L'ex attaccante del Liverpool all'alba del secolo alzò al cielo di Anfield l'ambito trofeo, il più decorato traguardo personale per un calciatore a livello globale
Anno del Signore 2001: Michael Owen vince il Pallone d'oro. La talentuosa punta britannica è in quel momento storico l'enfant prodige più apprezzato nel panorama calcistico mondiale e promette scintille per l'immediato futuro. Così in realtà non sarà, soprattutto a causa di continui guai fisici che ne mineranno le certezze di una carriera che in principio pregustava vette a dir poco elevate. Harry Kane è il nuovo bomber inglese ad entrare ufficialmente nel mito.
Una rivelazione autentica al pianeta pallonaro che vide le prime luci della ribalta nell'Academy del Liverpool e poi, inevitabilmente, nella prima squadra dei Reds. Un centravanti sgusciante, tecnico, fantasioso, scaltro, furbo, letale spesso sotto porta, pazzesco sul piano balistico. Un ragazzo dal volto candido, il figlio che ogni mamma vorrebbe a casa. Destro naturale ma capace di utilizzare senza problemi anche il piede mancino. Owen e Steven Gerrard segneranno un'epoca sul manto di Anfield, anche se poi mister Benitez mise in modo discutibile alla porta lo stesso Michael al momento del suo approdo nel Merseyside nell'estate del 2004.
Probabilmente in quel preciso istante la vita e la carriera di Owen presero una strada non esattamente auspicata. Il trasferimento faraonico al Real Madrid del patron Florentino Perez suscitò tanto clamore ma nei fatti sul terreno di gioco non venne corroborato da un rendimento degno della fama rivendicata giustamente all'epoca dall'attaccante classe 1979. I Blancos spesero 17 milioni di sterline per portarlo al Bernabeu. Ciononostante la parentesi vissuta in Spagna non fu gloriosa. Nel 2005 ecco il ritorno in patria questa volta per indossare la casacca del Newcastle. Un grave infortunio capitato in Nazionale durante il Mondiale di Germania 2006 sancì con ogni probabilità il bivio in negativo per Michael. Un lungo stop fu poi bissato da un altro guaio registrato nel 2009 nel corso della partita tra bianconeri e Manchester City. Le ultime due fermate della sua carriera, tra prestazioni ondivaghe e un ulteriore infortunio, si concretizzarono alla corte del Manchester United e alle dipendenze dello Stoke City.
Estate 1998: Mondiali in Francia. Riavvolgiamo il nastro per narrare ai più giovani il gol da cineteca siglato nella sfida tra Inghilterra e Argentina. Olio su tela da parte di un frizzante Michael Owen su lancio perfetto di David Beckham per il 2-1 in rimonta dei britannici ai danni dei sudamericani che in precedenza erano passati in vantaggio con il penalty realizzato da Batistuta. “Davvero straordinario questo gioiello del Liverpool”, disse sbalordito il cronista Paganini in un servizio televisivo su Rai Uno. Controllo volante con il tacco, fuga solitaria con dribbling su Chamot e Ayala, tiro imprendibile col destro e rete. Il match in terra transalpina finirà però 2-2 nei tempi regolamentari. Nella lotteria dei rigori a prevalere furono Veron e compagni che quindi volarono ai quarti di finale. Una notte triste per il risultato conclusivo ma rivelatrice di un talento limpido poco fortunato nel suo avvenire.