Geopolitica e FIFA World Cup 2026: la guerra in Iran scuote i piani di Infantino. Tutti gli scenari

Il conflitto tra USA e Iran getta un'ombra anche sul Mondiale: tra visti negati e rischi di boicottaggio, la FIFA valuta sostituzioni record a soli 99 giorni dal kick-off

Guerra Usa-Iran Mondiali 2026

Lo Stadio di Los Angeles (Foto x.com/TheAthleticFC)

Il calcio, si sa, non vive in una bolla. Ma raramente la tensione internazionale aveva bussato alle porte della Coppa del Mondo con tale prepotenza a soli 99 giorni dal calcio d’inizio. 

Gli attacchi militari tra Stati Uniti, Israele e Iran non stanno ridisegnando solo gli equilibri in Medio Oriente, ma minacciano di stravolgere il tabellone di United 2026, il Mondiale nordamericano che avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni della FIFA, il trionfo dell’integrazione e dell'espansione commerciale.

Il nodo dei visti e l'incertezza di Teheran

Le parole di Mehdi Taj, presidente della federcalcio iraniana, sono pesanti come macigni: «Non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo». Il problema, spiega l'edizione oggi in edicola del Corriere dello Sport, non è più solo agonistico, ma logistico e diplomatico. 

Con l’Iran inserito nel Gruppo G – con match previsti tra il SoFi Stadium di Los Angeles e Seattle – il primo grande ostacolo riguarda la concessione dei visti da parte del governo statunitense.

Senza garanzie di sicurezza e con un clima di ostilità aperta, la partecipazione del Team Melli è oggi un enorme punto interrogativo. Un eventuale forfait, causato da impedimenti logistici o trasformato in un gesto di boicottaggio politico, aprirebbe uno scenario senza precedenti nell'era moderna del calcio.

Il vuoto normativo e il potere di Infantino

Cosa succede se una nazionale si ritira a meno di tre mesi dall’inizio? Qui entra in gioco l’Articolo 6.2 del regolamento della FIFA World Cup 2026. La norma è chiara nella sua ambiguità: in caso di rinuncia, la FIFA ha "piena discrezionalità" sui criteri di sostituzione.

L' Art. 6.2 prevede sanzioni economiche e sportive per chi rinuncia, ma conferisce al governo di Infantino la libertà di scegliere la squadra sostituta senza vincoli di confederazione (AFC, UEFA, ecc.).

In teoria, la FIFA potrebbe pescare tra qualunque nazionale non qualificata. Si tratterebbe di una scelta complicatissima dal punto di vista politico: l’ultimo precedente analogo risale al 1950, quando Scozia, Turchia, India e Francia si ritirarono per motivi differenti.

L'ombra del precedente Leon e la tutela della CONCACAF

Un indizio sulla filosofia di Zurigo arriva dalla gestione del Mondiale per Club dello scorso anno. Quando i messicani del Leon furono esclusi per violazione del regolamento sulle multiproprietà, la FIFA scelse di tutelare la confederazione ospitante (la CONCACAF), assegnando lo slot al Los Angeles FC dopo uno spareggio.

Se questo "metodo" venisse applicato anche per il 2026, la priorità politica potrebbe essere quella di garantire stabilità al mercato nordamericano, gestendo una sostituzione che avrebbe comunque il sapore della sconfitta per la diplomazia sportiva.

Oltre il calcio: il termometro delle Paralimpiadi

Se il Mondiale è il problema a lungo termine, le Paralimpiadi di Verona (al via tra tre giorni) sono il test imminente. Con la sicurezza elevata ai massimi livelli e atleti come lo sciatore di fondo Abolfazl Khatibi (unico rappresentante iraniano) e l'israeliana Sheina Vaspi al centro di blocchi logistici complessi, lo sport sta misurando la sua capacità di restare "neutrale" in un contesto di guerra.

Il countdown dice -99 giorni: mai come ora, il tempo corre più veloce della diplomazia e il valore del brand "World Cup" è appeso a un filo sottilissimo.

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