Favole Mondiali, il Senegal di Metsu e il sogno dei Leoni a Corea e Giappone 2002

L'incredibile viaggio del Senegal, seconda squadra africana a raggiungere i quarti di una Coppa del Mondo, al Mondiale asiatico del 2002

Foto by FIFA World Cup

A Dakar l’afa di inizio estate avvolge la città. Il caldo sale dal mare, si alza dalle vie colorate, ed entra nelle case della gente. In città è tutto diverso. Le macchine si muovono più lentamente, il silenzio guida l’attesa per qualcosa di nuovo, di magico, di diverso. I Mondiali, come spesso accade, suddividono la vita degli appassionati di calcio, e non solo, come una battuta musicale da intervalli da quattro. 

Tuttavia, da quelle parti non lo sanno, non possono neanche pensare che questa strana vicissitudine, di lì a poco, possa diventare una consuetudine abitudinaria. Nessuno è realmente consapevole che quel giorno, poche ore più tardi, in uno stadio dall’altra parte del mondo, sarebbe cambiata per sempre la storia del Senegal.

Il mattino ha l'oro in bocca: Davide contro Golia, Seul e Dakar

A Dakar sono le 11.30 del mattino, l’ora più calda è vicina, e la distinta avversaria proveniente da Seul non sembra reale: Zidane, Wiltord, Thuram, Barthez, Trezeguet, Petit, Djorkaef. Neanche quindici giorni primi il mondo aveva ammirato Zizou sul suolo di Glasgowi, nella finale di Champions League, in un gesto tecnico diventato iconico ai posteri. 

Oggi, però, il nome dell’eroe di Parigi 1998 compare solo tra i panchinari. Bruno Metsu e i suoi ragazzi si guardano intorno, lo stadio sembra più grande del solito, Golia sembra enorme con le loro facce, i loro modi, l’eleganza nel tenere palla, il loro porsi diversamente e quella fame che aveva portato all’ombra della Torre Eiffel quella Coppa del Mondo tanto agognata e un Europeo che, ahimè, noi italiani avremmo voluto altrove. 

Suonano gli inni nazionali, il Mondiale comincia. A Seul è sera, a Dakar la giornata è appena iniziata. 

Il viaggio dei Leoni verso l'Oriente

Il percorso dei Leoni fino alle porte dell’Oriente è stato complesso, fatto di numerosi ostacoli e non privo di suspense. Dopo un primo turno sofferto contro il Benin, superato grazie ad uno striminzito 1-0 a Dakar, il sorteggio non è stato clemente. Infatti, il girone d’andata non è per niente favorevole ai ragazzi Metsu. Le porte del torneo più importante del mondo, del sogno, sembrano già socchiuse. Eppure filtra ancora della luce, anche se tutto fa pensare che a Rabat le cose andranno diversamente. 

È il 6 maggio 2000, ad Algeri il Marocco vince per 1-2. La strada ora sembra davvero sbarrata. Due giorni dopo il Senegal cade a Il Cairo. La sconfitta sembra suonare come un Requiem della gloria, la fine prematura del viaggio, rimarcato dalla nuova vittoria del Marocco contro l’Egitto. È il 14 luglio. In casa del Leoni arriva la capolista. La selezione marocchina è ad un passo dal Mondiale. La partita comincia, i padroni di casa ci credono e provano a fare meglio degli avversari. Al 17esimo, però, accade l’impensabile. 

Dalla destra di campo, quasi al limite dalla linea bianca, sopraggiunge un pallone a centro area. Da quelle parti c’è El-Hadji Diouf, al tempo in forza al Lens, in Francia. L’attaccante alza lo sguardo, vede la palla arrivare e la calcia d'istinto mandandola verso la porta marocchina. Un attimo di silenzio. Il portiere, colto di sorpresa, la fa scivolare oltre la linea. È gol. Diouf corre sotto la curva dei tifosi, gli altri lo seguono, lo abbracciano. Nessuno di loro sa ancora che quel gol potrebbe aver aperto la via per la Corea e il Giappone.

Al fischio finale, dopo una gara vera, i Leoni tornano a ruggire, seppur feriti, per giocarsi l’ultima mano con la consapevolezza di non dipendere completamente dalle proprie forze. Oltre al Marocco c’è un’altra contendente: l’Egitto, che contemporaneamente sarà impegnata in Algeria. 

Pochi giorni dopo il Senegal spazza via senza problemi con un 5-0 Namibia. Dall'altra parte, gli egiziani si fanno intimorire e pareggiano contro gli algerini. Le porte dell’Oriente si aprono agli uomini di Metsu. Il Senegal va al Mondiale per la prima volta nella storia. A Dakar è festa, ma è solo l’inizio.

Diop, Diop, Diop: la sera di Francia-Senegal

La sfida tra Francia e Senegal comincia. I transalpini tengono palla, gestiscono, provano a chiudere i Leoni in una gabbia di passaggi. Trezeguet colpisce subito il palo. Il Senegal reagisce in contropiede.

È il 30esimo di gioco, Petit ha la palla nei piedi e la cede a Vieira. Il centrocampista dell’Arsenal vede Djorkaef di fianco e lo serve. È il momento. I Leoni azzannano la preda e si prendono un pallone d’oro. Il recupero palla si trasforma in un passaggio verticale per Diouf. L’attaccante corre senza sosta verso la porta avversaria. Giunto sul lato alza la testa e vede un suo compagno al centro. La palla si insinua come acqua tra i difensori francesi, sbatte contro Petit e poi di nuovo contro Barthez. Diop si lancia, sente l’odore del gol, la colpisce e la mette in rete. È il primo gol della storia del Senegal ad un Mondiale, è il primo gol del Mondiale di Corea del Sud e Giappone. È già storia. 

