Dallo spauracchio Edin Dzeko alla linea verde di Muharemovic: l'Italia di Gattuso sfida la Bosnia in un playoff storico tra sogni mondiali e forti legami con la A
Edin Dzeko icona della Bosnia (Foto x.com/dzeko_diamond)
L'ultimo ostacolo tra l'Italia di Rino Gattuso e il Mondiale di Usa, Canada e Messico 2026 si chiama Bosnia Erzegovina. Dopo la storica vittoria a Cardiff contro il Galles, la prima di sempre per i bosniaci in un playoff, la nazionale guidata da Sergej Barbarez arriva alla sfida decisiva con una consapevolezza tutta nuova e la voglia di sfatare l'ultimo tabù: battere gli Azzurri in una gara ufficiale.
La nazionale guidata da Sergej Barbarez si presenta a questo appuntamento decisivo con un'identità tattica chiara, basata su un 4-4-2 estremamente compatto che trae linfa vitale proprio dal nostro campionato. La spina dorsale della squadra poggia su una difesa di chiara matrice italiana, dove l'esperienza dell'atalantino Sead Kolasinac si sposa con l'ascesa di Tarik Muharemovic.
Quest'ultimo, difensore del Sassuolo cresciuto nella Juventus Next Gen, è considerato l'astro nascente del reparto ed è già finito nel mirino di tutte le grandi del calcio europeo. A centrocampo, nonostante le recenti frizioni tra il CT e il club di appartenenza, il perno resta l'ex romanista Benjamin Tahirovic, mentre pesa l'assenza forzata del doriano Hadzikadunic, fermato da un infortunio muscolare proprio alla vigilia.
Se l'Italia vuole staccare il pass per il Mondiale, dovrà fare i conti con un attacco che ha dimostrato una prolificità sorprendente, mettendo a segno ben 17 reti durante la fase di qualificazione. Il pericolo pubblico numero uno resta l'immortale Edin Dzeko: a 40 anni, l'ex bomber di Roma e Inter continua a segnare a ritmi vertiginosi, come dimostrano i 6 gol in 8 gare realizzati recentemente con la maglia dello Schalke 04.
Tuttavia, la Bosnia ha imparato a non essere "Dzeko-dipendente", trovando soluzioni offensive efficaci anche grazie a interpreti come Demirovic e Tabakovic. I numeri parlano chiaro: solo fuoriclasse del calibro di Lewandowski e Ronaldo vantano uno storico realizzativo nelle qualificazioni mondiali superiore a quello del capitano bosniaco. E attenzione al giovanissimo Alajbegović classe 2007 uno dei prospetti più interessanti della Bundesliga.
Sebbene il 71° posto nel ranking FIFA possa suggerire una sfida agevole, il valore economico e tecnico della rosa bosniaca racconta una storia diversa. Parliamo di un gruppo che vale complessivamente circa 125 milioni di euro, frutto di un progetto che ha saputo anticipare i tempi della ricostruzione. La vittoria a Cardiff contro il Galles ha rotto il tabù dei playoff, regalando a una nazione intera la consapevolezza di poter competere ai massimi livelli.
Quella che doveva essere una missione a lungo termine in vista di Euro 2028 si è trasformata in un'opportunità immediata. Per l'Italia sarà una prova del fuoco contro una squadra che non ha nulla da perdere e che, spinta dall'entusiasmo di aver superato avversari come Romania e Cipro nel girone, cerca ora di sfatare l'ultimo grande mito: battere gli Azzurri in una gara che vale il sogno Mondiale
Per gli Azzurri di Rino Gattuso si tratta di un test psicologico oltre che tecnico: sebbene l'Italia non abbia mai perso un incontro ufficiale contro i bosniaci, unico ko nel 1996 in amichevole, l'entusiasmo della squadra di Sarajevo rappresenta un'insidia da non sottovalutare in una gara da "dentro o fuori"