Il player trading del Sassuolo ha generato un saldo attivo di 135,8 milioni di euro. Da Scamacca a Thorstvedt, ecco la strategia finanziaria della nuova Juventus
Giovanni Carnevali (Foto Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)
Nel calcio contemporaneo, dove i bilanci pesano quanto (e a volte più) dei risultati sul campo, la capacità di generare plusvalenze reali senza distruggere il valore tecnico della rosa è il vero fattore differenziante. Il lavoro impostato da Giovanni Carnevali alla guida del Sassuolo ne è la dimostrazione empirica. Una gestione che, sintetizzata nella brutale ma efficacissima formula del "compra a uno e vende al doppio", rappresenta un case study d'eccellenza per il management sportivo.
I numeri estratti dal bilancio storico del club emiliano e pubblicati sull'edizione oggi in edicola di Tuttosport non lasciano spazio a interpretazioni: analizzando la Top 10 delle operazioni in entrata e in uscita della gestione Carnevali, il saldo finale recita un +135,8 milioni di euro. A fronte di investimenti per 129,8 milioni, il Sassuolo ne ha incassati ben 265,6. Un delta positivo straordinario, ottenuto non per colpi di fortuna, ma attraverso una pianificazione strategica basata su tre pilastri fondamentali: lo scouting preventivo, la valorizzazione del prodotto interno e, soprattutto, il controllo totale del timing di mercato.
Il focus sul talento italiano ha rappresentato per anni la cassaforte del club. Operazioni come quelle relative a Manuel Locatelli (acquistato a 14 milioni e rivenduto a 36,4) e Davide Frattesi (preso a 14,6 e ceduto a 31,4) dimostrano la capacità di comprare a cifre importanti per la classe media della Serie A, con la certezza di rimettere il prodotto in circolo nel mercato interno a peso d'oro.
Il vero capolavoro finanziario e di scouting resta però Gianluca Scamacca: fiutato l'affare nel 2017 dal PSV per appena 500 mila euro, il Sassuolo lo ha protetto, prestato, valorizzato e infine ceduto al West Ham per 38,6 milioni di euro. Una monetizzazione massimizzata grazie alla sponda del mercato internazionale (Premier League), fuori dalle possibilità economiche dei club italiani del momento.
Ma fare player trading non significa svendere al primo offerente. La lungimiranza di Carnevali si misura anche nella capacità di resistere alle pressioni del mercato quando il contesto è sfavorevole. Il caso di Kristian Thorstvedt è emblematico: acquistato dal Genk per 10,1 milioni, il centrocampista vive una prima stagione positiva ma culminata con la retrocessione in Serie B. Un qualsiasi club avrebbe ceduto alla necessità di fare cassa immediata, accettando offerte al ribasso. Carnevali ha scelto la via della patrimonializzazione: trattenuto in B, il norvegese è diventato l'asse portante della rinascita sotto la guida di Fabio Grosso, vedendo oggi il proprio valore di mercato letteralmente moltiplicato.
Prima ancora di essere un uomo di calcio, Carnevali è un imprenditore prestato allo sport. La sua abilità nel mediare, gestire le "telenovele" di mercato riducendole al minimo e mantenere ottimi rapporti con le big (senza mai fare sconti, come testimoniano i 22 milioni incassati dall'Atalanta per Jeremie Boga o i 25 da l'Inter per Sensi) ne traccia il profilo ideale per contesti di massima pressione, inclusa la nuova sfida alla Juventus.
A Torino le metriche di valutazione sui calciatori cambieranno inevitabilmente, dovendo coniugare l'istantaneità del risultato sportivo d'élite con la sostenibilità economica. Ma la storia parla chiaro: la mentalità flessibile e la rigidità strategica sui prezzi di cessione restano un passaporto di garanzia per qualsiasi club che punti alla stabilità finanziaria a lungo termine.