Dentro la Coppa dalle Grandi Orecchie: 5 cose che non sai (davvero) sulla storia della Champions League

Dai rifiuti inglesi ai segreti del trofeo "made in Italy": cinque aneddoti che ribaltano la narrazione classica sulla coppa più prestigiosa del mondo

Curiosità Champions League

Il villaggio della finale di Champions League a Budapest

Oggi la Champions League è una macchina da miliardi di euro, un brand globale e il palcoscenico dei sogni del calcio mondiale. Ma dietro la perfezione geometrica dell'inno di Tony Britten, scritto rielaborando la sonata di incoronazione Zadok the Priest di Georg Friedrich Händel e lo scintillio delle notti europee si nasconde una storia fatta di snobismo, stranezze artigianali e paradossi statistici.

Perché la Coppa dei Campioni (la mamma della Champions League) non è sempre stata il koloss che conosciamo oggi. Se pensate di sapere tutto sulla competizione, ecco cinque curiosità che probabilmente vi sono sfuggite.

Il "No, grazie" degli inglesi alla prima edizione

Oggi la Premier League fa la parte del leone in Europa, ma nel 1955 – quando nacque la prima storica edizione sotto la spinta del quotidiano francese L'Équipe – il calcio inglese rispose con un'alzata di spalle. Il Chelsea aveva vinto il campionato e avrebbe dovuto partecipare, ma la Football League (la lega inglese) spinse i Blues a rinunciare, convinta che i tornei continentali fossero solo una distrazione che avrebbe danneggiato il primato e il prestigio dei campionati nazionali. Un peccato di superbia che lasciò campo libero al primo storico filotto del Real Madrid.

Le "Grandi Orecchie" sono nate a Milano (anzi, a Paderno Dugnano)

Il design originale della coppa era decisamente più sobrio e piccolo. Quello attuale, con le iconiche grandi anse laterali, è stato disegnato nel 1967 dallo svizzero Jürg Stadelmann. La vera curiosità? Dal 1973 la produzione fisica del trofeo originale (e delle repliche ufficiali che la UEFA concede ai club) è affidata alle sapienti mani degli artigiani italiani della IASA, un'azienda situata a Paderno Dugnano, alle porte di Milano. È lì che, tra bagni galvanici e saldature, prende vita il sogno di ogni calciatore.

Il paradosso del Nottingham Forest

Nell'albo d'oro della competizione c'è un record statistico che difficilmente verrà mai eguagliato e che rasenta l'assurdo calcistico. Il Nottingham Forest di Brian Clough è l'unico club nella storia del calcio europeo ad aver vinto più Coppe dei Campioni (due, nel 1979 e nel 1980) che campionati nazionali (uno solo, nel 1978). Per i "Garibaldi Reds" l'Europa era letteralmente più accessibile delle mura di casa.

Il primo "vincitore non campione" ha dovuto aspettare il 1999

Per decenni, il nome del torneo è stato un dogma: giocava solo chi vinceva il rispettivo campionato (più i detentori della coppa). Quando la UEFA ha aperto le porte anche alle seconde, terze e quarte classificate negli anni '90, la purezza storica è crollata. La prima squadra a vincere il trofeo senza aver vinto il proprio campionato l'anno precedente è stata il Manchester United nel 1999. L'anno della famosa rimonta nei supplementari ai danni del Bayern Monaco. I Red Devils di Sir Alex Ferguson alzarono la coppa a Barcellona dopo essere arrivati secondi in Premier League dietro l'Arsenal nel 1998.

Il festival del gol islandese: il record imbattuto dal 1969

Se pensate che il memorabile 8-4 tra Borussia Dortmund e Legia Varsavia del 2016 sia il match con più gol della competizione, vi state limitando all'era moderna della Champions. Il record assoluto all-time appartiene alla vecchia Coppa dei Campioni: nel settembre del 1969, gli olandesi del Feyenoord travolsero i malcapitati islandesi del KR Reykjavík con un roboante 12-2. Quattordici reti totali in 90 minuti, un tabellino da calcetto che resiste intatto da oltre cinquant'anni.

 

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