Quattro miliardi spesi in un mercato drogato dai debiti e fondi speculativi: il sistema d'Oltremanica è un colosso di argilla che rischia il collasso
Il recente Arsenal-Manchester City per la FA Community Shield (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)
I club della Premier League battono un nuovo record di spesa sul mercato dei trasferimenti, spingendo gli analisti britannici a interrogarsi su una tendenza che sembra letteralmente sfuggita di mano. Come evidenziato dall'approfondimento pubblicato da Il Corriere dello Sport del 4 settembre 2026, i dubbi che circolano oggi non riguardano soltanto gli aspetti etici, ma soprattutto la sostenibilità di medio periodo di un gigantismo economico-finanziario che potrebbe poggiare su basi parecchio friabili.
Al termine della sessione estiva, i venti club del campionato inglese hanno speso l'impressionante cifra di 3,5 miliardi di sterline, che al cambio diventano oltre 4 miliardi di euro. Si tratta di un netto salto in avanti rispetto ai 3,6 miliardi dell’estate 2025. A impressionare è anche il dato dell’ultimo giorno di calciomercato: ben 590 milioni di euro spesi in sole 24 ore (contro i 455,5 del 2025). A fine estate, il saldo tra entrate e uscite dei club di Premier segna un passivo di 1,596 miliardi di euro. Per dare un termine di paragone, la Serie A, seconda lega per spesa globale, si è fermata lontanissima, sfiorando 1,16 miliardi. Nel contesto delle "Big Five", la Premier League ha sostenuto da sola il 55% degli investimenti complessivi (7,4 miliardi totali), compensando ampiamente i conti in attivo della Ligue 1 e gli equilibri della Bundesliga. "I club della Premier dispongono davvero del denaro che stanno spendendo così a man bassa, o stanno bruciando risorse che non hanno?"
A sollevare i dubbi più inquietanti è la stampa britannica. Il sito The Athletic si è concentrato sulla crescente tendenza dei club inglesi a comprare e vendere tra loro. Con eccezioni rare come l'acquisto di Bradley Barcola (dal PSG al Liverpool per 125 milioni), i super-trasferimenti coinvolgono quasi sempre squadre interne, creando una circolazione endogena del denaro assimilabile a un meccanismo di plusvalenze incrociate. Emblematica la "Top 10" del mercato estivo, dominata da operazioni come il passaggio record di Enzo Fernandez dal Chelsea al Manchester City per 145 milioni di euro, o l'acquisto di Rogers da parte del Chelsea per 138 milioni.
Un'indagine del quotidiano The Independent mette però in luce l'aspetto più rischioso: il massiccio ricorso al "private credit" e alla fattorizzazione. Il denaro speso non passa fisicamente di mano, ma viene rinviato al futuro tramite la creazione di debito reale per coprire un mercato fatto di liquidità virtuale. I club scialacquano oggi i ricavi futuri derivanti da diritti tv e persino dal paracadute retrocessione, facendoseli anticipare da multinazionali come Apollo Management, Ares Capital o Macquarie Bank, con tassi di interesse rilevanti. Il sito Football Insider, a tal proposito, ha sottolineato l'eccessivo affidamento del Tottenham al colosso Macquarie per finanziare i nuovi progetti.
In uno scenario macroeconomico segnato da tassi di interesse volatili, questa strategia è un azzardo. Il turbo-capitalismo calcistico d'Oltremanica, capace di piazzare ben nove club inglesi (più la neopromossa Ipswich Town) nella top ten europea degli investimenti, rischia di soffocarsi da solo. I ricavi di un club diventano semplicemente i debiti di un altro, gonfiando la bolla. Il mercato più ricco del mondo è avvisato: il rischio collasso è maledettamente reale.
| Club | Spesa Totale (Mln €) PDF |
|---|---|
| Manchester City | 526,20 |
| Chelsea | 406,70 |
| Tottenham | 366,35 |
| Newcastle | 313,00 |
| Aston Villa | 300,20 |
| Totale Top Spender Premier | 4.112,50 |