Tra sponsor e tv, la Coppa del Mondo in Nord America segna dei record assoluti: ++244% dal 2010
The big screen displays the firt goal scorer of Lionel Messi #10 of Argentina during the FIFA World Cup 2026 Group J match between Argentina and Austria at Dallas Stadium on June 22, 2026 in Arlington, Texas. (Photo by Michael Steele/Getty Images)
Il debutto del nuovo formato extra-large a 48 squadre della Coppa del Mondo FIFA 2026, ospitato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, non segna soltanto una svolta storica sul piano puramente sportivo, ma sancisce la definitiva consacrazione economica del torneo. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Brand Finance, la principale società di consulenza al mondo per la valutazione dei marchi, il valore del brand FIFA World Cup ha raggiunto la cifra record di 5,2 miliardi di dollari.
Si tratta di una crescita esponenziale: rispetto all'edizione di Sudafrica 2010, quando il valore stimato era di 1,5 miliardi di dollari, il brand della competizione maschile ha registrato un incremento del 244%. Una progressione che non include l'apporto, anch'esso in forte crescita, della Coppa del Mondo femminile.
L'accelerazione più netta si è verificata nell'ultimo ciclo economico-sportivo. Tra il 2018 (Russia) e il 2022 (Qatar), il valore del brand è balzato in avanti del 71%. Questa traiettoria ascendente non si è fermata nemmeno di fronte alle forti pressioni reputazionali e alle controversie geopolitiche che hanno accompagnato l'edizione qatariota, dimostrando una straordinaria resilienza commerciale. Come sottolineato da Scott Moore, Head of Sports Services di Brand Finance, l'evento stesso riesce a trascendere la politica che lo circonda, attirando sponsor, emittenti e tifosi in massa a prescindere dal contesto.
A trainare questo successo miliardario sono principalmente due motori economici che, da soli, generano oltre i due terzi del valore complessivo del brand: le sponsorizzazioni e i diritti televisivi.
La voce più rilevante è quella legata agli sponsor, capace di generare da sola ben 1,9 miliardi di dollari. Il portafoglio della FIFA riesce infatti a mixare la solidità di partner storici e globali – come Adidas, Coca-Cola, Visa e Hyundai-Kia – con l'ingresso di nuovi marchi, tutti fortemente attratti dalla possibilità di accedere a un pubblico internazionale senza eguali.
Questa associazione, pur non rientrando direttamente nel calcolo del valore netto del torneo, si traduce in un ritorno enorme per le aziende stesse in termini di visibilità, consapevolezza del marchio e coinvolgimento dei consumatori su scala globale.
Subito dietro, a brevissima distanza, troviamo i diritti televisivi, che pesano per 1,8 miliardi di dollari. Una cifra che dimostra come i grandi network mondiali siano ancora disposti a pagare cifre astronomiche pur di trasmettere uno dei pochissimi eventi live in grado di incollare allo schermo le più grandi platee del pianeta. Accordi blindati e a lungo termine, come quello firmato con l'emittente Fox negli Stati Uniti, garantiscono alla FIFA un'altissima stabilità finanziaria e una copertura globale e capillare.
A completare questo quadro da record ci pensano poi la vendita dei biglietti, che contribuisce per 809 milioni di dollari, il merchandising e le licenze con 397 milioni, e infine i pacchetti hospitality e i prodotti digitali, che aggiungono al totale altri 313 milioni di dollari.
L'edizione del 2026 rappresenta anche un enorme palcoscenico di politica internazionale. Gli Stati Uniti, principali organizzatori del torneo, guidano la classifica globale del Brand Finance Global Soft Power Index e occupano il terzo posto per influenza nello sport.
La Coppa del Mondo sarà quindi un test cruciale per il Soft Power statunitense, capace di generare immense opportunità di reputazione ma anche di esporre il Paese a una fortissima lente d'ingrandimento mediatica.
Tuttavia, questa vertiginosa scalata miliardaria accende i riflettori su una tensione profonda che sta al cuore del calcio moderno: mentre i ritorni commerciali toccano vette mai viste prima, crescono parallelamente i dubbi etici sulla governance, l'accessibilità economica e l'inclusività.
Con più nazionali coinvolte, più partite e tre nazioni ospitanti, la sfida per la FIFA non sarà solo quella di fatturare, ma di proteggere l'integrità e la percezione pubblica di uno dei marchi più influenti del pianeta.