Ad ogni Superman la propria kryptonite: il rapporto conflittuale tra Cristiano Ronaldo e la Coppa del Mondo

Il rapporto tra Cristiano Ronaldo e il Mondiale è sempre stato complesso, anche quando le cose sarebbero dovute andare diversamente. Nella notte di Dallas si è chiuso il sipario del palcoscenico più importante su uno dei più grandi calciatori della storia di questo sport. In questo articolo andremo a ripercorrere le sue sei competizioni iridate, tra numeri, sogni e delusioni

Foto by Seleções de Portugal

L’imperfezione è una prerogativa umana, anzi, tirando in ballo uno scienziato e divulgatore come Telmo Pievani, non siamo altro che “il risultato di una serie di imperfezioni che hanno avuto successo”. Il calcio è uno sport fatto di una serie di piccole e fallaci rappresentazioni che lo rendono un fenomeno globale senza eguali. Lo dimostrano i Mondiali, l’unione d’intenti nazionale ad ogni partita della propria rappresentativa, la gioia, l’amore e l’idolatria di tanti eroi, alcuni di loro caduti tristemente di fronte al trofeo più agognato della storia (per questo basta ricordare la testa bassa di Baggio a Pasadena nel 1994).

Siamo abituati a vedere tanti calciatori come perfetti, nella loro vita sfavillante, nel lusso delle loro ville, delle loro auto e dei loro averi. Tuttavia, se il nome che porti è quello di Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro allora cambia tutto. Riconosciuto, insieme alla controparte argentina, come Supereroe globale, in lui l’imperfezione non è mai stata contemplata. Forse per un’immagine costruita per oltre un ventennio, per numeri, per folle festanti al seguito e per quel numero 7 che non ha altro padrone o forse per quel modo di apparire mai trascurato che lo ha sempre contraddistinto, non solo sui campi da calcio.

Probabilmente, però, ci si dimentica che anche i supereroi più celebri hanno un loro punto debole. Questo lo dice l’epica, la letteratura, già a partire da Achille e quel mesto tallone, lo dicono i fumetti Marvel, Superman e la sua kryptonite. Cristiano Ronaldo, o forse la sua immagine, non fa alcuna eccezione in questa lista di figure e trova in quella coppa in oro tanto bramata da tutti la propria kryptonite. Mentre il suo antieroe, più funambolico e giocoliere, dall’altra parte del mondo continua la rincorsa alla seconda conquista globale, a Dallas, nell’ultima missione di una carriera infinita, lui esce a testa bassa, in solitudine, piangendo, nel grigio del tunnel dell’AT&T Stadium, mettendo a nudo la faccia nascosta della propria imperfezione.

La storia di Cristiano Ronaldo ai Mondiali

La frase sul Portogallo e sui trofei vinti detta al termine della sfida contro la Spagna ha rappresentato un semplice chiarimento storiografico. I lusitani senza Cristiano Ronaldo non hanno vinto nulla - forse si dimentica il periodo di Eusebio e la semifinale al Mondiale inglese del 1966 con terzo posto conclusivo, miglior risultato dell’esperienza iridata nella loro storia - , con lui, invece, hanno conquistato tre trofei, un Europeo nel 2016 e le due Nations League. Inattaccabile. I numeri dicono questo.

Nel pratico, invece, si parla di ben sei Mondiali disputati, al pari di Leo Messi e Ochoa. Partiamo dal primo. Germania 2006: il Portogallo vola, raggiunge le semifinali. Il giovane attaccante di Madeira, in forza al Manchester United si presenta al mondo come uno dei prospetti più forti, dopo aver già dimostrato due anni prima nell’Europeo perso in casa contro la Grecia. Realizza un solo gol. È il 17 giugno 2006. Il Portogallo vince per 2-0 contro l’Angola. La competizione termina con un quarto posto, per lui le presenze sono sei.

Quattro anni più tardi, in Sudafrica, il Portogallo si ferma molto prima, agli ottavi. Ancora un solo gol nel roboante 7-0 di Città del Capo contro la Corea del Nord. Il Mondiale termina anzitempo, sempre a Città del Capo, per mano della Spagna, ancora e sempre le Furie Rosse, croce e delizia della sua carriera in nazionale.

Nel 2014 i numeri della nazionale portoghese sono ancora deludenti, peggiori persino dei due precedenti. I lusitani, giunti in Brasile con grandi aspettative sulle proprie spalle, interrompono il loro cammino alla fase a gruppi. Dopo una partenza negativa contro la Germania e il pareggio contro gli Stati Uniti, è inutile la vittoria contro il Ghana a Brasilia. Proprio contro la compagine africana arriva l’unica rete di Cristiano Ronaldo. Altro giro, stesso film. Un gol.

Giungiamo in Russia. Precisamente a Sochi. Mentre continua a conquistare il mondo con la maglia bianca del Real Madrid, Cristiano Ronaldo si prepara al suo quarto appuntamento con quella coppa tanto agognata. Questa volta ci arriva da multi campione d’Europa in carica, sia con il club che con la nazionale. La prima sfidante è la Spagna, ancora la Spagna. È la serata migliore di tutta la sua esperienza iridata. Dribbling, punizioni, gol. Il numero 7 fa impazzire gli iberici. Ne fa tre, esattamente come gli avversari. Finisce in parità, ma resta la più bella prestazione del fenomeno di Madeira ad un Mondiale. A quel Mondiale segna ancora, contro il Marocco, successiva, ma il cammino si interrompe ancora questa volta agli ottavi, contro l’Uruguay. Sempre a Sochi.

L’ultimo ballo è pronto. A dicembre, in un Mondiale inconsueto. La foto con Messi dinanzi ad una scacchiera. L’attesa. Gol alla prima, a Doha, contro il Ghana. Sempre la stessa nazionale con la quale aveva realizzato l’unica rete in Brasile. Il Portogallo passa il girone e si trova davanti il Marocco, al quale CR7 ha già messo a segno un gol in Russia. Finisce 1-0. Cristiano subentra al 51’. Esce in lacrime, circondato dalle telecamere. La coppa la vince l’Argentina, domina la Pulce, il rivale per oltre un ventennio.

Questo è davvero la fine. Gli Stati Uniti come ultima spiaggia. L’illusione contro l’Uzbekistan, il titolo di migliore in campo con la Croazia, nell’ultima di un altro fenomeno come Luka Modrić, il titolo di miglior marcatore della storia del Portogallo ai Mondiali, 11 gol. A Dallas, in un’arida serata texana, termina il rapporto conflittuale di Cristiano Ronaldo con la sua kriptonite: la Coppa del Mondo. Si conclude tra gli applausi e le lacrime, nella piena consapevolezza di ciò che è stato e sarà per la nazionale portoghese. Il più anziano marcatore della competizione iridata saluta il palcoscenico più importante.

 

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