Dalla controversa gestione di USA 2026 alle doppie cause nei tribunali francesi, il mandato del presidente FIFA incontra la sua crisi più profonda in vista del Congresso di Rabat del 2027.
Gianni Infantino e Nasser Al-Khelaifi (Photo by Stu Forster/Getty Images)
Cosa sarebbe successo se l’avvocato sloveno Aleksander Čeferin, presidente dell’Uefa, avesse ordinato non soltanto al Belgio, ma a tutte le Nazionali europee qualificate agli ottavi di finale di ritirarsi da USA 2026? Immaginare un Mondiale privo di Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo, Germania e Norvegia significa figurarsi un gesto clamoroso e fortemente anti-sportivo, ma capace di spaccare in due il movimento calcistico globale. Sebbene si tratti di una provocazione e di un paradosso, l'idea riassume alla perfezione l'atmosfera di tensione che si respira nei palazzi del potere dopo la controversa decisione della coppia Trump-Infantino di cancellare la squalifica dell'attaccante americano Balogun. Quel gesto è stato la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo, segnando un punto di non ritorno nei rapporti istituzionali.
Il segnale politico più evidente di questa spaccatura è stato l'assenza di Čeferin — che per statuto ricopre anche la carica di vicepresidente della FIFA — sulle tribune del MetLife Stadium in occasione della finale vinta dalla Spagna. Un forfeit che fa grande scalpore se confrontato con i precedenti storici, come a Berlino 2006, quando fu l'allora numero uno dell'Uefa Lennart Johansson a consegnare la Coppa del Mondo nelle mani di Fabio Cannavaro. Affiancato dal presidente della Federcalcio tedesca Bernd Neundorf, il numero uno del calcio europeo ha ufficialmente avviato le manovre diplomatiche per isolare Infantino in vista del Congresso elettivo della FIFA, in programma il 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco.
La corsa verso la presidenza rappresenta un passaggio cruciale per il futuro del movimento. Attualmente le federazioni affiliate alla FIFA sono 211 e la votazione, che avverrà a scrutinio segreto e non per alzata di mano, richiederà la maggioranza assoluta di 106 voti per l'elezione. L'Uefa parte da un solido blocco di 55 nazioni e punta a raccogliere i consensi mancanti attorno a una figura di grande rilievo internazionale. L'identikit ideale porta a Nasser Al Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e dell'EFC (l'associazione europea dei club che conta oltre 800 membri). Sebbene il dirigente qatariota non sia ancora del tutto convinto della candidatura, le pressioni per un suo coinvolgimento diretto sono fortissime. Al tempo stesso, i pericoli per Infantino arrivano da altre figure ambiziose del Medio Oriente, tra cui il principe giordano Ali bin Al Hussein e lo sceicco bahreinita Salman Al Khalifa.
L'erosione del consenso attorno a Infantino, intenzionato a correre per il suo quarto e ultimo mandato, non deriva unicamente dalle polemiche del Mondiale americano, ma anche da una prolungata percezione di parzialità sulle questioni geopolitiche, come il rigoroso ban applicato alla Russia per l'attacco all'Ucraina contrapposto alla mancata sanzione verso Israele. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la complessa offensiva giudiziaria intrapresa da Michel Platini, che dopo essere stato completamente prosciolto da ogni accusa di corruzione legata ai due milioni di franchi ricevuti da Sepp Blatter, ha deciso di trascinare i suoi oppositori davanti alla magistratura francese.
Alla vigilia del torneo nordamericano, l'ex stella della Juventus ha avviato due differenti azioni legali. La prima è una causa penale depositata a Parigi contro Infantino con le accuse di traffico di influenze, cospirazione per diffamazione e denuncia calunniosa, coinvolgendo anche ex dirigenti chiave della FIFA come Marco Villiger e Domenico Scala per il presunto ruolo avuto nell'impedire la sua elezione nel 2016. La seconda è una causa civile incardinata al tribunale di Marsiglia, la cui udienza preliminare si terrà l'8 dicembre, incentrata sulla richiesta di un ingente risarcimento danni per gli stipendi persi a causa dell'estromissione ai vertici del calcio mondiale.
Tra le insidie giudiziarie transalpine, le novità regolamentari "all'americana" contestate dal pubblico e le pressioni politiche di Donald Trump — che non ha nascosto l'ambizione di considerare i Mondiali del 2038 quasi una questione personale —, il percorso di Infantino verso la rielezione del 2027 se preannuncia irto di ostacoli, segnando la fine dell'epoca delle conferme senza rivali.