Operazione da 200 milioni per Euro 2032 che elimina la pista d’atletica e sale a 70.000 posti. Ma tra Comune e De Laurentiis è gelo: la candidatura ora rischia il rosso
Il rendering del nuovo Stadio Diego Armando Maradona (Elaborazione Social Media Soccer)
Il futuro dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli è ufficialmente entrato in una fase cruciale. Il recente tavolo tecnico tra il Comune guidato da Gaetano Manfredi e la FIGC ha delineato i contorni di un progetto ambizioso che punta a trasformare l'impianto di Fuorigrotta in uno dei poli calcistici più moderni d'Europa.
L'obiettivo dichiarato è, ovviamente, Euro 2032, ma la strada verso l'inaugurazione è segnata da un paradosso: un piano tecnico d'eccellenza che deve fare i conti con un gelo diplomatico tra l'amministrazione e la società sportiva.
Il cuore del restyling, presentato dall'assessore Eduardo Cosenza, risiede in una trasformazione strutturale attesa da decenni: l'eliminazione definitiva della pista di atletica. Questa scelta permetterà di ridisegnare completamente il primo anello, portandolo a ridosso del rettangolo di gioco per restituire l'intensità tipica degli stadi inglesi.
Il progetto prevede inoltre il recupero del terzo anello, attualmente inagibile, che permetterà alla capienza complessiva di toccare quota 70.000 posti. Un dettaglio fondamentale per il business del club riguarda la continuità operativa: i lavori sono stati progettati per essere eseguiti a "stadio aperto", evitando al Napoli di dover emigrare durante i cantieri e salvaguardando così i ricavi da botteghino.
L'investimento da 200 milioni di euro non mira solo a migliorare la visibilità, ma a creare una macchina da ricavi attiva 365 giorni l'anno. Il masterplan include oltre 30.000 metri quadri di aree multifunzionali, nuovi spazi hospitality, sky box e parcheggi per oltre 2.000 posti.
L'elemento di punta per il brand e il turismo internazionale sarà la "Maradona Experience", un museo immersivo dedicato al Pibe de Oro che punta a rendere lo stadio una destinazione globale, slegata dal solo evento partita.
Nonostante il forte asse politico tra il sindaco Gaetano Manfredi e il governatore Roberto Fico, che garantisce la copertura finanziaria, il fronte societario rimane l'incognita principale. L'assenza della SSC Napoli agli ultimi vertici istituzionali conferma la divergenza di vedute: Aurelio De Laurentiis sembra ancora orientato verso l'idea di un impianto di proprietà totalmente nuovo.
Questa mancanza di sinergia è il vero rischio per la candidatura di Napoli. Come sottolineato dal Ministro dello Sport Abodi, la UEFA premierà i progetti basati sulla collaborazione tra club e territorio. Senza una firma congiunta e una visione condivisa, il rischio che Napoli venga esclusa dalle cinque città ospitanti a favore di piazze più coese è concreto.
Il tempo, però, non è una variabile infinita e il cammino verso il 2032 ha già le sue tappe obbligate. La macchina amministrativa deve ora correre per trasformare i rendering in realtà: la scadenza decisiva è fissata per luglio 2026, termine ultimo entro il quale dovrà essere presentato il progetto esecutivo completo di ogni dettaglio tecnico e finanziario.
Solo pochi mesi dopo, a ottobre 2026, arriverà il verdetto senza appello della FIGC e della UEFA, che ufficializzeranno le cinque città italiane destinate a ospitare la rassegna continentale.
Napoli ha mosso la sua pedina tecnica e politica; ora la sfida si sposta sul terreno della diplomazia sportiva, dove sarà necessario ricucire lo strappo con il club per evitare che un investimento da 200 milioni resti solo un bellissimo sogno su carta.