Il calcio europeo non è mai stato così in salute sotto il piano dei ricavi. Eppure, dietro questo incremento, si nascondono alcune ombre. Il rapporto Deloitte ha tracciato un ritratto di un sistema in continua crescita, ma immerso in una serie di fragilità
Il calcio europeo non ha mai prodotto così tanto in termini economici. Tuttavia, questo incremento esponenziale, secondo ultima edizione dell'Annual Review of Football Finance 2026, ha portato a galla alcune fragilità urgenti di un sistema che ha infranto, per la stagione 2024/2025, il muro dei 40 miliardi di euro di ricavi, con crescita complessiva del 6%.
A guidare questo incremento sono stati i nuovi format introdotti dalla FIFA e della UEFA. Infatti, l’aumento del numero delle gare ha garantito un flusso di ingresso allo stadio e di diritti televisivi senza presenti. Al centro del grande impero restano i cinque massimi campionati europei, capaci di catalizzare 21,6 miliardi, una cifra corrispondente al 54% dell’intero mercato continentale. Nonostante le luci della ribalta e i fatturati record, i bilanci dei club continuano a nascondere profonde crepe strutturali, che alimentano una disparità finanziaria sempre più più marcata.
Al vertice della piramide economica del calcio europeo si conferma, nuovamente, l’incrollabile Premier League. I ricavi del massimo campionato inglese sono balzati dell’8%, arrivando a toccare l’astronomica cifra di 8 miliardi di sterline. A trainare l’intero blocco è stato il settore dei biglietti e dell’hospitality, che hanno superato, per la prima volta, il record di miliardo di sterline. Nell’incremento dei ricavi, diametralmente, si registra un calo incredibile del lordo delle imposte, sprofondate di 948 milioni di sterline. Ad alimentare questa condizione negativa c’è stato l’incremento dei costi d’ingaggio, giunti alla cifra record di 4,4 miliardi complessivi, e l’aumento spropositato delle spese fatte durante il mercato, che in modo consuetudinario sta facendo registrare trasferimenti da capogiro nella Perfida Albione.
Se la Premier League piange, le divisioni inferiori non sono da meno. Il report, difatti, ha portato alla luce la preoccupante situazione della Championship, seconda serie inglese, dove i ricavi sono scesi drasticamente a 942 milioni di sterline. La causa di questo crollo è imputabile principalmente al tentativo disperato da parte di molti di club di effettuare il salto di categoria. Proprio in virtù di questo, la spesa per club raggiunge in media il 96% delle entrate, distribuite pedissequamente per salari dei calciatori e trasferimenti, che aumentano esponenzialmente il rischio finanziario, causando parallalemente problemi econimici importanti.
Se da una parte, in Inghilterra, si cominciano a accusare i primi malanni, dall’altra, in Germania, arriva un incoraggiante consolidamento del sistema, che per la prima volta ha abbattuto la barriera dei 4 miliardi di euro, facendo registrare un incremento del 12%.
La Bundesliga, dunque, si dimostra nuovamente il campionato più sano d’Europa. Tra stadi sempre pieni e una media spettatori da sogno, la più alta di tutto il continente, il campionato tedesco presenta un utile operativo di 0,4 miliardi di euro. A questo viene aggiunto il rapporto stipendi/ricavi del 54%, il più equilibrato di tutti i campionati europei. Dunque, ancora una volta sostenibilità e programmazione premiano la Germania, in netta crescita e con margini di miglioramente per gli anni futuri.
Oltre alla Germania, anche la Spagna fa registrare un aumento del 9%, arrivando al risultato record di 4,1 miliardi di euro. Il settore sponsorizzazioni, con azioni come il rinnovo tra Barcellona e Nike, e l’entrata a pieno titolo del nuovissimo Santiago Bernabéu hanno portato benefici a tutto il sistema calcistico della massima serie iberica.
Tuttavia, come già accaduto in passato, la ricchezza è concentrata nella mani dei soliti club. Infatti, a generare il 52% del fatturato del La Liga sono Real Madrid e Barcellona. Un dato ormai noto, che rimarca la strapotenza economica di due delle forze più importanti del mondo.
Segnali incoraggianti per la Serie A. Pur mostrando una crescita più moderata rispetto ai concorrenti, il campionato italiano presenta un incremento di 4 punti percentuali, giungendo ad una cifra di 3 miliardi euro. Terzo anno consecutivo in utile operativo, che rimarcano una crescita graduale di tutto il settore.
Come in Spagna, anche in Italia la concentrazione dell’entrate complessive si canalizza sui tre club pilastri del nostro calcio - Juventus, Inter e Milan - detentori del 45% delle entrate complessive.
La nota drammatica giunge dalla Francia. La contrazione pesante del 15% fa crollare i ricavi della Ligue 1 a 2,2 miliardi di euro. La crisi enorme dei diritti televisivi tradizionali, unito l’esaurimento dei fondi di investimento CVC, hanno rincarato la dose su un movimento già in netta difficoltà negli anni precedenti.
Fondamentale l’apporto del Paris Saint-Germain, unico traino reale, che da solo porta il 39% dei ricavi dell’intero campionato. Un monopolio economico pesante, condito da un competitività ristretta e dallo strapotere che da quasi un decennio soffoca la competitività del torneo, che mette a nudo le ingenti difficoltà di un calcio sempre più in apnea come quello transalpino.
In un sistema di diritti televisivi sempre più asfittico, il calcio europeo sta cercando rifugio nelle strategie del Direct-to-Consumer. La strada è stata tracciata dalla Francia che, ha attraverso l’apertura della piattaforma Ligue+, ha tentato di bypassare i broadcaster, aprendo un dialogo diretto con i tifosi; stessa formula adottata anche dalla nostra Serie B, che ha attivato LaB Channel.
Ciononostante, la vera novità del 2026 è data dall’introduzione dell'Independent Football Regulator (IFR) in Inghilterra. Si tratta di un organo di controllo statele e indipendente che avrà il compito di vagliare l’idoneità dei nuovi proprietari e di garantire la stabilità finanziaria a lungo termine del club. Nell’attivarsi di contromisure per evitare nuove crisi, la bolla miliardaria del calcio continua ad allinearsi, creando nuovi sistemi di sostenibilità e di crescita su tutto il movimento.