Dopo anni di scontri, il Real Madrid annuncia la fine del progetto Superlega, sancendo una nuova alleanza con la UEFA per un calcio basato su merito e stabilità
Florentino Perez (Foto x.com/alpiedeldeporte)
L'annuncio arrivato l'11 febbraio 2026 non è solo un comunicato formale, ma l'atto finale di una delle battaglie più logoranti della storia dello sport. Con una nota congiunta che vede finalmente seduti allo stesso tavolo il Real Madrid, la UEFA e la European Football Clubs (EFC), il progetto della Superlega viene ufficialmente archiviato a favore di una nuova "pace istituzionale".
Per anni, Florentino Pérez ha difeso la necessità di un torneo d'élite come l'unica medicina per un calcio in crisi. Tuttavia, il comunicato odierno rivela che la resistenza del Real Madrid è arrivata al capolinea. Questa resa non nasce da una sconfitta legale — anzi, i tribunali avevano spesso dato ragione ai promotori — ma da un progressivo svuotamento politico del progetto.
Il club madrileno ha dovuto prendere atto di un isolamento diventato ormai insostenibile.
L'opposizione mai doma dei tifosi, specialmente quelli inglesi e tedeschi, unita alla capacità della UEFA di riformare le proprie coppe rendendole economicamente più ricche, ha tolto ossigeno all'idea di una lega chiusa. Il colpo di grazia è arrivato pochi giorni fa con il ritiro del Barcellona, che ha lasciato il Real Madrid come l'ultimo, solitario baluardo di una rivoluzione rimasta senza soldati.
Il nuovo patto tra Nyon e Madrid mette fine a una guerra di carte bollate e richieste di risarcimento miliardarie. Nel testo del comunicato emerge chiaramente la volontà di rimettere al centro il merito sportivo, un concetto che era stato il principale capo d'accusa contro la Superlega originale.
Ma la vera novità risiede nella visione futura: le parti si impegnano a collaborare per una sostenibilità finanziaria a lungo termine, introducendo strumenti tecnologici avanzati per migliorare l'esperienza dei tifosi.
È una vittoria diplomatica per la UEFA, che riesce a reintegrare i ribelli senza concedere la secessione, ma è anche un successo strategico per i club, che ottengono una voce più forte nella gestione dei ricavi e nello sviluppo del "prodotto calcio".
La fine delle ostilità avrà un effetto immediato e profondo sul mercato dei diritti televisivi, che negli ultimi anni aveva vissuto una fase di pericoloso stallo. I broadcaster mondiali e le piattaforme di streaming, frenati dal timore di investire miliardi in competizioni dal futuro incerto, vedono ora spalancarsi una stagione di rinnovata fiducia.
La ritrovata stabilità garantisce ai network la sicurezza di poter pianificare investimenti a lungo termine su prodotti certi come il pacchetto 2027-2030 della Champions League, senza il rischio di svalutazioni improvvise dovute a scissioni o leghe alternative.
Questo scenario porterà probabilmente a un'asta competitiva per i prossimi cicli triennali, dove il valore dei pacchetti potrebbe tornare a crescere, spinto non solo dai colossi tradizionali ma anche dai giganti del web (Amazon, Apple, Google), finalmente pronti a scommettere su un ecosistema calcistico unitario e prevedibile.
Sebbene il progetto sia tramontato definitivamente, il suo passaggio ha lasciato cicatrici profonde che hanno cambiato il volto del calcio europeo. La minaccia della scissione ha costretto le istituzioni a uscire dal proprio immobilismo, accelerando riforme che altrimenti avrebbero richiesto decenni.
Oggi il calcio ritrova la sua unità, accettando che la competizione deve restare aperta a tutti, ma consapevole che il modello di business deve evolversi per sopravvivere. La Superlega finisce qui, trasformandosi da progetto dirompente a un capitolo di storia utile a ricordare che, in questo sport, nessuna élite può davvero bastare a se stessa.
La Superlega muore come progetto, ma vince come idea di business. Il calcio europeo che emerge da questa crisi è più centralizzato, più ricco e terribilmente più simile a una lega americana, pur mantenendo formalmente la porta aperta al merito sportivo. Il Real Madrid ha firmato la pace, ma ha ottenuto le garanzie finanziarie che cercava fin dal 2021.