Dalle miniere dello Yorkshire ai due Palloni d’Oro: la storia di "King Kev", il primo calciatore a fondere sport, musica, moda e costume globale.
Keegan durante Liverpool-Everton del 1977 (Photo by Tony Duffy/Allsport/Getty Images)
Prima di David Beckham e delle copertine patinate a marchio globale, prima dei social media, dei profili aziendali e della narrazione spettacolarizzata del pallone contemporaneo, c’era un ragazzo del South Yorkshire con i riccioli permanentati, le basette lunghe e un’energia sconfinata. Si è spento a 75 anni Kevin Keegan, "King Kev" o "Mighty Mouse", come lo chiamavano affettuosamente per quella statura minuta (appena ) unita a un temperamento da gigante. Cede al cancro l'unico calciatore inglese capace di conquistarne due Pallone d'Oro consecutivi, ma soprattutto l'uomo che ha ridefinito il concetto stesso di atleta nell'immaginario collettivo.
Figlio di un minatore, giovanissimo operaio in una fabbrica di rame con una bronchite che sembrava precludergli ogni futuro nello sport, Keegan era l'antitesi del talento preconfezionato. Scoperto quasi per caso da suor Mary Oliver ai tempi della scuola e lanciato dallo Scunthorpe, fu il leggendario Bill Shankly a portarlo al Liverpool nel 1971 per appena sterline. Lì incantò in coppia con John Toshack, portando ad Anfield tre campionati inglesi, una FA Cup, due Coppe Uefa e la Coppa dei Campioni del 1977. In un football britannico ancora fatto di corsa, atletica a testa bassa e lanci lunghi, e che peraltro saltò i Mondiali del 1974 e del 1978 Keegan portò la fantasia, le sterzate secche e un fosforo mai visto prima. Era un’ala pura, eppure giocava con una libertà d'azione che oggi definiremmo da moderno esterno d'attacco totalizzante.
Se sul terreno di gioco faceva la differenza, fu fuori dal rettangolo verde che Keegan compì la vera rivoluzione, diventando il pioniere assoluto della Soccer Culture. Molto prima delle sigle commerciali dei campioni odierni, lanciò il marchio "KKK", firmò una propria linea di scarpe e divenne il volto simbolo del Subbuteo e delle riviste di moda. Non si limitò agli spot: incise singoli musicali capaci di entrare nella Top 40 britannica, come la celebre "Head Over Heels in Love". Questa dimensione da vera rockstar si unì a un coraggio sportivo unico quando, nel 1977, lasciò l'Inghilterra per l'Amburgo. Fu una scelta controcorrente che gli valse il titolo tedesco e come accennato due Palloni d’Oro consecutivi (1978 e 1979), dimostrando come un calciatore britannico potesse dominare la scena globale anche lontano da casa.
Chiusa una carriera da oltre gol (con parentesi romantiche al Southampton e al Newcastle), Keegan intraprese la strada della panchina. Con il suo Newcastle nel 1996 diede vita a "The Entertainers", una squadra spettacolare e votata all'attacco che, pur sfiorando la Premier League poi vinta dal Manchester United di Ferguson, lasciò un segno indelebile nei cuori dei tifosi Geordie. Nei panni di Commissario Tecnico della Nazionale inglese sintetizzò così la sua filosofia: «Se quello che volete è uno 0-0 in Ucraina, non sono il vostro uomo.»
In un’epoca dominata da algoritmi, passaggi all'indietro e narrazioni patinate, la figura di Kevin Keegan rimane un promemoria romantico e potente. È stato la cerniera perfetta tra l'epica del calcio operaio anni '70 e il calcio spettacolo contemporaneo. Un uomo che ha fatto tutto con entusiasmo e passione, correndo sempre in avanti e insegnando al mondo che si può essere campioni, icone di costume e persone perbene senza mai perdere l'autenticità. Oggi il calcio piange il suo primo Re pop. Ma come recita lo storico inno del suo Liverpool: You’ll never walk alone, Kevin.