo sviluppo, nel corso degli ultimi 30 anni, delle procedure nell'assegnazione dei diritti TV e le novità normative introdotte in materia hanno portato benefici alle squadre italiane sotto il punto di vista dei ricavi, ma allo stesso tempo hanno creato una dipendenza dai diritti TV dei bilanci delle squadre del Belpaese che si sta rivelando un blocco rispetto a quanto accade negli altri grandi campionati.

La riforma delle Legge Melandri

Il governo Meloni nel dicembre del 2022 ha modificato la Legge Melandri reggente l'assegnazione dei diritti televisivi per la Serie A, cambiando quelli che sono i criteri temporali del tutto.

Se fino ad oggi il massimale di assegnazione era di 3 anni e l'accordo tra DAZN e la massima serie del calcio locale ne è una dimostrazione lampante, essendo pendente dalla stagione 2021/22 fino alla 2023/24, dal 2024 in poi il tetto massimo sarà ammontante a 5 anni, permettendo così alle emittenti leader del settore come la stessa DAZN, ma anche Sky e Amazon di aver più tempo a disposizione per lavorare al prodotto e alla qualità dello stesso.



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