Dalla Calabria agli USA fino al Viola Park: storia di Rocco Commisso, il self-made man che ha rivoluzionato la Fiorentina con passione, coraggio e infrastrutture
Lo Stadio Artemio Franchi di Firenze (Foto Social Media Soccer)
Si è spento Rocco Commisso, l’uomo che ha trasformato il "sogno americano" in una missione per il calcio italiano. Con lui scompare una figura polarizzante ma indiscutibilmente centrale nell’ultimo decennio di industria sportiva.
Un leader che non ha mai smesso di combattere contro lo status quo, armato di una sincerità a tratti ruvida e di una visione imprenditoriale granitica.
La storia di Rocco è quella che il cinema americano ha raccontato per decenni. Partito da Marina di Gioiosa Ionica con una fisarmonica e poco altro, Commisso ha costruito Mediacom partendo da zero, trasformandola nel quinto gigante della TV via cavo negli Stati Uniti.
Questa mentalità da "underdog" che scala le vette del potere ha forgiato il suo approccio al calcio: investire non solo per vincere, ma per costruire basi solide e indipendenti.
Prima di Firenze, c’è stata New York. Rilevando i New York Cosmos nel 2017, Commisso non ha solo salvato un marchio leggendario, ma si è fatto paladino della lotta contro le strutture chiuse della MLS.
Il suo impegno nel calcio statunitense è stato segnato dalla volontà di democratizzare il sistema, difendendo il merito sportivo e investendo massicciamente nelle leghe minori e nel calcio giovanile.
La storia di Mediacom è indissolubilmente legata alla figura di Rocco Commisso. Dopo una solida carriera nel settore finanziario e come dirigente nel mondo del cavo, Commisso decise di mettersi in proprio nel 1995. L'azienda muove i suoi primi passi in modo quasi leggendario, con il quartier generale allestito nel seminterrato della sua casa a Middletown, New York.
L'intuizione vincente fu quella di non sfidare i giganti delle telecomunicazioni nelle grandi metropoli, dove la concorrenza era spietata. Commisso decise invece di puntare sulle "undserved communities", ovvero le aree rurali e le piccole città americane che erano state trascurate dai grandi operatori e che avevano un disperato bisogno di infrastrutture moderne.
Negli anni successivi, Mediacom ha seguito una strategia di espansione aggressiva ma ragionata, acquistando piccoli sistemi via cavo in difficoltà e investendo massicciamente per aggiornarne la tecnologia. Questo percorso porta l'azienda a debuttare in Borsa nel 2000, un passaggio che le permette di raccogliere i capitali necessari per diventare uno dei principali attori del mercato statunitense.
Tuttavia, il capitolo più singolare della sua crescita è avvenuto nel 2011. In controtendenza rispetto a molti altri imprenditori, Commisso decide di lanciare un'offerta per riacquistare tutte le azioni circolanti e togliere Mediacom dal listino pubblico del NASDAQ.
Questa operazione rende Mediacom una delle più grandi aziende degli Stati Uniti a essere interamente di proprietà privata (nello specifico appunto della famiglia Commisso), garantendo al fondatore una libertà d'azione assoluta e la possibilità di reinvestire i profitti a lungo termine senza dover rispondere alle pressioni trimestrali degli azionisti di Wall Street.
Oggi Mediacom si è consolidata come il quinto operatore via cavo negli Stati Uniti, un traguardo impressionante se si pensa che è partita da zero solo trent'anni fa. L'azienda opera in 22 stati, con una presenza fortissima nel Midwest e nel Sud-Est del Paese, servendo circa 3 milioni di clienti tra utenze domestiche e business.
Dal punto di vista finanziario, la società vanta una solidità straordinaria, con ricavi annuali che nel 2025 hanno toccato la soglia dei 5 miliardi di dollari. È proprio grazie ai dividendi e al valore di questo impero tecnologico che Rocco Commisso ha potuto diversificare i suoi interessi, acquistando prima i New York Cosmos e poi la Fiorentina in Italia.
Il valore complessivo di Mediacom, unito alla mancanza di debiti significativi a livello di holding, posiziona l'azienda in una fascia di ricchezza che Forbes stima in diversi miliardi di dollari, rendendola una delle realtà più profittevoli del settore broadband americano.
