Dagli uffici nella Trump Tower ai biglietti VIP per la Casa Bianca: il legame tra il Presidente USA e il numero uno della FIFA riaccende il dibattito sull'articolo 15 del Codice Etico e sui confini commerciali dello sport system.
Foto by FIFA
Il Mondiale 2026 non è solo il più grande spettacolo calcistico del pianeta, ma anche il palcoscenico di un intreccio politico-economico che sta ridisegnando le dinamiche di potere dello sport globale. Al centro dei riflettori c'è la "special relationship" tra Donald Trump e Gianni Infantino: un'alleanza strategica fatta di strette di mano, passaggi di trofei e un asse commerciale che unisce Zurigo a Washington, sollevando non pochi interrogativi sulla reale indipendenza delle istituzioni sportive.
Il legame non è solo simbolico, ma poggia su accordi commerciali tangibili. La FIFA ha infatti stabilito i propri uffici operativi a New York proprio al 17° piano della Trump Tower sulla Fifth Avenue a Manhattan. Una scelta strategica motivata dalla governance del calcio con la necessità di "essere radicati sul territorio" per gestire il maxi-evento nordamericano (che si stima frutterà circa 14 miliardi di dollari in questo quadriennio), ma che di fatto genera un flusso economico diretto verso gli asset immobiliari della famiglia Trump.
A far discutere i media e gli osservatori internazionali vi è anche la gestione delle relazioni diplomatiche, come la consegna alla Casa Bianca di 10 esclusivissimi e costosi biglietti per il Mondiale per Club. Un modus operandi che testimonia una consuetudine diplomatica fin troppo ravvicinata.
Questo asse così esplicito ha attivato i radar delle organizzazioni di monitoraggio etico. Lo statuto della FIFA riconosce formalmente la neutralità politica come un principio guida imprescindibile. Nello specifico, l'articolo 15 del Codice Etico impone ai funzionari l'obbligo di rimanere neutrali nei rapporti con le istituzioni governative e i partiti politici, al fine di preservare l'indipendenza del calcio da influenze esterne.
L'associazione britannica FairSquare ha già formalizzato una denuncia in merito, sostenendo che le continue e reciproche sponde politiche tra Infantino e Trump configurino una violazione di tale principio. Un'istanza che ha trovato eco anche a Bruxelles, dove alcuni europarlamentari hanno chiesto ufficialmente al comitato etico della FIFA di avviare verifiche e fare chiarezza sulla vicenda, che rischia di comportare, da regolamento, sanzioni fino alla sospensione massima di due anni per i dirigenti coinvolti.
Per una piattaforma come Social Media Soccer, che analizza l'evoluzione del calcio come industria e fenomeno di massa, questo scenario è emblematico. Il calcio moderno ha ormai superato i confini del rettangolo verde per diventare il principale strumento di soft power e diplomazia commerciale del Ventunesimo secolo.
Mentre gli Stati Uniti consolidano la propria centralità sportiva ed economica globale in vista della finale, la FIFA si trova a dover bilanciare una crescita commerciale senza precedenti con la necessità di tutelare la propria credibilità istituzionale. Il confine tra "diplomazia dello sport" e "endorsement politico" non è mai stato così sottile.