Fratello di Marco, abruzzese doc. Scuola Giulianova, passò anche per il vivaio della Juventus. Tra Serie A, Serie B e Serie C ha strappato applausi in diverse piazze
“Il Genio” è il soprannome che tutti ricollegano a Dejan Savicevic. Nelle retrovie del gotha del calcio italiano, invece, troviamo Federico Giampaolo. Generalità diverse, ma classe molto simile. Il pallone è fatto di tattica e di atletismo, certo, ma anche di esteti dell'attrezzo sferico capaci di far letteralmente impazzire il pubblico sugli spalti degli stadi. Senza poesia agonistica lo sport più idolatrato del pianeta non avrebbe senso di esistere.
Della famiglia Giampaolo il più pubblicizzato è l'altro fratello Marco, anch'egli catapultato nel globo calcistico prima da discreto giocatore e successivamente da allenatore. Federico dal canto suo nasce a Teramo nel 1970 e con la sfera magica amoreggia fin da piccino. Il settore giovanile del Giulianova lo accoglie volentieri e lo fa maturare sotto vari aspetti. La tecnica di base sfodera un vasto repertorio e gli addetti ai lavori cominciano a buttare l'occhio sul promettente fantasista. La Juventus annusa la preda e non se la lascia sfuggire aggregandola al team della Primavera.
Il balzo sospirato nella prima squadra bianconera, a causa ovviamente di una concorrenza di alto rango, non si concretizzerà mai. Inevitabile il tour di prestiti tra Serie C e cadetteria, con sporadici ma significativi sprazzi di lucentezza in Serie A. Dallo Spezia al Verona passando per Palermo e Bari, Federico Giampaolo estrae spesso dal cilindro giocate d'alta scuola e reti da cineteca. Il pallone italiano di inizio anni novanta del secolo scorso, però, è già ricco di interpreti della trequarti baciati da un bagaglio di estro fuori dal comune. “Il Genio” abruzzese non sfonda nei salotti altolocati del massimo torneo nazionale.
Nel 1994 arriva il trasferimento al Pescara. Il mare e il calore della gente del Delfino stimolano in Giampaolo la verve giusta per scatenare il suo infinito talento sul rettangolo verde dell'Adriatico. Dribbling, sterzate, finte incomprensibili per i diretti avversari, assist al bacio, gol da standing ovation. Nel match casalingo contro il Palermo manda al bar mezza squadra rosanero ed insacca esultante, sulle orme di un certo Maradona. Destro e sinistro utilizzati senza alcun grattacapo. Vederlo all'opera per i tifosi biancoazzurri è paragonabile ad un amplesso. A Pescara Federico vivrà due distinte epoche della carriera, la prima fino al 1997 e la seconda dal 1999 al 2001. Dopo l'antipasto alla corte del Delfino sbarca in Campania alla Salernitana neopromossa. Nell'annata ‘98-’99 in Serie A non riesce ad evitare la retrocessione granata ma si toglie la soddisfazione enorme di siglare una rete all'Arechi nella sfida contro l'Inter di Ronaldo. Precedentemente nella stagione 1997-1998 aveva inanellato pure 37 gettoni alle dipendenze del Genoa. Un numero 10 sublime che, forse, avrebbe meritato ulteriori possibilità a certi livelli. Le big di Serie A, diciamolo, lo hanno un po' snobbato.
Accetta poi l'offerta del Cosenza e contribuisce alla risalita dei calabresi fino alla promozione in Serie B dei rossoblu. Modena, Cavese, Crotone e Sorrento sono piazze adatte per divertirsi ancora nella terza serie professionistica. Archivia l'esperienza agonistica con la maglia del Noicattaro nel 2010. Appesi gli scarpini al chiodo, sceglie il percorso da allenatore. Tra avventure da vice e opportunità da primo mister in compagini giovanili o dilettantistiche, Federico Giampaolo viaggia tra Bari (Primavera), Pescara (Primavera), Fidelis Andria, Avezzano, Recanatese, L'Aquila e Casarano.