CT Nazionale, a che punto siamo: dietrofront Pirlo, la corsa a 4 e la carta direttore tecnico più allenatore federale

Per la panchina azzurra sfida tra Mancini, Conte, Pioli e Palladini. L'alternativa 'di governo' porta a un ticket stile Bernardini e Bearzot

Nomina CT Italia

Gianluigi Donnarumma dopo l'eliminazione per mano della Bosnia (Photo by Getty Images/Getty Images)

Il cantiere della Nazionale italiana si trasforma in un intricato puzzle politico, etico e strategico. Doveva essere l'inizio di una nuova era guidata dal binomio direttivo formato da Paolo Maldini e Leonardo sotto la presidenza federale di Giovanni Malagò, ma la strada per la scelta del nuovo Commissario Tecnico si è improvvisamente impantanata in un terreno scivoloso.

Il caso Pirlo: etica, politica e conflitti d'interesse

L'ipotesi di affidare la panchina azzurra ad Andrea Pirlo – già accolta con qualche scetticismo sul piano puramente tecnico – ha subito una brusca battuta d'arresto. A congelare la nomina è stata una bufera politica scoppiata attorno al ruolo dell'ex regista come testimonial dell'agenzia di scommesse russa Fonbet, usata anche per veicolare l'immagine della Russia di Putin.

Nonostante la disponibilità del tecnico a rescindere gli accordi (compreso quello con lo United Fc di Dubai, club con cui è in ritiro in Austria), la polemica non si è placata. A complicare la posizione di Pirlo è arrivata poi la netta smentita del presidente dello United Fc, Sergey Lomakin, che ha negato qualsiasi legame o interesse societario con Fonbet. Una precisazione che trasforma la partnership di Pirlo in una scelta individuale e commerciale diretta, difficilmente difendibile agli occhi dell'opinione pubblica e della politica. Sullo sfondo resta poi il tema, seppur secondario al momento, del potenziale conflitto d'interessi legato all'operato dei figli di Pirlo e Maldini (Niccolò e Christian), impiegati in note agenzie di procura e scouting calciatori.

Maldini e Leonardo a un bivio: le carte Pioli e Palladino

Il nodo politico-decisionale coinvolge direttamente la governance della FIGC. Malagò aveva garantito totale autonomia tecnica e carta bianca a Maldini e Leonardo. Se l'ipotesi Pirlo dovesse tramontare definitivamente a causa delle pressioni esterne, i due dirigenti potrebbero valutare di farsi da parte, rifiutando di vedere ridimensionato il proprio raggio d'azione. Se invece il tandem dirigenziale dovesse rimanere saldo al suo posto mantenendo l'autonomia, difficilmente si virerebbe su profili ingombranti o incompatibili dal punto di vista gestionale.

Escluse le piste che portano ad altri campioni del 2006 già vincolati a club di Serie A, come Grosso al Genoa o De Rossi alla Fiorentina, Maldini e Leonardo potrebbero guardare a profili di campo ben precisi. In prima fila c'è Stefano Pioli, allenatore preparato, pronto e duttile, con cui Maldini ha già condiviso e vinto uno Scudetto al Milan dopo aver superato del tutto le incomprensioni della stagione 2022-23. L'alternativa porta al profilo di Raffaele Palladino, un profilo giovane, aggressivo e pragmatico, abituato a valorizzare i giovani e ideale per sposare una visione tattica d'avanguardia.

Le opzioni della FIGC e della Serie A: Mancini e Conte

Qualora la spaccatura portasse all'uscita di scena di Maldini e Leonardo, la FIGC e il presidente Malagò dovrebbero prendere in mano direttamente la gestione tecnica, assecondando anche i desiderata della Lega Serie A e dell'opinione pubblica. In questo scenario le strade principali portano a due nomi di primissimo piano.

Da un lato c'è Roberto Mancini, stimato da Malagò e già pronto a rientrare nei parametri d'ingaggio federali sotto i 2 milioni di euro. Dall'altro figura Antonio Conte, fortemente caldeggiato da una parte importante dei presidenti di Serie A per la sua capacità di dare scosse immediate. Con le prime quattro delicate sfide di Nations League alle porte a settembre contro Belgio, Turchia e Francia – dove in gioco c'è la permanenza nella League A –, Conte rappresenta la garanzia di affidabilità immediata, sebbene vada stilato un piano economico più complesso per coprire il suo ingaggio.

La soluzione "di governo": il tandem DT più tecnico federale

C'è infine una terza via, suggestiva e di ispirazione storica, che rievoca i modelli d'emergenza adottati dalla FIGC dopo i crolli ai Mondiali del 1966 con la coppia Herrera-Valcareggi e del 1974 con Bernardini affiancato da Bearzot.

Si tratta dell'ipotesi di affiancare una figura di altissimo spessore ed esperienza istituzionale nel ruolo di Direttore Tecnico ad un profilo di campo cresciuto nei quadri federali. La suggestione porta a Claudio Ranieri come garante e supervisore dell'area tecnica, al cui fianco verrebbe promosso un allenatore di matrice federale come Carmine Nunziata, senza escludere del tutto la figura di Silvio Baldini. Un'architettura a doppio binario che permetterebbe di proteggere il gruppo squadra con la saggezza di Ranieri, affidando la gestione tattica quotidiana a chi conosce già a fondo le dinamiche e i giovani del club Italia. I tempi stringono e la FIGC si trova a un bivio decisivo: difendere la scelta tecnica di partenza o rifondare la struttura organizzativa a poche settimane dai primi impegni ufficiali.

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