Business AFCON dai premi record al miliardo investito in infrastrutture. Analisi tra crescita commerciale, soft power e il nodo dei rimborsi ai club
La finale Afcon 2025 Senegal-Marocco (Foto x.com/OLYAN15K)
Con la rocambolesca finale di Rabat tra Senegal e Marocco è andata in archivio la 35° edizione della AFCON acronimo di Coupe d'Afrique des Nations, la Coppa d’Africa.
Una competizione che al netto della clamorosa crescita tecnica e sportiva ha smesso di essere soltanto la massima espressione del calcio continentale per trasformarsi in un asset strategico di sviluppo economico e una sofisticata operazione di soft power.
L’edizione 2025 in Marocco, infatti, rappresenta un vero spartiacque gestionale, consolidando un modello in cui la CAF (Confederation of African Football) agisce come una media company capace di generare ricavi superiori ai 300 milioni di dollari.
Il successo finanziario del torneo è testimoniato da una crescita dei ricavi commerciali che ha sfiorato il 90% in un solo ciclo solare. Questo balzo in avanti è stato alimentato da un portafoglio partner passato da 9 a 23 aziende, con giganti come TotalEnergies, 1XBet e Puma che vedono nel mercato africano una prateria di opportunità.
Parallelamente, la valorizzazione dei diritti media ha raggiunto vette storiche: con una distribuzione in oltre 170 paesi e un'audience potenziale di 2 miliardi di spettatori, il prodotto AFCON è ormai una voce fissa nei palinsesti di broadcaster globali.
Questa solidità finanziaria si riflette direttamente sul campo, con un montepremi che tocca i 32 milioni di dollari e garantisce al vincitore un assegno da 7 milioni, quasi il doppio rispetto a quanto accadeva solo tre anni fa.
Sebbene la velocità con cui l'AFCON sta scalando le gerarchie economiche sia impressionante, il confronto con le altre confederazioni mostra distanze ancora nette. Se la nazione regina d'Africa incassa 7 milioni di dollari, la Copa América garantisce al vincitore circa 16 milioni su un montepremi di 72.
L'Europeo UEFA, invece, gioca in un campionato a parte: con un montepremi di 331 milioni di euro e un premio massimo per il vincitore di oltre 28 milioni, la UEFA beneficia di un mercato pubblicitario maturo che vale quasi quanto l'intero PIL sportivo di alcuni piccoli stati.
Tuttavia, il dato politico è chiaro: mentre l'Europa gestisce ricavi consolidati, l'Africa sta vivendo il suo rinascimento commerciale, con incrementi percentuali che non hanno eguali nel calcio mondiale.
L’organizzazione dell'evento funge spesso da acceleratore per piani di sviluppo nazionale. Il "modello Costa d’Avorio", gli organizzatori del 2023, ha visto investimenti per circa 1 miliardo di dollari che sono andati ben oltre la costruzione di stadi moderni.
Il cuore dell'intervento ha riguardato la modernizzazione strutturale del Paese: ponti, autostrade e aeroporti sono stati potenziati per accogliere il flusso turistico, mentre il piano "Sublime Côte d'Ivoire" ha integrato nuovi complessi ospedalieri e strutture alberghiere di lusso.
Oggi il Marocco sta utilizzando l'AFCON come prova generale per i Mondiali 2030, investendo in trasporti ad alta velocità e hub sportivi con l'obiettivo di generare un ritorno turistico superiore a 1,2 miliardi di dollari.
Un aspetto cruciale dello sport business contemporaneo riguarda il rapporto tra federazioni e club, proprietari dei "cartellini" dei calciatori. Qui emerge una differenza strutturale tra UEFA e CAF.
Modello UEFA: Grazie al Club Benefits Programme, la UEFA ha distribuito circa 240 milioni di euro ai club che hanno rilasciato giocatori per Euro 2024. Società come l'Inter o il Manchester City ricevono indennizzi giornalieri (fino a circa 10.000 euro per giocatore) che coprono l'intero periodo di permanenza in nazionale.
Modello CAF/FIFA: Per la Coppa d'Africa, il meccanismo è meno centralizzato e spesso legato al FIFA Club Protection Programme. Sebbene i club ricevano compensazioni in caso di infortuni (copertura dello stipendio pro-quota), i rimborsi diretti per il semplice "prestito" dei giocatori non raggiungono ancora i volumi sistematici della UEFA.
Questo rimane un punto di attrito con i club europei (ECA), che spingono per una maggiore redistribuzione dei crescenti introiti commerciali della CAF proprio per compensare l'assenza dei giocatori durante i campionati.
Oltre i numeri, l'AFCON rimane il più potente collante sociale del continente, capace di generare migliaia di posti di lavoro. Tuttavia, il rischio principale è quello delle "cattedrali nel deserto": impianti costosi e difficili da mantenere post-torneo.
Se da un lato l'evento rafforza il branding delle nazioni ospitanti proiettando modernità, dall'altro deve abbattere barriere critiche, come gli alti costi dei voli interni che limitano il pieno sviluppo di un turismo calcistico di massa tra i cittadini africani.
La Coppa d’Africa è oggi un'azienda in forte espansione. La sfida per la CAF e per i governi locali sarà trasformare questo picco di introiti e infrastrutture in un benessere strutturale, garantendo che ogni gol segnato diventi un mattone per la crescita economica e sociale del continente.