Il modello Milan sbarca a Coverciano: Giovanni Malagò affida la gestione tecnica delle Nazionali a due manager internazionali per ritrovare la rotta Mondiale.
Paolo Maldini e Leonardo De Araujo (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)
C’è un momento preciso in cui la politica sportiva decide di fare un passo di lato per lasciare spazio alle competenze di campo. Quel momento, per il calcio italiano, coincide con la firma digitale apposta su un contratto nel massimo riserbo. La nomina di Paolo Maldini a Direttore Tecnico e Presidente del Club Italia, affiancato da Leonardo nel ruolo di consulente strategico, non è una semplice rotazione di poltrone. È un cambio di paradigma culturale, una svolta strutturale che punta a trasformare la gestione delle Nazionali azzurre sul modello del management dei top club europei.
Giovanni Malagò ha rotto la prassi burocratica. Storicamente, la presidenza del Club Italia – l'organismo della FIGC che coordina ben otto rappresentative maschili, quattro femminili, oltre a futsal e beach soccer – coincideva con la figura del Presidente federale. Una formula che negli ultimi anni si è rivelata decisamente poco vincente per la Nazionale maggiore, culminando nelle dimissioni di chi ha pagato in prima persona il prezzo di scelte tecniche non condivise. Oggi, con questa storica modifica regolamentare, la componente sportiva riprende finalmente il comando su quella politica.
L’intuizione di delegare le scelte strategiche a profili di campo rappresenta l'evoluzione in grande stile della commissione tecnica che la FIGC aveva già sperimentato per creare un canale di confronto costante. L'obiettivo primario di questa nuova gestione è duplice: da un lato dettare linee guida sportive e una filosofia comune che uniscano l'intera filiera azzurra, ottimizzando lo straordinario lavoro giovanile già svolto da professionisti come Maurizio Viscidi; dall'altro, ridare centralità al brand dell'Under 21, la cui qualificazione ai Giochi Olimpici manca ormai da quattro edizioni ed è considerata un asset fondamentale per valorizzare i ragazzi in ottica Mondiali.
Maldini porta in dote la credibilità manageriale della ricostruzione del Milan, ma la vera mossa strategica è la presenza di Leonardo al suo fianco. Il brasiliano non sarà affatto una figura di rappresentanza. Poliglotta, cresciuto alla scuola manageriale di Adriano Galliani e forte di anni trascorsi a gestire le pressioni internazionali al PSG, Leonardo possiede un network globale che spazia dalla UEFA alla FIFA. Senza i milioni del calciomercato a disposizione, la sua sfida sarà diplomatica e metodologica, finalizzata a dialogare con i club per convincerli a monitorare i giovani italiani sotto l'aspetto tecnico, tattico, medico e psicologico, allargando così un bacino di scelta oggi assai limitato.
Il primo vero banco di prova per questo nuovo asse dirigenziale sarà l'imminente scelta del nuovo Commissario Tecnico. Sebbene i riflettori dei media siano tutti puntati sui profili più gettonati di Conte e Mancini (con la suggestione Guardiola e Pioli sullo sfondo), le idee di Maldini e Leonardo potrebbero non essere così convergenti con le correnti mainstream dell'ultimo mese, privilegiando una visione progettuale a lungo termine. Il calcio italiano prova a ripartire azzerando la distanza tra la scrivania e il terreno di gioco, con due figure capaci di trasmettere fiducia e di saper convivere con le pressioni per riportare l'Italia dove merita.