L’attaccante corre verso la bandierina, si toglie la maglia, la mette a terra. I suoi compagni arrivano, ballano, come in un rituale, scacciano via il male, i campioni del Mondo. I minuti passano, le lancette vanno avanti, il Senegal riparte veloce. Il tempo scorre.

L’arbitro ha il fischietto in bocca. È la fine. Davide batte Golia. A Dakar non si sente più il caldo. Scoppia la festa. Le facce dei calciatori sono di meraviglia, sorpresa, felicità. Il Senegal, ex colonia, spazza via i francesi, colonizzatori per 145 anni, su un campo di calcio in Oriente, dall'altra parte del mondo. La realtà ha superato il sogno. 

Mister X, due pari e un pass per gli ottavi

Una settimana più tardi i Leoni si trovano a giocare contro la Danimarca, che solo pochi giorni prima aveva spazzato via l’Uruguay a Ulsan, in Giappone. Si gioca a Taegu. La gara sembra andare in un’altra direzione rispetto alla precedente. I danesi passano subito in vantaggio, da rigore, con il loro calciatore migliore: il milanista Jon Dahl Tomasson, già autore della vittoriosa doppietta contro La Celeste nell’esordio. Ai due fischi di fine primo tempo Metsu cerca di rimescolare le carte e lancia sul campo Henri Camara. È il 52esimo, gli scandinavi attaccano, pressano. La palla arriva a Martin Jørgensen. 

Il calciatore dell’Udinese la prende, su di lui di avventa il neo entrata Camara. Il suo recupero fa partire uno dei contropiedi più belli della storia della Coppa del Mondo. L’esterno la dà in avanti, tacco del compagno, cambio dall’altra parte - la Danimarca corre ma sembra stordita - Fadiga va dritto e vede l’inserimento Salif Diao tra le flebili linee della difesa avversaria. Diao entra in area, la colpisce d’esterno, la palla va in porta. È gol. Termina 1-1. Il sogno dei Leoni è sempre più grande.

È l’11 giugno. Il Senegal sfida La Celeste, una delle più iconiche rappresentative della storia della competizione iridata. La partita comincia benissimo: Fadiga realizza il rigore del vantaggio dopo 20 minuti, Bupa Diop ne fa due. I Leoni vedono gli ottavi. La prima frazione ha già sorriso al Senegal. Nel secondo tempo l’Uruguay torna con uno spirito diverso. Morales riaccende la gara, Forlan spaventa, Recoba terrorizza. Nel recupero si rischia il sorpasso. Il Senegal stringe i denti, resiste, supera il turno. La Francia perde, la Danimarca vince in contemporanea. È bastato il pari. Il 16 giugno ci saranno gli ottavi.

Camara, il tiranno di Ōita e l'eternità

Il destino mette il Senegal di fronte ad un’altra scandinava: la Svezia, vincitrice del girone di ferro con Argentina, Inghilterra e Nigeria. I presupposti della vigilia danno ancora una volta i Leoni come sfavoriti. 

Si gioca a Ōita. Gli svedesi sono forti e lo dimostrano subito. All’11esimo calcio d’angolo, cross per Larsonn su cui esce malissimo Sylva. Rete. Svezia avanti. Venti minuti più tardi su una palla tagliata al centro si avventa Camara. Gol. Pari. Si ricomincia tutto da capo. Si continua così sino ai supplementari. 

Nessuno vuole perdere. Gli scandinavi lanciano in campo un giovanissimo Zlatan Ibrahimović. La Svezia entra bene e colpisce il palo con Svensson. Il legno, quel legno, però, diventa la maledizione della giornata svedese. 

Al minuto 104 Papa Thiaw serve ancora Camara in area. È l’eroe di giornata. Il pallone arriva sul suo sinistro, lui lo guarda sopraggiungere e istintivamente lo scaraventa verso la porta. Alza lo sguardo, lo segue, va sul palo, supera la linea ed tocca la rete. Scoppia la festa. Il Senegal supera l’ostacolo. Il sogno nel sogno. Si va avanti, a testa bassa, dove solo il glorioso Camerun era arrivato. 

"Come tutti sanno, il sapore della gloria è amaro"

Dopo 22 anni una nazionale africana raggiunge i quarti della Coppa del Mondo. L’unico precedente risale ad Italia 1990. Il Senegal di Metsu è già nella storia. 

Davanti ai Leoni, a Osaka, c’è la Turchia. I turchi sono diventati una corazzata vera e porpria di questa edizione e hanno superato il Giappone padrone di casa negli ottavi. È una partita difficile, le squadre non si risparmiano, entrambe premono. Al 67esimo entra in campo İlhan Mansız per sostituire l’iconico attaccante dell’Inter Hakan Şükür. Nel contempo la gara termina e si va ai supplementari. 

Passano quattro minuti dal fischio d’inizio quando Ümit Davala, che noi italiani conosciamo per il suo passaggio al Milan, mette un pallone verso il centro. Da quelle parti c’è Mansız. La difesa senegalese è ferma, l’attaccante si avventa di destra e la tocca. La palla si spegne in fondo alla rete insieme al sogno dei Leoni. È finita. 

La Turchia va in semifinale del Mondiale. Il Senegal si ferma ai quarti. A Dakar è festa lo stesso. A pochi mesi dalla sconfitta in finale di Coppa d’Africa e dalla storica prima qualificazione, gli uomini di Metsu hanno scritto una delle pagine più belle della storia del calcio mondiale entrando nella memoria collettiva di ogni amante dello sport. 

A ventiquattro anni da quel giorno il Senegal ritroverà la Francia ad un Mondiale, con differente consapevolezza, dall’altra parte del globo, negli Stati Uniti, per provare a mettere un’altra pietra miliare nella storia del torneo calcistico più importante del mondo.

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