Dal record del mercato all'incredibile gol "parato" da un raccattapalle, fino alle note della sua Ballata: addio al primo, vero Mister Miliardo
Beppe Savoldi al San Paolo (Foto TepaSport)
Il calcio italiano saluta un gigante, un uomo capace di restare sospeso in aria per colpire di testa e, contemporaneamente, restare ancorato alla storia per una cifra che cambiò tutto. È morto Beppe Savoldi, per tutti "Beppe-gol", ma per la storia dello sport-business, il primo, autentico Mister Miliardo.
Era il 1975 quando il Napoli di Corrado Ferlaino decise di compiere l'impensabile: versare nelle casse del Bologna circa due miliardi di lire (tra contanti, 1,6 miliardi e contropartite, Clerici e Rampanti 600 milioni) per assicurarsi le prestazioni del bomber di Gorlago. In un’Italia che viaggiava ancora a marce ridotte, quel trasferimento fu uno shock culturale prima che sportivo.
Savoldi, infatti, divenne il primo calciatore al mondo a sfondare il muro del miliardo, trasformandosi istantaneamente in un brand vivente.
Da quel momento, il valore di un giocatore non fu più misurato solo in gol, ma in impatto economico e mediatico. Beppe portò quel peso sulle spalle con una professionalità esemplare, dimostrando che il talento, sebbene costoso, era l'unico investimento capace di accendere una città intera.
Ma la carriera di Savoldi è stata costellata anche da episodi che sembrano usciti da un film di Fellini. Il più celebre resta quello del gennaio 1975, durante un Ascoli-Bologna. Savoldi scagliò un tiro a colpo sicuro che avrebbe sancito l'1-3 finale, ma la palla venne incredibilmente respinta sulla linea da un raccattapalle locale, il giovane Domenico Citeroni.
L'arbitro non vide l'interferenza e il gol non fu convalidato. Quell'episodio, oggi ricordato come uno dei più grandi "furti" involontari della storia della Serie A, definì perfettamente il destino di Savoldi: un uomo sempre al centro di eventi straordinari, che fossero record miliardari o paradossi regolamentari.
L'assurdo è che a fine stagione la classifica cannonieri chiuse in perfetta parità, 17 reti, tra lo stesso Savoldi, Pulici del Torino e Rivera del Milan. «Lo scherzo mi costò la classifica marcatori. Pulici giocò una partita in meno e il titolo di capocannoniere andò a lui.»
Nonostante i numeri da capogiro e la pressione dei media, Savoldi conservò un'anima profondamente umana e ironica. Lo testimonia una perla della cultura pop sportiva dell'epoca: "La ballata di Beppe Savoldi".
In quel brano (ancora oggi cliccatissimo dai nostalgici su piattaforme come Dailymotion), Savoldi si prestava al gioco del palcoscenico, raccontando con semplicità il suo mondo. Quella canzone resta il simbolo di un calcio che, pur iniziando a scoprire la potenza dei grandi capitali, sapeva ancora sorridere di se stesso e parlare direttamente al cuore dei tifosi.
Oggi che il calciomercato è dominato da algoritmi e fondi d'investimento, la figura di Savoldi ci ricorda dove tutto è iniziato. È stato il capostipite di una stirpe di campioni che hanno imparato a convivere con etichette di prezzo astronomiche, senza mai perdere la voglia di volare più in alto di tutti in area di rigore.
Il calcio perde un pezzo della sua architettura fondamentale. Napoli e Bologna perdono un eroe. Noi che amiamo il calcio perdiamo l'uomo che ci ha mostrato che il calcio poteva essere, contemporaneamente, un affare da miliardi e una ballata romantica.