Quando nel giugno del 2019 Rocco Commisso è sbarcato a Firenze, non ha portato con sé solo i capitali di un impero americano, ma un’idea di calcio che per l’Italia era quasi aliena.
Non si è presentato come un freddo investitore di un fondo internazionale, ma con la foga e l'orgoglio di chi tornava a casa per restituire qualcosa alla sua terra. Quello tra Rocco e la Fiorentina è stato un legame viscerale, un incontro tra la fierezza toscana e la determinazione calabro-americana.
La sua non è stata solo una gestione sportiva, ma una vera e propria battaglia culturale.
Commisso ha sfidato apertamente i dogmi del sistema calcio italiano, puntando il dito contro l’indebitamento selvaggio e le zone d'ombra dei bilanci, rivendicando con forza la necessità di un gioco pulito, trasparente e sostenibile.
Ha gestito la società come un’azienda di famiglia: presente, protettivo verso i suoi "ragazzi", ma inflessibile sui valori.
Sotto la sua ala, la Fiorentina ha smesso di essere una "provinciale di lusso" per tornare a sognare in grande. Ha riportato la squadra stabilmente nelle coppe europee e ha trasformato lo stadio in un’arena di passione ritrovata, dove ogni vittoria non era solo un risultato sul tabellino, ma un mattone aggiunto alla costruzione di un progetto a lungo termine.
Ha lottato contro la burocrazia con la stessa grinta con cui scalava i mercati negli States, dimostrando che la grandezza di un club non si misura solo con i trofei in bacheca, ma con la solidità delle fondamenta.
Più delle parole, per Commisso hanno sempre parlato i numeri, ma non quelli aridi dei bilanci, bensì quelli che si toccano con mano. In pochi anni ha iniettato nella Fiorentina oltre 500 milioni di euro, una cifra che lo pone tra i proprietari più munifici della storia del calcio italiano.
Tutto è iniziato con i circa 170 milioni versati per rilevare il club, ma è stato solo l'inizio di una capitalizzazione costante: attraverso la sponsorizzazione di Mediacom e continui aumenti di capitale, ha garantito alla società un patrimonio netto granitico, mettendola al riparo dalle tempeste finanziarie che hanno travolto altri club.
Il culmine di questo sforzo economico è il Viola Park. Con un investimento di circa 120 milioni di euro, Commisso non ha costruito solo un centro sportivo, ma ha eretto un monumento al futuro. È la casa dove la visione americana di efficienza incontra la bellezza toscana.
Dodici campi, padiglioni all'avanguardia e uno spazio dove, per la prima volta, i giovani e le squadre femminili condividono lo stesso prato dei campioni della Serie A. Per Rocco, capitalizzare non significava accumulare, ma trasformare il denaro in strutture che restassero a Firenze per sempre, indipendentemente dai risultati della domenica.
Il rapporto tra Commisso e le infrastrutture cittadine è stato segnato da un amore tormentato per lo Stadio Artemio Franchi. Rocco sognava uno stadio moderno, di proprietà, "fast fast fast" come amava ripetere nel suo italo-americano.
Si è scontrato duramente con i vincoli della Soprintendenza e con la burocrazia politica, definendo lo stadio di Nervi "la cosa più vecchia di Firenze dopo il David".
Nonostante la sua disponibilità iniziale a investire centinaia di milioni in un nuovo impianto, le lungaggini burocratiche lo hanno costretto a fare un passo indietro sulla ristrutturazione diretta, lasciando il compito al Comune tramite i fondi del PNRR.
Una ferita aperta che ha però alimentato la sua determinazione nel realizzare il suo vero capolavoro: il Viola Park.
Rocco Commisso ha amato la Fiorentina con l’impeto di chi ritrova le proprie radici. Ha discusso con i politici, ha sfidato i poteri forti e ha difeso i suoi giocatori come figli.
Se ne va un uomo che ha insegnato al calcio italiano che si può investire con il cuore, ma senza mai dimenticare la solidità del bilancio.
La sua eredità non è fatta solo di risultati, ma di una dignità sportiva difesa a testa alta. Firenze, e il calcio tutto, perdono un combattente.