Spazi in piedi sicuri, capienza maggiore e prezzi popolari: la proposta per portare il modello europeo negli stadi italiani e superare i blocchi normativi.
Lo Stadio Benito Stirpe di Frosinone (Foto Social Media Soccer)
Il dibattito sulle infrastrutture calcistiche in Italia si arricchisce di un capitolo potenzialmente dirompente. La proposta presentata alla Camera e a Genova dall’Associazione Club Genoani – con il patrocinio dell’ACG e il coinvolgimento di Federtifosi e della Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio (FISSC) – rimette al centro dell'agenda politica e sportiva il tema delle standing zones (settori in piedi con barriere di sicurezza).
Un'iniziativa che guarda al modello anglosassone ed europeo, puntando a risolvere uno dei paradossi più evidenti del nostro calcio: gradinate in cui i tifosi restano in piedi per novanta minuti ma su impianti non ottimizzati, con un conseguente calo di capienza e difficoltà crescenti per l’accessibilità dei tifosi.
L’idea di fondo è semplice quanto funzionale: sostituire i seggiolini in alcune aree specifiche dello stadio (tradizionalmente i settori popolari) con postazioni in piedi dotate di apposite barriere di protezione, secondo un rapporto indicativo di cinque posti in piedi ogni tre a sedere.
Il punto di partenza dell'iniziativa si scontra con la realtà quotidiana dei nostri stadi: nelle gradinate italiane i tifosi si alzano sistematicamente in piedi al fischio d'inizio, indipendentemente dalla presenza del sediolino. Su gradoni spesso bagnati o scivolosi, la poltroncina rigida può trasformarsi in un fattore di rischio aggiuntivo, favorendo inciampi o cadute a catena. Al contrario, l'installazione di robuste barriere in ferro offre un punto d'appoggio stabile che riduce i pericoli fisici.
I promotori sgomberano inoltre il campo da un equivoco storico: il principio del "seduti uguale sicuri" nacque all'indomani della strage di Hillsborough, ma la tragedia del 1989 fu determinata da gravi problemi di sovraffollamento e cattiva gestione della folla, non dall'essere in piedi in sé. Oggi, la tecnologia e la progettazione consentono di coniugare il tifo in piedi con standard di sicurezza elevatissimi.
Mentre in Italia il settore è ancora imbrigliato da rigidi paletti normativi, in Europa il safe standing è una realtà consolidata da anni.
In Germania la gestione dei posti in piedi è una consuetudine virtuosa, mentre in Inghilterra la sperimentazione avviata nel 2022 – che ha coinvolto inizialmente cinque club (Cardiff City, Chelsea, Manchester City, Manchester United e Tottenham) – ha dato risultati talmente positivi da spingere il governo a estendere il modello a tutti i club in regola. Oggi gli impianti britannici dotati di safe standing sono ben 42, per un totale di oltre 200.000 posti protetti da barriere.
La chiave del successo estero risiede nell'approccio metodologico: non si tratta di un abbassamento degli standard di sicurezza, ma dell'applicazione di una norma pensata e progettata su reali comportamenti collettivi.
Il beneficio più immediato è di natura numerica e sociale. Con gradinate quasi ovunque esaurite (emblematico il caso del Genoa, con circa 26.000 abbonati su una capienza totale di 32.000 posti), trovare un biglietto nei settori popolari è diventato un'impresa complessa, e il ricambio per i tifosi occasionali è minimo. In un momento storico in cui i costi della passione calcistica incidono pesantemente sui bilanci familiari (con una famiglia media di quattro persone che arriva a spendere circa 450 euro per una singola partita), ampliare la capienza significa poter calmierare i prezzi e offrire più biglietti a tariffa popolare.
Guardando ai progetti infrastrutturali, l'impatto potrebbe essere notevole. Prevedendo ad esempio il restyling dello stadio Luigi Ferraris, la perdita teorica di circa 1.600 posti legata ai lavori (di cui 800 nella sola Gradinata Nord) verrebbe ampiamente compensata: l'introduzione della standing area permetterebbe non solo di recuperare quegli 800 posti, ma di aggiungerne altri 2.000, portando a un saldo attivo di 2.800 posti in più.
Un modello replicabile non solo nei grandi impianti, ma soprattutto per i club di dimensioni minori con stadi a capienza ridotta e settori ospiti limitati. Il tutto all'interno di una cornice di rigorosa tracciabilità e sicurezza in vista di Euro 2032, per cui l’Italia ha candidato 14 stadi: l'identificazione dei tifosi resta garantita da bigliettazione nominale, tornelli con telecamere e tessera del tifoso.
L'intesa politica sulla proposta sembra godere di un consenso trasversale (bipartisan), ma il vero scoglio da superare rimane di natura giuridica. L'ostacolo principale è rappresentato dall'articolo 6 del Decreto Ministeriale del 18 marzo 1996, che di fatto vieta i settori senza sedute nei grandi stadi italiani.
La sfida per il calcio italiano, per le istituzioni e per le associazioni di categoria sarà dunque quella di modernizzare un quadro normativo risalente a trent'anni fa, allineando finalmente l'Italia agli standard dei principali campionati europei e restituendo ai tifosi uno spazio sicuro, moderno e sostenibile.