I nerazzurri staccano gli altri club della Serie A e volano a 2,1 miliardi, ma il report Football Benchmark evidenzia il divario strutturale con la Top 10 d'Europa
Inter Campione d'Italia 2025-2026
Il calcio, nella sua evoluzione moderna, ha smesso da tempo di essere un fenomeno giudicabile esclusivamente attraverso il rettangolo verde. È una questione di cicli finanziari e aziendali che, inevitabilmente, si riflettono sulla dimensione sportiva.
L’undicesima edizione del report “Football clubs’ valuation: The European Elite” redatto da Football Benchmark certifica in modo inequivocabile la leadership economica dell'Inter nel panorama italiano. Per la prima volta nella sua storia, il club nerazzurro scollina la barriera psicologica e strutturale dei 2 miliardi di euro di Enterprise Value (raggiungendo esattamente i 2.137 milioni), scavando un solco profondo nei confronti delle dirette concorrenti nazionali.
La crescita dell'Inter negli ultimi anni rappresenta un caso di studio virtuoso. Prima dell’avvento della gestione Zhang il valore societario si attestava sotto i 500 milioni di euro; nel 2022 veniva raggiunta la pietra miliare del miliardo, per poi raddoppiare nell'ultimo biennio sotto la gestione sostenibile guidata dal fondo Oaktree e da politiche commerciali ad ampio spettro globale.
Un incremento del 25% rispetto all’anno precedente che si configura come il più alto in Italia e tra i migliori in assoluto in Europa, trainato da ricavi record e dallo storico ritorno all'utile di bilancio nella scorsa stagione.
Mentre l'Inter accelera, il resto del calcio italiano si muove a velocità ridotta o registra preoccupanti battute d'arresto. Alle spalle della capolista si posizionano, appaiate a 1,8 miliardi, Juventus (1.837 milioni, +11%) e Milan (1.807 milioni, stabile). Il distacco inflitto dall'Inter alle storiche rivali è nell'ordine dei 300 milioni di euro: una distanza considerevole che riflette la stabilità sportiva — tre scudetti, due secondi posti, un terzo posto, due finali di Champions League, tre Coppe Italia e tre Supercoppe negli ultimi sei anni — unita a un perfetto allineamento tra continuità aziendale e performance.
Sotto il podio, il vuoto. Il Napoli si ferma a quota 967 milioni, risentendo di una stagione finanziaria in contrazione, seguito dalla Roma a 730 milioni. Notevole il percorso dell'Atalanta (638 milioni, +11%), che consolida il proprio modello di business focalizzato sul player trading e sui successi europei. Chiude la pattuglia delle 7 italiane presenti nella classifica dei primi 32 club europei la Lazio, valutata 519 milioni di euro.
Come spiegato all'edizione oggi in edicola della Gazzetta dello Sport da Andrea Sartori, CEO e Fondatore di Football Benchmark, l’Inter di oggi ricorda molto la Juventus pre-Ronaldo in termini di successo sportivo e sostenibilità finanziaria. Non è una coincidenza che il capo d’azienda sia lo stesso, Beppe Marotta, con una proprietà forte alle spalle. Il caso nerazzurro conferma che oggi i risultati sportivi e l’equilibrio contabile avanzano finalmente di pari passo, anche grazie a regolamenti Uefa sempre più stringenti che tutelano la solidità dei club senza comprometterne la competitività.
Se lo scenario domestico premia l'Inter, il confronto internazionale rimette la Serie A di fronte a una dura realtà: il calcio italiano è drammaticamente lontano dall'élite finanziaria globale. Nessun club italiano figura nella Top 10 continentale. Il Chelsea, che occupa la decima posizione, vanta infatti un Enterprise Value di 3.043 milioni di euro, staccando la prima delle nostre rappresentanti (l'Inter) di quasi un miliardo di euro.
In cima alla piramide la concentrazione di valore è impressionante, con quattro super-potenze capaci di superare i 5 miliardi di valutazione aziendale: Manchester United (5.093 milioni), Manchester City (5.102 milioni), Barcellona (5.918 milioni, con un balzo del +33%) e il Real Madrid, che fa corsa a sé.
I Blancos di Florentino Pérez, forti di una crescita annuale del 23%, volano a quota 7.725 milioni di euro e si proiettano spediti verso la soglia degli 8 miliardi. Questo enorme divario competitivo si spiega analizzando l'algoritmo di calcolo impiegato da Football Benchmark, basato sui multipli del fatturato e corretto secondo cinque asset strategici: redditività (rapporto stipendi-ricavi ed Ebit), popolarità social, valore della rosa, gestione dei diritti televisivi e la presenza di infrastrutture.
È proprio la voce relativa agli stadi di proprietà a scavare la vera trincea competitiva. Il nuovo stadio Santiago Bernabéu si è trasformato in una macchina da ricavi continua, un asset commerciale polifunzionale attivo 365 giorni l'anno. Fino a quando i club italiani resteranno imbrigliati nelle lungaggini burocratiche e nell'impossibilità di edificare stadi moderni e di proprietà, l'espansione del brand e l'ottimizzazione dei ricavi rimarranno limitate. L'Inter ha tracciato la rotta della sostenibilità nazionale, ma senza infrastrutture la Top 10 continentale rimarrà un miraggio per l'intera Serie A.