Simulatori in Serie A, la memoria a corrente alternata: dal caso Bastoni-Kalulu all’eterna cantilena del "Si, però voi..."

Dal finto svenimento di Dida alla mano di Maradona: l'Italia del calcio usa i torti del passato per giustificare il caos presente, dimenticando l'etica sportiva

Simulatori in Serie A

Il caso Hojlund - Hien (Elaborazione grafica Social Media Soccer con Grok AI)

Il calcio italiano non ha una memoria, ha un archivio bellico. Non ricordiamo per imparare, ma per armare il prossimo post sui social. L’ultimo episodio che ha scosso il sistema — il contatto Bastoni-Kalulu del 14 febbraio scorso — è solo l'ennesimo capitolo di una farsa che dura da decenni e che Roberto Beccantini, dalle colonne del Corriere dello Sport, smonta con la lucidità del "vecchio trombone" che ne ha viste troppe.

Il meccanismo è sempre lo stesso: il "Sì, però". Se l’Inter subisce un torto, il Napoli risponde con il gol di Muntari. Se la Juventus viene accusata di simulazione, spuntano i video di Mertens o i ricordi della monetina di Alemao

Siamo un Paese che non analizza l’errore, succede negli Gangli decisivi dello Stato figuriamoci nel Calcio, ma cerca il precedente per annullarlo in una sorta di compensazione morale infinita.

L’eterna sfilata degli "scheletri" digitali

Non è solo una questione di memoria, è una vera e propria ossessione per l'archivio. In Italia, ogni polemica odierna finisce inevitabilmente per scoperchiare armadi pieni di scheletri, pronti a essere agitati sui social come prove di un'innocenza che non esiste. 

La cronaca più recente si mescola pericolosamente a una mitologia del passato che non passa mai.

Prendiamo il caso Bastoni: paragonarlo alla Mano de Dios di Diego Armando Maradona non è solo un’iperbole, è un cortocircuito storico che confonde la scaltrezza di un genio vendicatore con la cronaca di una turpe sceneggiata. Eppure accade. 

Accade che si riesumino i "lampioni di Marsiglia" o la monetina di Alemao per rispondere a un torto subito oggi, in una sorta di giustizialismo retroattivo che non risparmia nessuno.

È un catalogo infinito di acrobazie e cadute: dai voli "Giusto, Giusto" di Pavel Nedved ai tuffi di Juan Cuadrado, ribattezzato il Dibiasi bianconero per le sue doti; dal "chiarugismo" fiorentino al carpiato di Dries Mertens che YouTube ancora oggi ci ripropone con malizia

Perfino le minacce rivolte oggi all'arbitro La Penna sembrano l'eco distorta degli insulti che travolsero Orsato dopo quel famoso Inter-Juventus del 2018. Per non tacere del recentissimo caso Hojlund vs Hien con Chiffi protagonista.

Cambiano i nomi, cambiano le tecnologie (dal bianco e nero al 4K), ma lo squallore della gogna resta identico. In questo museo degli orrori calcistici, ogni tifoseria ha il suo reperto da nascondere e, allo stesso tempo, un video dell'avversario da dare in pasto all'algoritmo.

La fattoria degli animali (del pallone)

Citando Orwell, Beccantini sottolinea come nella nostra Serie A alcuni scheletri siano "più uguali degli altri". Il problema non è più l'errore del singolo calciatore o la svista del VAR, ma il conformismo dell'anticonformismo

Oggi non è "cool" censurare il volo di Bastoni; è molto più gratificante per l'algoritmo unirsi al coro, puntare il dito e poi nascondersi dietro un profilo anonimo per dare del simulatore a chi, in fondo, sta solo interpretando l'ennesimo atto di una commedia già scritta.

Tra cent'anni, un cronista del futuro guarderà questi faldoni digitali e sorriderà di noi

Sorriderà di un sistema che preferisce vivere di rancori retroattivi piuttosto che riformare una cultura sportiva che, tra una "ammuina" a Marassi e un "kamasutra" tra difensore e attaccante, sembra aver perso la bussola della dignità.

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