Dallo scudetto della Roma ai record della Juventus, il massimo campionato di calcio femminile si prende la scena tra la passione del Tre Fontane e il grande gala manageriale de La Lanterna
Serie A Women Scudetto 25-26 (Foto Matteo Cartolano)
Non era solo una passerella di fine stagione, né una formale celebrazione a giochi ormai fatti. Gli oltre 1.500 tifosi giallorossi che hanno riempito gli spalti dello storico impianto del "Tre Fontane" non hanno risposto a un richiamo puramente sportivo: hanno voluto essere testimoni attivi di un manifesto culturale.
Come spiega l'edizione oggi in edicola di Tuttosport vedere Manuela Giugliano sollevare al cielo di Roma il terzo tricolore della storia del club – il primo sotto la guida tecnica di Alessandro Rossettini – rappresenta l'istantanea più nitida di un movimento che ha definitivamente superato la fase dell'avanguardia per farsi fenomeno di massa consolidato.
La festa popolare, le lacrime d'addio di Haavi e l’emozione profonda di Viens proiettate verso la finale di Coppa Italia raccontano un calcio fatto di fortissima appartenenza, investimenti lungimiranti e un'empatia straordinaria con la propria base di appassionati.
Il termometro più accurato per misurare la crescita del calcio femminile italiano non si limita però all'affluenza e al calore degli stadi. Passa in modo inevitabile dalla capacità delle sue istituzioni di generare valore d'immagine, credibilità e brand equity. In questo senso, una serata come l'Athora Game On - All Stars Night, nell'iconica cornice romana de La Lanterna, assume un significato che va ben oltre la semplice passerella di gala. È la certificazione di un salto di qualità manageriale collettivo.
In una notte in cui la Serie A celebra le proprie eccellenze attraverso la premiazione delle MVP della stagione, delle migliori top 11 assolute e Under 23, dei gol più spettacolari e delle migliori pratiche societarie, le parole della presidente Federica Cappelletti tracciano una linea chiara: “l'evento nasce per dire grazie a ogni singola componente — club, calciatrici, istituzioni e partner commerciali come il title partner Athora — capaci di viaggiare all'unisono”.
Il professionismo, insomma, smette di essere vissuto come un traguardo d'arrivo per diventare la solida base di partenza verso una visione strategica e ambiziosa, in grado di connettere stabilmente il vertice dei grandi club alla base dei settori giovanili.
Questa maturità strutturale trova una sponda perfetta nella narrazione sportiva che l'ultimo turno di campionato ha saputo regalare. L'andamento dei novanta minuti finali dell'ultima giornata ci restituisce la fotografia di un movimento vivo, competitivo e ricco di storie ad alto impatto mediatico.
Si passa dall'ennesima pagina di storia scritta da Barbara Bonansea — che con la presenza numero 242 nella vittoria della Juventus sul Parma si è presa la vetta solitaria della classifica all-time della sua squadra — fino alle favole sportive delle realtà emergenti.
È il caso della Ternana guidata da Ardizzone, capace di battere a Narni il Milan grazie a un lampo di Lazaro e di chiudere a quota 17 punti una prima, storica e straordinaria apparizione assoluta nella massima serie. Ma è anche il caso del Como Women, che vincendo in casa dell'Inter trascinato ancora da Nischler ha ribadito la propria solidità e si è proiettato verso il futuro: la prossima stagione regalerà infatti un inedito e affascinante derby lombardo, sulla scia dell'entusiasmo per la promozione della controparte maschile del Como 1907.
Se a questo si aggiungono la conferma della Fiorentina come quarta forza del campionato dopo il successo sulla Lazio e il pareggio spettacolare tra Napoli e Sassuolo con le reti di De Rita e Fløe, emerge chiaramente come la competitività interna stia ridisegnando la geografia del nostro calcio, rendendo ogni sfida imprevedibile e preziosa per il pubblico e per gli sponsor.
Se l'atto finale della stagione vedrà Vicenza ospitare il super scontro in finale di Coppa Italia tra Roma e Juventus, le basi per la Serie A del domani sono già ampiamente tracciate. Il calcio femminile italiano ha dimostrato di possedere contenuti tecnici in crescita, profili atletici di livello internazionale e, soprattutto, una struttura commerciale e di partnership capace di attrarre investitori e generare interesse cross-mediale.
La strada da percorrere è ancora lunga, ma l'unione tra la passione genuina dei 1.500 del Tre Fontane e la governance strutturata dei gala istituzionali rappresenta il binomio perfetto per vincere la sfida più importante: rendere il calcio femminile un asset centrale, sostenibile e irrinunciabile dello sport italiano.