Un’analisi comparata tra Coppa Italia, FA Cup, Copa del Rey e Coupe de France: modelli di business, inclusività sociale e riforme strutturali a confronto
La Finale della Coppa Italia 2024-2025 (Foto Social Media Soccer)
Nel panorama calcistico europeo, le coppe nazionali rappresentano un paradosso affascinante: nate come celebrazioni della tradizione locale, oggi devono confrontarsi con logiche di business globali e palinsesti televisivi saturi. Tuttavia, analizzando i modelli di Coppa Italia, FA Cup, Coupe de France e Copa del Rey, emerge come ogni nazione abbia declinato il concetto di "torneo a eliminazione" in modo profondamente diverso, bilanciando in modi differenti elitismo sportivo, ricavi commerciali e identità sociale.
La differenza più immediata risiede nella filosofia della competizione, che si riflette direttamente nel numero di partecipanti. La FA Cup inglese e la Coupe de France incarnano il modello "aperto" e democratico. Oltremanica, il torneo accoglie oltre 700 club, rendendo ogni turno un potenziale scontro tra mondi opposti.
In Francia, la coppa è un vero e proprio censimento del calcio nazionale: migliaia di squadre partecipano a un sorteggio che non conosce gerarchie, includendo persino i club dei territori d'oltremare, portando le big a giocare in contesti geografici esotici o rurali.
Al polo opposto troviamo la Coppa Italia, che negli anni ha adottato una struttura decisamente più chiara e protetta, quasi "aziendale". Con sole 44 squadre, il torneo garantisce alle teste di serie un ingresso privilegiato direttamente agli ottavi di finale, spesso giocando in casa.
Se da un lato questo garantisce alle emittenti televisive i grandi match nelle fasi finali, dall'altro limita drasticamente le "favole" sportive. La Copa del Rey spagnola si colloca in una via di mezzo virtuosa: dopo anni di dominio delle grandi squadre nei doppi turni, ha adottato la gara secca fino alle semifinali, una scelta che ha moltiplicato le sorprese e l'interesse del pubblico neutral.
Spostando lo sguardo sul piano economico, il valore di queste competizioni riflette la forza dei rispettivi brand nazionali sui mercati esteri. La FA Cup rimane il punto di riferimento: i suoi diritti televisivi vengono venduti separatamente da quelli della Premier League, generando ricavi record grazie a una storia secolare che affascina il pubblico asiatico e americano.
In Spagna, la Copa del Rey ha vissuto un rilancio economico grazie alla gestione centralizzata della RFEF e al collegamento strategico con la Supercoppa. Il nuovo formato ha permesso di pacchettizzare l'evento in modo più appetibile per gli sponsor. In Italia, la competizione è diventata un asset fondamentale per Mediaset, che ha puntato sulla valorizzazione interna del prodotto.
Sebbene il fatturato sia in crescita costante, la Coppa Italia soffre ancora di un gap di internazionalizzazione rispetto al modello inglese. Diverso è il caso francese, dove la coppa è vista quasi come un servizio pubblico: gran parte dei proventi viene redistribuita per sostenere il calcio dilettantistico, rendendo il torneo il polmone economico della base della piramide.
L'impatto sociale di una coppa non si misura solo in euro, ma nella percezione collettiva. In Inghilterra, il Giant Killing — l'impresa della piccola che abbatte la grande — è un pilastro della cultura popolare, culminante nel rito laico della finale a Wembley. In Francia, la Coupe de France è lo strumento supremo di unità nazionale, capace di fermare il Paese quando una squadra di quinta divisione sfida le stelle del PSG.
In Spagna, la competizione assume spesso sfumature identitarie e politiche, con le tifoserie basche e catalane che utilizzano la finale come vetrina per le proprie rivendicazioni regionali.
In Italia, la percezione è storicamente più pragmatica. A lungo il secondo trofeo nazionale è stato considerato un ingombro nel calendario delle big.
Oggi è diverso. La Coppa Italia vive una migliore esposizione mediatica, unita alla consapevolezza che il trofeo sia il percorso più breve per accedere a nuovi ricavi internazionali attraverso la Supercoppa. Ma nel cuore dei tifosi tutto questo continua a non fare breccia tanto che a parte l'atto finale la presenza agli stadi (e l'audience tv) restano confinati a un livello simile alle amichevoli estive.
In definitiva, se la FA Cup vince la sfida della brand equity mondiale e la Coupe de France quella dell'inclusione sociale, la Copa del Rey sembra aver trovato la formula magica per lo spettacolo sportivo.
La Coppa Italia, pur essendo un prodotto televisivo di altissimo livello per le fasi calde, resta alla ricerca di un equilibrio che possa premiare il merito delle serie minori senza rinunciare ai ricavi garantiti dai top club.