Giustizia sportiva, la CGUE sul caso Andrea Agnelli è una nuova sentenza Bosman?

La Corte UE dà ragione ad Agnelli e Arrivabene: le sanzioni limitano la libera circolazione e devono poter essere annullate da un giudice indipendente.

Caso Agnelli e Arrivabene

Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene ai tempi della Juventus (Photo by Simone Arveda/Getty Images)

Nel dicembre 2023 era toccato al monopolio di UEFA e FIFA sul caso Superlega; trent’anni prima, la storica sentenza Bosman aveva abbattuto le frontiere del mercato dei calciatori. Oggi, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) firma un altro verdetto destinato a riscrivere profondamente i confini del macrocosmo sportivo. Al centro della decisione c'è il ricorso di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene contro le inibizioni ricevute nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze della Juventus. La pronuncia dei giudici di Lussemburgo squarcia il velo dell’autarchia dei tribunali sportivi, sancendo che le sanzioni disciplinari che limitano la professione devono poter essere annullate da un giudice terzo e indipendente.

Il cortocircuito della tutela risarcitoria in Italia

Fino ad oggi, l'ordinamento italiano si è retto su una vistosa asimmetria regolata dal Decreto-Legge 220/2003. Se un dirigente o un atleta veniva sanzionato dagli organi della FIGC o dal Collegio di Garanzia del CONI, poteva sì rivolgersi al TAR del Lazio, ma quest'ultimo non aveva il potere di annullare o sospendere la squalifica sportiva, potendosi limitare soltanto a concedere un eventuale risarcimento economico. Questo cortocircuito è stato scardinato dai giudici europei, i quali hanno chiarito che un semplice ristoro pecuniario a posteriori non basta se la sanzione continua a produrre effetti lesivi sulla professione. Il nuovo modello imposto da Lussemburgo esige che chiunque subisca una limitazione della propria libertà lavorativa, garantita dai Trattati UE, debba poter accedere a un giudice terzo, indipendente e precostituito per legge, dotato del potere reale di cancellare il provvedimento o emettere misure cautelari d'urgenza.

Autonomia dello sport contro diritti fondamentali

La sentenza non rappresenta comunque un via libera all'anarchia regolamentare. La Corte UE ha infatti salvaguardato il principio di lealtà, probità e correttezza, che costituisce il pilastro su cui si fondano le sanzioni del calcio italiano. Le federazioni mantengono intatto il potere di punire i comportamenti illeciti per tutelare l'integrità dei campionati, purché tali misure rispettino i criteri di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione. Per i dirigenti coinvolti si apre ora la fase del giudizio di merito davanti al TAR del Lazio, un passaggio che potrebbe portare per la prima volta dal 2003 all'annullamento effettivo di una sanzione sportiva da parte della giustizia ordinaria dello Stato.

"Ripartiamo dal Tar, che può portarci all’annullamento della pena: sarebbe la prima volta in Italia dal 2003 che una sanzione sportiva viene annullata da un giudice ordinario. Anche se la sanzione è già stata scontata, l'annullamento spazza via tutto." — Nino Paolantonio, legale di Maurizio Arrivabene

Il fronte politico: l'emendamento Bicchielli e il Decreto Sport

Questo terremoto giuridico si intreccia inevitabilmente con la delicata transizione politica in corso in Italia, segnata dal recente via libera all'emendamento Bicchielli all'interno del Decreto Sport. La nuova norma vieta categoricamente ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili, tributari e militari di far parte dei tribunali delle federazioni professionistiche soggette al controllo della nuova Commissione di vigilanza finanziaria. Se da un lato il governo rivendica questa scelta come un'operazione trasparenza volta a eliminare i conflitti d'interesse e separare nettamente chi giudica all'interno dello sport da chi deve valutare i ricorsi all'esterno, dall'altro il mondo sportivo vive la riforma come una pesante invasione di campo che rischia di privare i propri organi di giustizia di competenze professionali di altissimo livello.

Certezza del diritto e impatto sul business calcistico

Per l'industria e il business del calcio, questo scenario ridisegna interamente le regole del rischio d'impresa. Sapere che una sanzione in grado di congelare asset societari o carriere manageriali milionarie non sarà più sottratta al vaglio sospensivo di un tribunal statale terzo offre una tutela fondamentale a club, sponsor e investitori internazionali. Il faticoso equilibrio tra l'autonomia dello sport e i diritti fondamentali del cittadino europeo ha trovato a Lussemburgo una nuova direzione, dimostrando che nessun regolamento privato, per quanto radicato, può porsi al di sopra delle garanzie costituzionali dell'Unione.

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