L'Italia si prepara alla competizione tra grandi progetti e ostacoli: da Roma a Milano, passando per Bologna, ecco come cambieranno i nostri stadi futuri.
Roberto Mancini e Giorgio Chiellini con la Coppa Henri Delaunay Euro 2021(Photo by Claudio Villa/Getty Images)
L'organizzazione degli Europei di calcio del 2032, che l'Italia ospiterà in partnership con la Turchia, doveva essere la molla per cambiare il volto infrastrutturale del Paese. A causa del limite di sedi disponibili, l'Italia potrà ospitare l'evento in soli cinque stadi, a cui andranno aggiunti altri cinque impianti considerati "di riserva". Entro il 30 settembre la Federcalcio invierà all'Uefa una lista di 10 stadi cantierabili e finanziati, affinché Nyon possa svolgere le necessarie verifiche di conformità per indicare le sedi definitive.
La Capitale si candida ad assumere un ruolo da vera protagonista, con il sindaco Gualtieri che punta a includere nel piano organizzativo anche l'Olimpico, per rendere la città il centro di gravità dell'intera competizione. Il progetto della Roma a Pietralata ha già superato uno snodo decisivo con l'approvazione del progetto di fattibilità da parte della Conferenza dei servizi decisoria. L'investimento totale annunciato dal club giallorosso è di 1.047,79 milioni di euro, di cui 696,37 milioni destinati specificamente alla costruzione dello stadio.
La capienza prevista sarà di 60.605 posti, con una nuova Curva Sud da 23 mila spettatori che si candida a essere tra le più grandi d'Europa. L'impianto includerà spazi commerciali, uno store, un museo di 1.600 metri quadrati e due parchi (uno centrale e uno dello stadio) che dovranno rimanere fruibili dal quartiere anche nei giorni senza partita. L'obiettivo di Gualtieri è di poter posare la prima pietra a marzo 2027, con un traguardo di completamento stimato tra la fine del 2029 e il 2031.
Sull'altra sponda del Tevere, anche la Lazio porta avanti il suo piano per trasformare lo stadio Flaminio nel proprio impianto di proprietà, prevedendo un investimento pari a 480 milioni di euro. A seguito delle richieste della Soprintendenza ai beni culturali, la capienza dovrà essere ridotta da 50 a 45 mila spettatori tramite l'abbassamento del secondo anello. Inoltre, i vincoli architettonici impongono che la pensilina a copertura della tribuna centrale non possa essere rimossa. La speranza della società biancoceleste è di ultimare i vari passaggi burocratici nel corso del 2027, per poter così avviare i lavori di ristrutturazione entro la fine dello stesso anno e ultimarli nel 2030.
Il calendario degli Europei impone tempistiche rigidissime e Milano rischia una beffa storica qualora dovesse subire dei rallentamenti. Inter e Milan, che dallo scorso novembre sono proprietari dell'impianto, hanno affidato agli studi Foster+Partners e Manica il disegno del nuovo stadio. La capienza comunicata per la futura struttura è di 71.500 posti, che includeranno oltre 13 mila posti "premium". Il nuovo San Siro richiederà una cifra vertiginosa, dato che secondo i calcoli dei club l'impianto varrà 2 miliardi e 149 milioni di euro. Comune e regione hanno concordato di chiudere le procedure necessarie entro l'estate del 2027, così da far partire le ruspe nel secondo semestre dell'anno. I rigidi paletti della Uefa, infatti, impongono di completare il nuovo impianto nel 2031, esattamente un anno prima dell'inizio del torneo.
Tra le città più attive nella corsa c'è il Bologna, che sta studiando insieme all'Ente Fiera un nuovo impianto nella zona fieristica della città. L'investimento previsto è di circa 300 milioni di euro, coperti inizialmente per due terzi dai fondi di Joey Saputo, da BolognaFiere e da alcuni partner. Si tratterà di uno stadio polifunzionale, concepito per garantire un utilizzo continuo ospitando anche concerti ed eventi. Le soluzioni architettoniche per la struttura comprenderanno una copertura degli spalti e, potenzialmente, un prato retrattile. Rientrare tra le sedi di Euro 2032 potrebbe garantire all'operazione circa 30 milioni di euro in finanziamenti pubblici.
L'assegnazione finale delle sedi si preannuncia tuttavia complessa. Con una tappa scontata a Torino, dove l'Allianz Stadium è già pronto, e un'altra a Firenze, dove per il nuovo Franchi sono stati utilizzati i fondi del Pnrr, le caselle rimanenti da riempire sono pochissime. Se Milano e Roma (che ha presentato tre impianti nel plico di candidatura) dovessero superare il taglio, il Sud Italia rischierebbe di essere tagliato fuori, escludendo piazze che sperano nel ripescaggio come Napoli, Palermo e Cagliari. In un incrocio dalle tempistiche delicate, puntare su una città piuttosto che su un'altra diventerà inevitabilmente anche e soprattutto una questione politica.