Heysel, 41 anni dopo: la memoria unico antidoto all'abisso dell'ignoranza

Il 29 maggio non è solo ricordo, ma cultura del tifo. Da Torino a Marsala, la memoria delle 39 vittime unisce i colori contro gli insulti degli idioti.

+39 Rispetto Heysel

Lo striscione +39 Rispetto (Foto Quelli di Via Filadelfia)

Quarantuno anni dopo, l’Heysel non è più solo il nome di uno stadio belga o il capitolo più buio della storia del calcio europeo. Heysel è una parola affilata. Può ferire ancora se brandita dall'imbecillità di una curva o di un singolo tastierista da social, ma può e deve trasformarsi in un bisturi per estirpare la radice dell’ignoranza calcistica.

Una preghiera laica oltre i colori sociali

Ricordare il 29 maggio 1985 non è un mero esercizio di retorica, ma un allenamento necessario per l'anima di chi ama lo sport. Significa ripetere quella storia come una preghiera laica ed elencare i nomi delle trentanove vittime innocenti per riscoprire una verità che molti, troppo spesso, dimenticano: su quegli spalti decrepiti non c'erano solo juventini. C'erano due interisti, c'erano tifosi di altre squadre, c'erano semplici appassionati e diverse nazionalità.

Questo dettaglio rende ancora più spaventosamente stupido l'insulto o lo sberleffo da parte di fazioni opposte. Quando un gruppetto di idioti inneggia a quella strage, non sta colpendo il "nemico": sta sputando sulla propria stessa dignità di tifoso. L'odio da tifo è un abisso profondo, ma il calcio ha gli strumenti per tirarne fuori chi ci sta cadendo dentro.

Il Patto di Marsala: la rivalità che si inchina al rispetto

La vera cultura del tifo, spiega Tuttosport oggi in edicola, si costruisce con i fatti e con il superamento dei campanilismi. Lo dimostra quanto accaduto lo scorso 27 marzo a Marsala dove, all'interno del locale Juve Club, i tifosi bianconeri e quelli granata si sono uniti in un patto di rispetto per l’Heysel e per Superga

Una rivalità storica che non si cancella, ma che si inchina davanti al senso civico e umano. Perché non si può, e non si deve, morire per una partita di calcio.

Per difendere questo patrimonio di rispetto serve ogni singolo mattone: libri, spettacoli e articoli di giornale, ma anche una presenza tangibile sul territorio. Torino, in questo quarantunesimo anniversario, risponde concretamente trasformando la memoria in piazze, parole e sport attraverso un percorso narrativo che unisce le istituzioni alla cittadinanza.

Da un monumento di marmo alle note del teatro

Il cuore delle celebrazioni pulsa nel pomeriggio di oggi, 29 maggio, alle ore 18:00, nella Piazzetta Vittime dell’Heysel. È qui che la città si stringe attorno al proprio passato con l'inaugurazione del monumento dedicato alla memoria delle trentanove vittime. Un momento solenne che vede unite le istituzioni e lo sport, con la presenza del sindaco Stefano Lo Russo, dell’Assessore allo Sport Domenico Carretta e del Vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, affiancati dal Presidente della Juventus Gianluca Ferrero, dal Presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri e, soprattutto, dalle voci storiche delle associazioni dei familiari, come Fabrizio Landini per i "Famigliari vittime dell’Heysel" e Amedeo Franco per "Quelli di Via Filadelfia".

Dal marmo della piazza, il ricordo si sposta poi sul palco. In serata, alle 21:00, i Docks 88 di Via Valprato diventano lo scenario di un racconto intimo e profondo. Dopo l'introduzione del direttore di Tuttosport, Guido Vaciago, lo scrittore Emilio Targia ripercorre le pagine più toccanti del suo libro "Dentro l’Heysel", lasciando che le parole si fondano con le note malinconiche della fisarmonica di Gianluca Casadei, per restituire la dimensione umana di quella notte.

Il testimone passa al campo: il calcio per la memoria

Ma la memoria, per rimanere viva, deve continuare a correre anche dove tutto è iniziato: su un campo da gioco. Con questo spirito, il testimone passerà infine al calcio giocato il 6 e il 7 giugno, quando l’Asd Borgo Vittoria Cit Turin aprirà i propri cancelli per ospitare due tornei di calcio a 5, uno maschile e uno femminile. Sarà l'ultimo capitolo di un anniversario che dimostra come il modo migliore per onorare chi non c'è più sia proprio far vincere i valori più sani dello sport.

Chi dimentica sa di meno e si comporta peggio. Oggi, che sia attraverso un grande evento ufficiale o un piccolo pensiero condiviso sui social da un singolo appassionato, ricordare l'Heysel significa fare l'unica cosa che conta davvero: costruire il rispetto.

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