Il calcio italiano è compresso tra l’inchiesta Rocchi e le pressioni del Governo. Il CONI prende tempo mentre i candidati si sfidano per la poltrona della Federcalcio. Ma l'ombra della UEFA minaccia sanzioni pesantissime: a rischio gli Europei 2032 e le coppe europee
La sede della FIGC (Foto Social Media Soccer)
Il calcio italiano, eliminato per la terza volta consecutiva dai Mondiali, si trova a un bivio decisivo, stretto tra la tempesta giudiziaria che ha coinvolto il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi e uno scontro di potere che vede contrapposti i vertici dello sport e quelli del Governo.
Il fronte politico è compatto nel chiedere un cambiamento radicale. Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, invoca trasparenza e parità di trattamento, suggerendo che solo un commissario potrebbe avere la forza d'urto necessaria per smuovere le fondamenta del sistema e cambiare lo statuto.
A rincarare la dose, come scrive La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, ci il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che parla apertamente di un calcio travolto da "scandali e fallimenti", definendo il commissariamento della FIGC un atto doveroso per ripartire da zero con figure totalmente nuove.
Ma la partita non si gioca solo nei palazzi romani: l'ipotesi del commissariamento ha infatti attivato i radar della UEFA. Il principio dell'autonomia dello sport è un pilastro non negoziabile per Nyon, e ogni ingerenza governativa diretta viene vista come una violazione dei regolamenti internazionali.
Se il Governo dovesse forzare la mano, le conseguenze sarebbero pesantissime: l'Italia rischierebbe seriamente di vedersi revocata l'organizzazione degli Europei 2032, un evento fondamentale per il rilancio delle nostre infrastrutture.
Ma Non solo. Il pericolo si estenderebbe ai club, che potrebbero essere esclusi dalle coppe europee, e alla stessa Nazionale azzurra, che rischierebbe di rimanere fuori dai grandi tornei internazionali. Uno scenario che trasformerebbe la crisi attuale in un vero e proprio default del sistema calcio.
In questo clima di estrema tensione, il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio si trova a gestire una situazione delicatissima. Nonostante le forti pressioni governative, la via del commissariamento appare stretta e piena di ostacoli legali. Buonfiglio ha ribadito con fermezza che, al momento, non sussistono le condizioni previste dallo Statuto, come la mancata approvazione dei bilanci o il blocco dei campionati.
Muovere un passo falso non sarebbe solo un rischio giuridico, con la minaccia di ricorsi al TAR da parte della Federazione, ma anche un azzardo politico personale. Un eventuale voto contrario della Giunta CONI (composta da 17 membri oltre al presidente) costringerebbe lo stesso Buonfiglio alle dimissioni.
Inoltre, pesa il fatto che il designatore Rocchi non faccia parte degli organi direttivi federali, rendendo legalmente fragile l'ipotesi di "gravi violazioni" imputabili direttamente alla FIGC.
Mentre i palazzi discutono di regole e decreti, la macchina per le Elezioni FIGC non si ferma. La data chiave resta quella del 22 giugno, e questa settimana si preannuncia decisiva per i due grandi sfidanti. Da un lato Giovanni Malagò l'uomo scelto dalla Lega Serie A e attuale membro della Giunta CONI. Dall'altro Giancarlo Abete: il candidato sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti (LND) di cui è presidente.
Entrambi hanno appena concluso una serie di incontri cruciali con Umberto Calcagno (Assocalciatori) e Renzo Ulivieri (Assoallenatori). Il parere di queste componenti tecniche è vitale, dato che insieme pesano per il 30% del pacchetto elettorale.
Paradossalmente, proprio l'ombra di un commissario esterno, scenario sgradito a tutte le componenti, potrebbe fungere da acceleratore per le trattative, spingendo il sistema calcio a trovare una sintesi rapida pur di preservare la propria autonomia.
In attesa del Consiglio federale, dove si parlerà inevitabilmente del caso Rocchi, il calcio italiano resta sospeso tra il desiderio di una "tabula rasa" da parte della politica e la necessità di una stabilità istituzionale che permetta di lanciare finalmente un piano di riforme concreto.