Il centravanti scuola Bologna ha fatto impazzire i tifosi ciociari con una strepitosa tripletta nel match vinto contro il Sassuolo di Aquilani
Pazzesco, formidabile, incontenibile. Trovare ulteriori aggettivi per raccontare il magic moment di Antonio Raimondo sta diventando sempre più complicato. Il Frosinone piega 4-2 il Sassuolo nell'anticipo di campionato e occupa al momento un posto al sole in piena zona Europa. Alvini sta oltrepassando ogni più rosea aspettativa in questa prima fase di stagione in Serie A. La giovane punta cresciuta nel vivaio del Bologna è senza ombra di dubbio l'uomo copertina.
“Prima di incontrare il mister facevo schifo”, signori non stiamo delirando. Queste infatti sono le esatte parole esternate da Antonio Raimondo nell'immediato post-partita del Benito Stirpe. Al culmine del pirotecnico successo gialloazzurro ai danni dei neroverdi emiliani l'attaccante nato il 18 marzo 2004 a Ravenna ha mostrato tutta la sincera riconoscenza nei confronti dello stesso Alvini, vero mentore di un giocatore che fino a qualche tempo fa non godeva certo dei riflettori scintillanti puntati addosso.
Otto presenze e otto reti tra campionato e Coppa Italia nel periodo embrionale della stagione 2026-2027 sono frutto di un lavoro certosino durante la settimana in allenamento. Tecnica e tattica perfezionate in modo quasi maniacale da parte di Raimondo con la quotidiana collaborazione del trainer toscano. Senza dimenticare i numeri invidiabili sfoderati lo scorso anno in Serie B: 11 gol in 37 apparizioni complessive. Di gavetta Antonio ne ha fatta molta, non sempre fortunata. Ternana, Venezia e Salernitana sono state avventure utili ma non esattamente prolifiche per lui. Ciononostante il neo bomber che vanta origini familiari cilentane non ha mollato la presa per nessuna ragione al mondo.
Inevitabilmente si sprecano ora i paragoni con illustri colleghi del presente e del passato. Da Pippo Inzaghi a Morientes passando per Toni e Immobile. Giusto scomodare grandi interpreti del ruolo, ma nel focus odierno chi scrive vuole soffermarsi su due figure di stampo fortemente “Pop” in pieno stile “Operazione Nostalgia”. Due nomi, due garanzie: Dario Hubner e Pasquale Luiso.
Il “Bisonte” e il “Toro di Sora”. Due bomber di provincia che hanno fatto innamorare migliaia di tifosi in giro per lo stivale. Chiedeto un po' di racconti agli ultras di compagini come Cesena, Brescia, Piacenza e Vicenza. Tutti vi diranno, con occhi lucidi, cosa rievocano certi personaggi. Entrambi venuti dal basso, dal pallone dilettantistico, dal calcio puro e polveroso. Hubner prima di giungere nel gotha degli stadi italiani, con il top toccato nel 2001-2002 con 24 marcature siglate in campionato, ha fatto pure il muratore per tirare a campare. D'altro canto Luiso fu pescato da mister Claudio Di Pucchio per rinforzare il reparto offensivo del Sora nel torneo di Interregionale all'alba degli anni novanta del secolo scorso direttamente dai campani dell'Afragolese. Il “Maestro”, soprannome dato dai tifosi del club volsco al timoniere in panchina tra l'altro ex centrocampista della Lazio, ebbe il merito enorme di trasformare Pasquale in un bomber coi fiocchi. Quella iconica rovesciata nella sfida Piacenza-Milan del dicembre 1996, che costò la panchina rossonera a Tabarez, e quella notte quasi magica in casa del Chelsea con la cacacca del Vicenza di Guidolin suggellarono una carriera da applausi. Raimondo percorrerà la medesima strada agonistica?