Como programmazione e lungimiranza, la Champions arriva con la nona spesa della Serie A

Con 130 milioni tra ingaggi e ammortamenti, il club lariano centra il 4° posto e batte le big sul campo. L'analisi del modello Hartono-Fabregas

Mirwan Suwarso Como

Mirwan Suwarso Como (Foto x.com/Infofatti)

Lo sappiamo, il Como non rappresenta più la classica favola della “provinciale” tutto cuore e zero budget. Alle spalle del club, infatti, c’è la famiglia indonesiana Hartono con un patrimonio stimato di 48 miliardi di dollari, capace di traghettare la squadra dalla Serie D alla qualificazione in Champions League a suon di investimenti senza precedenti al di fuori dei grandi mercati metropolitani.

Nel calcio moderno, però, i soldi da soli non garantiscono il successo. Contano solo se supportati da un progetto serio, coerente e strutturato. La riprova sta nei verdetti del campo: un incredibile quarto posto nell’ultimo campionato, alle spalle di Inter, Napoli e Roma, mettendo in riga colossi storici come Milan e Juventus. 

Un risultato straordinario che vale ancora di più se letto attraverso la lente del bilancio. Se la potenza patrimoniale della proprietà è fuori discussione, la gestione del Como dimostra che la vera forza del club risiede nell’efficienza della spesa sportiva.

Un miracolo basato sull’efficienza dei costi

Come spiega l'edizione oggi in edicola della Gazzetta dello Sport se analizziamo la reale "potenza di fuoco" economica, scopriamo che il posizionamento sportivo del Como è andato ben oltre il suo peso finanziario. Stimando i costi del personale tesserato per la stagione appena conclusa, il Como si colloca infatti solo al nono posto in Serie A per monte-ingaggi. La spesa per gli stipendi è stata di circa 90 milioni di euro, in leggera crescita rispetto agli 84 milioni del 2024-25, ma quasi triplicata se confrontata con i 32 milioni della Serie B 2023-24.

Le storiche "big" del nostro campionato viaggiano su pianeti totalmente diversi: Inter e Juventus gravitano attorno ai 200 milioni di costo del personale, il Napoli a 160, mentre Milan e Roma si attestano a 150. Ma il Como ha speso meno anche di club arrivati dietro in classifica, come l'Atalanta (circa 120 milioni, settima), la Lazio (circa 100 milioni, nona) e la Fiorentina (circa 100 milioni, quindicesima).

Il discorso non cambia se si considera l’intera spesa sportiva complessiva, ovvero la somma degli stipendi dei tesserati e degli ammortamenti dei "cartellini". Con i suoi 130 milioni di euro, il club lariano si conferma al nono posto della graduatoria generale. Una cifra sensibilmente inferiore rispetto a Juventus (320), Napoli (290), Inter (260), Milan (250), Roma e Atalanta (200), Fiorentina (150) e Lazio (140), e che supera solo di pochissimo il Bologna (125). Il quarto posto sul campo certifica quindi un'eccellente redditività dell'investimento tecnico.

L'architettura societaria e il fattore Fabregas

Il grande merito della proprietà asiatica è stato l'apertura di un ciclo tecnico senza scadenza, affidato "chiavi in mano" a Cesc Fabregas. Lo spagnolo non è un semplice allenatore o dipendente, ma un vero e proprio partner e azionista di minoranza del gruppo.

Sotto la presidenza di Mirwan Suwarso è stata edificata un’architettura societaria che non ha trascurato nessun aspetto, coltivando la selezione del talento e lo sviluppo del brand. Questo vero e proprio ecosistema è alimentato dalla holding britannica Sent Entertainment Limited, cassaforte in cui sono confluiti gli apporti di capitale dall’Indonesia per un totale di 335 milioni di sterline (circa 390 milioni di euro), di cui ben 200 milioni elargiti solo nell'ultima stagione. Sul mercato lo shopping è stato sì di lusso, ma ragionato e con una profonda visione prospettica: il decimo posto da matricola e il quarto posto al secondo anno ne sono la diretta conseguenza.

La strada verso l’autosufficienza commerciale

Il modello Como non si limita a quanto accade sul rettangolo verde. Nel 2023 è stata costituita la Sent Entertainment Italy, una branch che affianca il club per coordinare tutte le attività collaterali: dall’academy al retail, passando per il digitale, il turismo d'élite e lo sviluppo immobiliare, sfruttando strategicamente l'immenso appeal globale del brand "Lago di Como".

Chiaramente siamo ancora in una fase di start-up e consolidamento. I bilanci dal 2019 a oggi hanno sempre chiuso in perdita, registrando un deficit consolidato di 132 milioni di euro nel 2024-25 a causa dei massicci investimenti e delle spese di avviamento. Al momento la dipendenza economica dagli Hartono è totale e strutturale, ma la strategia è tracciata: pompare capitali freschi per strutturare asset capaci di generare risorse autonome e rendere, nel medio periodo, il club completamente autosufficiente. La vetrina e i ricavi della Champions League saranno il perfetto acceleratore per questa transizione.

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