Il progetto dello studio VG13 trionfa all'unanimità per sostituire il Maksimir, incassando l'elogio di Boban. Ma tre ricorsi bloccano tutto
Il progetto dello Studio VG13 (Foto The Architect's Newspaper)
In Italia il tema stadio è un delicato rebus burocratico che ci trasciniamo da decenni, in attesa che il dossier di Euro 2032 sblocchi finalmente la situazione. Ma se pensate che all'estero l'iter sia sempre in discesa, il caso che arriva dalla Croazia vi farà ricredere. Al centro della cronaca c'è il nuovo impianto della capitale, destinato a sostituire dal 2030 lo storico Maksimir (casa della Dinamo Zagabria).
Per progettarlo, scrive La Gazzetta dello Sport del 14 ottobre, è stato indetto un grande concorso internazionale per un'opera sovvenzionata al 50% dal Comune e al 50% dallo Stato. I numeri testimoniano l'importanza del bando: 88 progetti in gara da 20 nazioni diverse. A stravincere, con il voto unanime di una giuria internazionale, sono stati due giovani architetti italiani classe 1992: Tommaso Fantini e Alberto Rossi, fondatori dello studio VG13.
L'idea presentata dagli italiani non è un semplice contenitore sportivo. Ispirato al suprematismo dell'avanguardista russo Kazemir Malevic, il progetto trasporta l'identità del vecchio Maksimir nella modernità. Gli standard di comfort previsti sono altissimi (inclusi i seggiolini riscaldati) e l'impianto si distingue per la razionalità strutturale: tetto in acciaio, elementi in cemento e un budget massimo fissato a 250 milioni di euro.
La giuria ha accolto il progetto con enorme entusiasmo. Il presidente Plejic ha speso parole lusinghiere: "Un capolavoro dell’architettura mondiale. Sarà all’altezza di creazioni quali l’Opera House di Sydney o il centro Pompidou a Parigi". Anche una leggenda del calcio molto vicina all'Italia come Zvonimir Boban, ex dirigente FIFA e attuale presidente della Dinamo Zagabria, si è schierato a favore: "Nascerà uno stadio unico e iconico, diverso da tutti gli altri nuovi impianti mondiali omologati".
Risolti gli ultimi dettagli, si sarebbe dovuto passare al progetto esecutivo per dare il via ai lavori a giugno 2027. Tuttavia, l'iter si è improvvisamente arenato.
A fermare tutto è stato il primo ministro croato, Andrej Plenkovic, che con un'inattesa retromarcia ha annunciato: "Cercheremo di annullare legalmente il concorso". La motivazione ufficiale? Il design, a detta del premier, non incontrerebbe i gusti della gente.
Dietro questa frenata c'è in realtà la forte pressione di una parte degli architetti locali, sorpresi e dispiaciuti per la vittoria di uno studio straniero. La protesta si è tradotta in una dura campagna social e, soprattutto, in tre ricorsi legali che hanno congelato la pratica, nonostante la presidente dell'ordine degli architetti croati, Rajka Bunjevac, sia intervenuta pubblicamente a difesa della regolarità del concorso e del talento di Fantini e Rossi.
Oggi, l'ambizioso stadio di Zagabria è in una fase di stallo. Un promemoria di come le grandi infrastrutture sportive, a qualsiasi latitudine, debbano sempre fare i conti non solo con il budget e la creatività, ma anche con le complesse dinamiche locali.