La sfida con Giancarlo Abete può iniziare. Lunedì 22 giugno il voto decisivo a Roma. Le regole e i pesi dei club
Giovanni Malagò e Roberto Mancini (Foto Claudio Villa/Getty Images)
Il tanto evocato spettro del pantouflage si è ufficialmente sgonfiato a 96 ore dal voto. Questa misura, regolata dalla Legge Severino, prevede un divieto di tre anni per gli ex dipendenti pubblici che vorrebbero prestare attività professionale per soggetti privati precedentemente destinatari dei loro poteri. Nel caso del calcio, si temeva che il passaggio di Giovanni Malagò dal CONI alla FIGC potesse configurare un'incompatibilità.
Tuttavia, l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), interpellata dal Ministro Abodi a seguito di un'interrogazione parlamentare della Lega, ha spazzato via ogni dubbio. Il motivo tecnico chiarito dal presidente Giuseppe Busia è netto: perché si verifichi il pantouflage, il nuovo ruolo deve rientrare tra i rapporti di collaborazione, consulenza o impiego.
La presidenza della Federcalcio è invece una carica elettiva assegnata da un corpo assembleare e non un incarico dirigenziale conferito dall'alto. Di conseguenza, difetta il presupposto stesso dell'incompatibilità.
Senza più il rischio di ricorsi post-elettorali, le urne di Roma si apriranno lunedì 22 giugno alle ore 11:00 per definire la nuova governance del calcio italiano. Malagò si presenta all'appuntamento con un vantaggio solido sul presidente della LND Giancarlo Abete, il quale ha affrontato la vicenda con estremo fair play istituzionale, confermando che il confronto rimarrà puramente legato alla politica sportiva e non ai tribunali.
I rapporti di forza all'interno dell'Assemblea sembrano tracciare una strada in discesa per l'ex numero uno del CONI. La sua coalizione può contare su una base di partenza teorica del 54% delle preferenze, blindata dall'appoggio compatto della Lega Serie A, dove il solo Claudio Lotito è rimasto isolato nell'opposizione, e della Lega Serie B.
A questo blocco si uniscono i voti dei calciatori dell'AIC, che pesano per il 20%, e quelli degli allenatori dell'AIAC, che portano in dote un ulteriore 10%, sebbene la componente dei tecnici presenti storicamente qualche frangia interna più fluida.
Dall'altra parte della barricata, Giancarlo Abete proverà a far valere il peso storico della Lega Nazionale Dilettanti. La LND controlla un terzo esatto dell'elettorato, pari al 34% dei voti complessivi, una quota importante ma da sola insufficiente per ribaltare i pronostici.
In questo scenario, l'ago della bilancia rischia di diventare la Lega Pro, che esprime il 12% delle preferenze. Ufficialmente la terza serie non è schierata, ma i recenti provvedimenti del Governo sulla mutualità hanno rimescolato le carte. Il dirottamento dell'1% delle risorse dal Settore Giovanile e Scolastico alla Serie A femminile ha infatti scatenato il forte malumore del vicepresidente Gianfranco Zola e di moltissimi club di C.
Questo pasticcio legislativo, paradossalmente, sta orientando gran parte dei voti della Lega Pro proprio verso Malagò, minacciando di trasformare quella che doveva essere una sfida aperta in un vero e proprio plebiscito.
Incassata la legittimità formale, il nuovo presidente dovrà subito gestire i complessi rapporti con Palazzo Chigi per la conversione del Decreto Sport, che richiederà profonde modifiche in sede di emendamenti per salvaguardare l'autonomia della federazione.
Sul piano prettamente tecnico, la nuova governance sembra intenzionata ad assecondare subito la piazza con un clamoroso ritorno. I contatti informali con Roberto Mancini sono già avviati. Il tecnico Campione d'Europa nel 2021 si è appena liberato dall'Al-Sadd ed è pronto a firmare un contratto in linea con i parametri federali. Con Silvio Baldini promesso all'Under 21 in chiave olimpica e profili come Antonio Conte fuori budget, il "Mancio" rappresenta l'uomo forte su cui Malagò vuole puntare per blindare la panchina azzurra in vista degli Europei del 2028 e soprattutto dei Mondiali 2030.