Il paradosso di Stamford Bridge: lo stadio inglese più antico che non può rinnovarsi

Guida ad uno degli stadi più inconici d'Inghilterra che ospita le partite del Chelsea. Ristrutturato negli anni novanta ma con problemi gestionali che ne impediscono il rinnovamento della struttura.

Stamford Bridge si può definire senza dubbio uno degli stadi più iconici del calcio britannico.

Modello ideale dei tanto apprezzati impianti british, la casa del Chelsea vanta anche il primato di stadio più antico d’Inghilterra.

Inaugurato nel 1877, fu inizialmente proposto ai rivali del Fulham, che declinarono l’offerta, scegliendo poi di giocare a Craven Cottage.

I fratelli Joseph e Gus Mears, che avevano acquistato l’infrastruttura, decisero di fondare un club calcistico che potesse utilizzarla, dando vita alla storia del Chelsea Football Club, che inizió a disputare partite ufficiali a partire dal 1905, in Second Division.

Icona del calcio inglese

Il primissimo Stamford Bridge era in grado di contenere circa 100mila spettatori, caratteristica che lo rendeva l’impianto più grande di Londra e dell’intera Inghilterra. Il primato cittadino è durato fino al 2006, anno in cui l’Arsenal inaugurò l’Emirates Stadium.

L’impianto venne ristrutturato la prima volta ai primi del Novecento, poco meno di trent’anni dopo la sua costruzione. Nel corso della sua ultracentenaria storia, più volte è stato oggetto di importanti lavori di ammodernamento: negli anni novanta furono obbligatori per adeguarlo alle richieste del Governo inglese.

La conformazione di Stamford Bridge venne profondamente cambiata, con l’abbattimento delle storiche tribune - la Shed End, la East Stand e la West End - e la loro ricostruzione integrale.

Non fu sempre facile garantire un futuro all’impianto: nel 1992, infatti, fu addirittura promossa la campagnaSave the Bridge”, per tutelare la struttura.

Roman Abramovich, negli anni successivi, si poi è prodigato a circondare la struttura con altri edifici utili dal punto di vista turistico, quali due hotel a quattro stelle, alcuni bar, tre ristoranti, un palazzo per le conferenze, il museo e il negozio ufficiale del club, parcheggi sotterranei e un centro benessere, il Chelsea Village Hotel.

Galeotto fu il volo

Parlando di Abramovich, va sottolineato il peso che Stamford Bridge ha avuto nella scelta del magnate russo di acquistare il club. Siamo nel 2003.

Il Chelsea FC è nel baratro: i debiti ammontano a 130 milioni di sterline, uno dei club più antichi d’Inghilterra è prossimo al fallimento e alla ripartenza dalle leghe inferiori.

A volte, però, per salvarsi basta un volo, meglio se in elicottero. La leggenda, infatti, narra che i blues vennero acquistati da un Abramovich conquistato dalla visuale aerea di Stamford Bridge.

Il magnate russo, sorvolando Londra in elicottero, notò lo stadio sito in Fulham Road, decidendo di investire nella struttura e nel club.

Un cambiamento epocale per il Chelsea, passato dal lastrico finanziario al ruolo di potenza calcistica mondiale. Tutto grazie a un “semplice” ma galeotto volo in elicottero.

Chelsea Pitch Owners

Uno degli aspetti più singolari di Stamford Bridge riguarda, tuttavia, la proprietà fondiaria dell’impianto. Sia lo stadio che il nome stesso del club appartengono, infatti, alla Chelsea Pitch Owners PLC.

Si tratta di un società no profit, composta da oltre 23.000 azioni individuali con lo scopo di proteggere il futuro di Stamford Bridge e del club, oltre che di permettere ai tifosi di possedere una parte della propria squadra del cuore.



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Nato nel 1993 e oggi presieduto dall’ex capitano blues John Terry, fu creato da Ken Bates.

Nel 1997 Bates e i soci acquistarono, come detto, la proprietà fondiaria assoluta dello stadio, i diritti di denominazione del club e il campo, stipulando un accordo di affitto con la società londinese.

Tantissimi ex giocatori e allenatori blues hanno preso parte all’acquisizione di azioni della Chelsea Pitch Owners, fra cui anche Thomas Tuchel e Josè Mourinho.

I piani futuri per lo Stamford Bridge

Come accennato in precedenza, se Arsenal e Tottenham hanno abbandonato gli storici Highbury e White Hart Lane in favore di nuove e moderne infrastrutture, il discorso in casa Chelsea è decisamente più complesso.

C’è, chiaramente, la consapevolezza che il rifiuto di una simile evoluzione potrebbe lasciare indietro il club rispetto alle rivali d’Inghilterra e, per questo, sono allo studio soluzioni alternative.

L’acquisizione del Chelsea da parte di Todd Boehly e Clearlake Capital ha riacceso il dibattito sull’evoluzione per il club del tema stadio.



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La Chelsea Pitch Owners ha ribadito, tuttavia, la priorità che Stamford Bridge continui ad essere la casa del club e, al contempo, che l’impianto diventi il migliore di Londra per la miglior squadra di Londra.

I vincoli strutturali, tuttavia, non rendono facile né l’espansione né il restyling che servirebbe: gli edifici circostanti sono troppo vicini e non sarà facile metter mano allo stadio per adeguarlo ai nuovi Emirates e Tottenham Stadium.

L’obiettivo minimo sarebbe portare Stamford Bridge a 50mila spettatori, così come era negli anni settanta. La partita, in casa Chelsea, è aperta, pur con tanti - forse troppi - interrogativi.

Scheda

  • Nome stadio: Stamford Bridge;
  • Proprietario: Chelsea Pitch Owners plc;
  • Inaugurazione: 28 aprile 1877;
  • Ristrutturazione: 1904-05, anni novanta;
  • Capienza: 41.875;
  • Beneficiari: Chelsea (calcio, 1905-presente), London Monarchs (rugby, 1977).


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