I momenti iconici della FIFA World Cup Qatar 2022

Il Mondiale qatariota ha regalato momenti ed immagini che rimarrano indelebili nella storia del calcio e della competizione. Scopriamo quali.

Nessuna competizione come i Mondiali sa colorare la storia del calcio con momenti iconici capaci di diventare centrali per questo sport e pilastro della memoria collettiva.

La Mano de Dios di Diego Armando Maradona, l'urlo di Tardelli, il gol di Iniesta contro i Paesi Bassi, ma anche tanti altri momenti che dal campo hanno avuto grande eco mediatico e impatto fuori dal terreno di gioco.

Momenti indimenticabili distribuiti in quasi un secolo, dal 1930 ad oggi. Un torneo che sa di storia anche durante l'attualità e che in ogni edizione arricchisce questa compilation. 

La FIFA World Cup Qatar 2022 non è stata infatti da meno. Dall'incredibile vittoria dell'Arabia Saudita contro l'Argentina agli inusuali recuperi assegnati dai direttori di gara, fino a momenti che resteranno iconici e dal grande impatto sociale.

L'Iran non canta l'inno

Una delle straordinarie qualità del calcio è quella di essere molto più di uno sport. La passione della gente e il seguito del gioco, infatti, lo rendono uno strumento sociale potentissimo, dando ai giocatori la voce necessaria per farsi portatori degli interessi di un popolo, in vetrine centrali per il pianeta come lo possono essere i Mondiali.

Aspetto di cui ha approfittato la Nazionale iraniana.

Taremi e compagni, infatti, hanno deciso di non cantare l'inno prima della partita inaugurale contro l'Inghilterra per condannare Teheran e le sue condotte violente ed omicide contro le donne, e ricordando in questo modo la figura di Mahsa Amini.

La Germania bendata

Esattamente come i colleghi iraniani, anche i giocatori tedeschi hanno deciso di prendere seriamente posizione riguardo una delle vicende in assoluto più discusse riguardanti non solo il torneo, ma il Paese ospitante: i diritti in favore della comunità LGBT.

Il Qatar, infatti, non riconosce le libertà fondamentali e, per questo motivo, Manuel Neuer e altri capitani delle proprie Nazionali si erano pubblicamente impegnati ad indossare una fascia arcobaleno con su scritto "One Love".

Iniziativa bocciata dalla FIFA a cui la Germania ha risposto simbolicamente coprendosi la bocca nella foto di rito pre-match nella partita d'esordio contro il Giappone.

Un gesto a cui ha fatto seguito anche la ministra tedesca, Nancy Faeser, che ha presenziato in tribuna indossando la stessa fascia sedendo al fianco di Gianni Infantino

Festa nazionale in Arabia Saudita

Chiunque abbia a mente i Mondiali di Giappone e Corea del 2002 non può non ricordare l'iconico 8-0 rifilato dalla Germania all'Arabia Saudita con tripletta di Miro Klose. Un evento sportivo non da tutti i giorni e che deve aver accompagnato la memoria dei tifosi sauditi fino a diventare una ferita difficilmente curabile.

Tuttavia, ad esattamente vent'anni di distanza da quella "tragedia" calcistica, l'Arabia ha saputo cancellare l'onta di quel match, spazzandola via grazie ad una vittoria clamorosa contro l'Argentina di Leo Messi.

Al gol del numero 10 hanno infatti risposto Al-Shehri e Salem Al-Dawsari, per un 2-1 che sa veramente di storia. Al punto da indurre il Re Salman a proclamare festa nazionale per il giorno successivo.

Recuperi che sanno di supplementari

Ogni Mondiale si contraddistingue per delle sue particolarità. Dal pallone Jabulani di Sudafrica 2010, alla bomboletta spray di Brasile 2014, fino ai tempi di recupero infiniti di Qatar 2022.

Durante le prime 4 partite del torneo, infatti, sono stati assegnati la bellezza di 63 minuti di recupero complessivi. Numeri spiazzanti e mai visti prima, così distribuiti:

  • Qatar - Ecuador - 10 minuti;
  • Iran - Inghilterra - 27 minuti;
  • Senegal - Olanda - 12 minuti;
  • USA - Galles - 14 minuti.

Il tutto per salvaguardare il cosiddetto "tempo effettivo", considerando come nel calcio, tra infortuni, simulazioni, VAR e perdite di tempo, raramente si giocano, appunto, tutti e 90 i minuti.

Da qui la decisione di sfruttare i Mondiali come banco di prova per assegnare dei minuti di recupero davvero capaci di garantire la tempistica di gioco prevista da regolamento.

974 Stadium: da protagonista a ricordo

Una delle peculiarità di questa FIFA World Cup è sicuramente legata agli stadi, tutti profondamente sostenibili e, uno di questi, addirittura smontabile.

Il 974 Stadium, infatti, è stato la cornice di ben 7 partite della competizione, ospitando leggende del calibro di Messi, Cristiano Ronaldo, Mbappé e Lewandowski, per poi essere smantellato completamente come una costruzione Lego di dimensioni macroscopiche. Novità assoluta dell'architettura applicata al calcio e fotografia iconica di questa edizione qatariota.

Il gol tolto a CR7 con il fuorigioco semiautomatico

Non è stato decisamente il Mondiale di Cristiano Ronaldo. Solo un gol ed un eliminazione ai quarti del suo Portogallo per mano del Marocco che rende leggendaria la campagna magrebina e fortemente amara l'ultima apparizione del giocatore in una Coppa del Mondo.

Oltre a tutto questo, inoltre, nella partita contro l'Uruguay CR7 è stato, a suo discapito, simbolo dell'efficienza della tecnologia. Dopo la realizzazione di un gol da parte dei lusitani contro la Celeste, infatti, un gol inizialmente attribuito all'ex giocatore di Real Madrid e Manchester United è stato poi assegnato a Bruno Fernades.

Il tutto grazie al chip introdotto all'interno di ogni pallone per permettere l'applicazione del fuorigioco semiautomatico, al suo esordio ai Mondiali dopo l'utilizzo in Champions League.

Messi la alza con addosso il Bisht

Il momento della premiazione rappresenta da sempre l'attimo prima dell'eternità. Un frame leggendario di una Coppa straordinariamente importante, capace di arricchire l'album storico del Mondiale. I canoni sono sempre gli stessi: consegna delle medaglie e il capitano che alza al cielo il trofeo in un tripudio di coriandoli e grida oltre il pudore.

In Qatar, però, a tutto questo è stato aggiunto un altro dettaglio che passerà sicuramente alla storia ovvero la vestizione di Messi da parte dell'emiro locale di un capo tipico della cultura del Golfo, il Bisht.

Scelta per certi versi iconica, per altri discutibile. Ma quando racconteremo ai nostri figli, tra 20 anni, della vittoria di uno dei più grandi giocatori di sempre la mente rimanderà a quello strano mantello nero.



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