Il 4-4 di domenica pomeriggio contro l'Atalanta a Bergamo ha posto i gialloazzurri di nuovo sotto i riflettori del gotha del campionato per il bel gioco espresso
Atalanta-Frosinone 4-4: spettacolo puro. Il team ciociaro ha regalato un'altra prova da nove in pagella sul manto dei nerazzurri bergamaschi. Nove appunto, non dieci solo per alcune leggerezze difensive compiute in occasione delle reti subite. In caso contrario i gialloazzurri avrebbero portato in serbo un successi assolutamente meritato.
Gol a raffica, trame scientificamente testate in allenamento, atteggiamento sempre propositivo e votato al totale sacrificio da parte dei giocatori. Mister Massimiliano Alvini ha costruito un gruppo granitico che sta facendo davvero un figurone in questo primo scorcio di Serie A 2026-2027. D'altronde la scalata del Frosinone parte da lontano. Prende vita, cioè, dall'alba della scorsa stagione agonistica in Serie B. Chi lo avrebbe mai detto dopo le sofferenze patite due anni or sono con il serio rischio della retrocessione in Serie C? Il patron Stirpe non si è scomposto e ha affidato nelle mani del direttore sportivo Castagnini una barca da rimettere in sesto.
L'uomo mercato dei ciociaro, successore di Guido Angelozzi, si è rimboccato le maniche chiamando in viale Olimpia il trainer di origini toscane. Da Fucecchio, a suon di gavetta (quella vera) e di libri tattici divorati in tempi non sospetti (come raccontato nell'interessante intervista realizzata dal cronista Matteo Paniccia sulle colonne de Il Messaggero nei giorni scorsi al dirigente del Quarrata Bernardini), è arrivato in Ciociaria proprio Alvini che in breve ha costruito il giocattolo perfetto. Largo ai giovani senza paura. Da Raimondo a Bracaglia passando per Palmisani, Cichella e tanti altri. Calò è il faro del centrocampo ormai da mesi, Kvernadze e Ghedjemis sono spine nel fianco sulle corsie offensive da far invidia ai top club europei, in estate l'approdo caldeggiato dal fondo Clara Vista dell'austriaco Schmid ha donato ulteriore linfa tecnica al collettivo.
Un mix vincente che anche in Serie A sta portando frutti solo in parte inaspettati. “Noi ci andiamo a prendere quello che vogliamo”, ha detto lapidario Alvini nell'immediato post-match di Bergamo. Nulla è casuale, quindi, in una scacchiera oliata al meglio tramite schemi collaudati che donano al pubblico gialloazzurro uno spettacolo decisamente godibile. Alvini come Zeman? In parte sì. Potremmo anche dire Alvini come Sacchi. Il 4-2-3-1, mutabile in 4-3-3, di Massimiliano da Fucecchio rispecchia di molto l'abito indossato dalle compagini guidate dal boemo. Il Foggia di Baiano, Signori e Rambaudi, il Pescara di Immobile, Insigne e Verratti, la Lazio e la Roma allenate a metà anni novanta con risultati spesso rocamboleschi come il 4-4 di Atalanta-Frosinone. Da “Zemanlandia” ad “Alvinilandia” è un attimo. Trame pirotecniche, fraseggi, verticalizzazioni improvvise mai banali, occasioni da rete a ripetizione, ma pure lacune difensive troppo evidenti in talune situazioni. La Gazzetta dello Sport oggi sottolinea un dato statistico da non sottovalutare. Al momento Raimondo e compagni hanno siglato 17 gol. Nello specifico il Frosinone è la quarta squadra proveniente dalla cadetteria a firmare più di 16 reti nei primi otto turni di Serie A nell'epoca dei tre punti a partita per la vittoria. I gialloazzurri condividono il suddetto numero di marcature con la Fiorentina nel torneo 1994-1995 e la Juventus nel 2007-2008, dietro il Chievo Verona di Del Neri nel 2001-2002.
Il Frosinone 2026-2027 sta somigliando non poco al primo Foggia di Zdenek nell'annata 1991-1992. Ciurme un po' folli, ma splendidamente orchestrate in zona offensiva. Alvini gongola, mentre all'orizzonte c'è l'impegno infrasettimanale contro il Lecce. Giovedì alle 18.30 allo stadio Stirpe tornerà lui, Eusebio Di Francesco. Un altro allievo di Zeman metterà di nuovo piede sul manto che lo vide protagonista di un miracolo solo sfiorato nell'ultima apparizione dei ciociari nella massima serie.