Tra architettura di Nervi, vincoli archeologici e partner globali, la Lazio svela il progetto da 50.000 posti per trasformare il Flaminio in un hub moderno
Rendering dello Stadio Flaminio (Foto Corriere dello Sport su licenza Lazio Style)
Il calcio moderno vive di dati, algoritmi e bilanci, ma ci sono giorni in cui la narrazione torna a poggiare su pilastri di cemento e sentimenti. Per la Lazio, quel giorno è oggi, martedì 17 febbraio 2026. Alle 10:30, presso il Training Center di Formello, il presidente Claudio Lotito ha svelato al mondo il progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio.
Non è solo la presentazione di un impianto, ma il tentativo di ricucire lo strappo con la tifoseria attraverso un'operazione monumentale da quasi 500 milioni di euro che punta a trasformare un sogno romantico in una solida realtà aziendale.
Il progetto, affidato all'architetto Marco Casamonti dello Studio Archea Associati con la supervisione di Pierluigi Nervi — nipote del progettista originale del 1960 che garantisce continuità ideale all’opera — punta a un obiettivo ambizioso: riportare in vita un’icona dell’architettura olimpica chiusa dal 2011.
La nuova visione della Lazio delinea un modello di "Stadio 4.0" da circa 50.570 posti, dove l'investimento complessivo di 480 milioni di euro (IVA inclusa) non si limita al campo da gioco.
L'impianto è concepito come un hub moderno e multifunzionale che integra un museo del club, aree hospitality d’eccellenza e spazi commerciali, arricchendo il tessuto urbano con parcheggi dedicati e piste ciclabili, il tutto sotto il rigore scientifico dei team universitari della Sapienza e di Roma Tre.
Nonostante l'entusiasmo, il percorso resta una complessa corsa a ostacoli normativa. Il Campidoglio ha già tracciato la rotta, imponendo che l'iter segua rigorosamente la cosiddetta "Legge Stadi" anziché il codice dei contratti pubblici, allineandosi così alle procedure semplificate per i grandi impianti sportivi.
Questo significa che la fattibilità dell'opera passerà obbligatoriamente per un tavolo tecnico dove peseranno i numerosi vincoli dell'area. Tra le criticità maggiori spiccano la tutela paesaggistica per la vicinanza al Tevere e, soprattutto, il delicato nodo archeologico.
Il Flaminio sorge infatti su un terreno denso di storia, tra resti di ville romane e antiche necropoli lungo la via consolare, rendendo il parere della Soprintendenza alle Belle Arti il vero spartiacque per il futuro del cantiere.
A sottolineare la caratura internazionale dell'operazione è la partecipazione di Legends Global, partner strategico fondamentale nella definizione di un business model capace di massimizzare la valorizzazione commerciale dell’impianto.
Il coinvolgimento di professionisti del settore, unito alle indiscrezioni su possibili interessi di fondi d'investimento internazionali, suggerisce che la Lazio stia costruendo non solo una "casa", ma una vera e propria macchina economica pronta a competere con i top club europei.
Questa scelta di comunicazione, amplificata dalla diretta sui canali ufficiali e su piattaforme come Dazn e Sportitalia, conferma la volontà di trasformare il Flaminio in un brand identitario potente, capace di ridare certezze a una piazza che chiede futuro.