La Lazio finanzia la rivoluzione di giugno, Napoli, Milan e Roma puntellano la rosa e investono in prospettiva Juventus e Inter scelgono la linea della prudenza
I numeri della sessione invernale 2026 del Calciomercato (Foto Gemini AI)
Il sipario cala sulla sessione invernale del calciomercato 2025-2026 e, a differenza degli anni passati, la sensazione che rimane non è quella di un assalto frenetico dell'ultimo minuto, ma di una partita a scacchi giocata con estrema prudenza.
La Serie A, infatti, ha scelto la via del pragmatismo. Si ripara dove serve, si investe solo se si incassa, e si guarda al futuro con un occhio sempre fisso sul bilancio.
Se guardiamo ai numeri nudi e crudi, il bilancio finale del calciomercato invernale ci riconsegna una Serie A che spende ancora più di quanto incassa, ma lo fa con una cautela quasi chirurgica.
Il saldo complessivo secondo i dati Transfermarkt si attesta su un negativo di circa 56,7 milioni di euro, una cifra che, pur indicando un investimento netto, è figlia di una strategia ben precisa: non si compra più per il gusto di farlo, ma solo se si è certi di poter sostenere l'impatto a lungo termine.
A fronte di circa 243 milioni di euro investiti, i club italiani sono riusciti a recuperarne 187 milioni dalle cessioni, spesso sacrificando pezzi pregiati per finanziare i nuovi arrivi.
Questo scarto di 56 milioni non deve però trarre in inganno: non siamo davanti a una rinnovata "epoca d’oro" di spese folli, quanto piuttosto a un mercato di necessità dove ogni euro speso in entrata è stato ponderato, pesato e, in molti casi, dilazionato attraverso formule di pagamento creative per non soffocare i bilanci già provati.
In questo scenario, la Lazio si è distinta come il club più dinamico, operando una vera e propria rivoluzione "autofinanziata". Per permettersi volti nuovi come Kenneth Taylor (arrivato dall'Ajax per 16,8 milioni) e il talento Petar Ratkov (13 milioni), la società biancoceleste non ha esitato a privarsi di due colonne: Taty Castellanos, volato al West Ham, e Mattéo Guendouzi, ceduto al Fenerbahce.
Due addii pesanti che hanno portato nelle casse oltre 50 milioni di euro, trasformando la Lazio nel motore principale del mercato in uscita.
Mentre la Juventus ha puntato sull'usato sicuro ma di qualità, pescando Jérémie Boga dal Nizza per dare brio alle fasce di Luciano Spalletti, l'Inter e il Napoli hanno preferito la stabilità.
I nerazzurri si sono limitati a operazioni di contorno e di prospettiva, come l'innesto del giovane Yanis Massolin del Modena (lasciato in prestito in Serie B).
I partenopei hanno scelto di non alterare gli equilibri di una rosa già competitiva, inserendo Giovane e Alisson Santos per una spesa in prestito, con obbligo di riscatto intorno ai 5 milioni e preferendo lavorare sulle uscite dei giocatori meno impiegati come Lucca.
Azioni di puntello e di prospettiva in casa Roma e in casa Milan. I Giallorossi hanno messo in rosa due potenziali titolari come Malen dall'Aston Villa e Zaragoza dal Bayern via Celta i giovanissimi Robinio Vaz (il colpo in entrata più pagato della sessione con 22 milioni di investimento) e Venturino dal Genoa.
Operazioni importanti in casa Atalanta e in casa Como. La Dea vende Lookman all'Atletico Madrid per 40 milioni e lo sostituisce con Raspadori, che compie il percorso inverso ma per 22. Il Como investe su Ladho 18 anni e Posch.
Il dato più interessante che emerge da questa sessione è l'egemonia del prestito. Oltre il 60% dei trasferimenti è stato concluso senza un passaggio di proprietà immediato e definitivo.
Questo dimostra come i direttori sportivi siano diventati dei veri “acrobati del bilancio”.
La necessità di rinforzare la squadra nell'immediato si scontra con l'obbligo di non appesantire l'esercizio in corso, spostando l'onere economico sulle stagioni a venire tramite diritti o obblighi di riscatto condizionati.